Lettera ai Fleet manager – L’auto aziendale anche ai Quadri

di Giovanni Tortorici

imageEstendere le categorie di beneficiari dell’auto aziendale senza aggravare i costi complessivi per la flotta è possibile. È il caso dei Quadri ai quali in alcune aziende, spesso per motivazioni di differenziazione con le politiche di benefit a favore dei dirigenti, ancora non viene assegnata l’auto aziendale.

Questo approfondimento ha l’intento di valutare la possibilità di estensione del benefit auto ai Quadri aziendali nelle aziende che ancora non lo fanno e di porre in luce aspetti che spesso per i decisori aziendali sono abbastanza chiari se visti singolarmente, ma che talvolta non sono correttamente analizzati secondo una visione d’insieme. Aspetti fiscali, assicurativi e gestionali della flotta, sono infatti spesso trattati separatamente da dipartimenti aziendali diversi e questo può generare talvolta errori di valutazione, dovuti appunto a visioni parziali.

I dati da considerare
Per proporre di aumentare la consistenza di un parco auto estendendo tra i beneficiari i Quadri occorre, ovviamente, un preventivo bilanciamento senza il quale non sarebbe possibile alcun risparmio sui costi complessivi per la flotta. Per questo è bene, innanzitutto, verificare anche quanti chilometri sono stati percorsi annualmente in regime di rimborso chilometrico e la valorizzazione che l’azienda riconosce per ogni chilometro percorso con la propria vettura, comprensiva di Iva. Il rimborso chilometrico non è soggetto a tassazione in capo al dipendente, in quanto non è classificabile come remunerazione, ma come indennizzo per costi sostenuti dal dipendente per conto dell’impresa. A questo costo deve essere anche aggiunto quello di una polizza assicurativa ad hoc che l’azienda stipula per il dipendente che viaggia sul veicolo di sua proprietà.
Quante sono state le pratiche per ottenere il rimborso chilometrico e quanto tempo prende una pratica del genere tenendo presente anche che la documentazione è da archiviare e mantenere secondo i termini di legge? Il costo della gestione di un ordine/pratica aziendale potrebbe essere quantificato in circa € 150.
A questo punto si devono ricercare i dipendenti che hanno effettuato viaggi con il proprio veicolo, attraverso una verifica con l’amministrazione del personale.
imageChi non ha l’auto aziendale, spesso utilizza per motivi di lavoro le auto a noleggio a breve termine. Per analizzare anche questo uso i dati che servono sono il numero di noleggi, i giorni di noleggio ed i costi (inclusi refuelling, catene e costi accessori).

Il fringe benefit
Altro fattore da mettere in conto è il fringe benefit. Nella busta paga del dipendente si deve rilevare un compenso in natura tassabile, determinato computando il 30% della percorrenza convenzionale di 15.000 Km prevista per quel determinato veicolo; tali valori possono essere agevolmente verificati sul sito dell’Aci al seguente link: http://www.aci.it/index.php?id=93. Entro il mese di dicembre di ciascun anno vengono pubblicate sul sito dell’ACI le tariffe valide per il periodo d’imposta successivo.
L’azienda beneficia della deducibilità dei costi del 70% (al momento). La deduzione al 70% riguarda sia le spese di gestione della vettura (carburante, manutenzioni, pneumatici, assicurazione, tassa di circolazione, ecc.), sia il costo di acquisizione (quota di ammortamento nel caso di acquisto diretto, oppure canoni di leasing o noleggio). Con riferimento al costo di acquisizione, peraltro, la deduzione è ammessa senza alcun tetto parametrato al valore del mezzo (limite che per le auto destinate all’utilizzo non esclusivamente aziendale è pari ad € 18.076,00). Nell’esempio della vettura di segmento C turbo diesel da 90 CV il fringe benefit vale per il 2012 la cifra di € 1.963,67 (€/mese 163,64).
Lo scenario, dunque, si arricchisce e ne fanno parte i seguenti elementi: deducibilità, detraibilità, carburante, km rimborsati, noleggi, fringe benefit…un panorama un po’ più realistico del solo canone.
Passiamo adesso al tema della deducibilità, che sarebbe il costo annuo effettivo con Iva meno la detrazione, calcolato con le regole attuali al 70%. Oggi la deducibilità sul veicolo appena citato varrebbe € 4.878,38, cifra che va ad abbassare l’imponibile sul quale calcolare le tasse.
Seguendo lo stesso schema, il costo di carburante da segnare in dichiarazione per una percorrenza stimata di 30.000 km/anno è di € 887,66. Diciamo quindi che in dichiarazione dei redditi, l’azienda avrà, per un’auto media come la vettura di segmento C turbo diesel da 90 CV, un totale di € 2.978,39 (canone e carburante). Ricordiamo che la legge di stabilità rimodula la sola aliquota Iva del 21% portandola, a partire dal prossimo 1° luglio, al 22%.

Tutti i numeri sulla bilancia
Bisogna poi considerare il numero dei Quadri candidati all’assegnazione delle vetture ed ipotizzare il numero di essi che utilizza la propria vettura, usufruendo quindi di rimborsi chilometrici, con i costi di gestione delle relative pratiche amministrative (a questi sono da sommare anche i costi di noleggio a breve termine, ipotizzati ad esempio al 15% del valore totale): il mix di tutti questi elementi con i recuperi fiscali può portare molto vicino al punto di pareggio, con un risultato molto interessante: soddisfazione degli impiegati, maggiore potere di contrattazione dell’azienda nei confronti delle società di noleggio/costruttori.
Riflettiamo sul valore primario rappresentato da vettura, carburante e deducibilità; variando i modelli a titolo esemplificativo, ed i fornitori di noleggio, sempre nell’ambito ad esempio di vetture medie del segmento C, si possono ottenere differenze sostanziali, che arrivano anche a 100€/mese in funzione dei fattori vettura/noleggiatore/costruttore.
Facendo una semplificazione, diremo che su un canone di € 6.189,12 + Iva con carburante (30.000 km/anno) di € 2.627,76 + Iva, il costo netto sarebbe la differenza, calcolata tra il costo effettivamente sostenuto e la percentuale di tasse recuperata dal costo deducibile, quindi dal valore di costo deducibile (70% nel 2013) di € 4.878,38 bisogna valutare (in forma semplificata) il 27,5% (IRES) ed il 3,9% (IRAP), per cui su questa voce si recuperano € 1.531,81. Analogamente sul carburante si recupera con la stessa formula € 650,36 per un valore totale di € 2.182,17.
Chiaramente i recuperi non risultano dal conto economico ed il gestore della flotta non li vede, ma l’azienda gode di questo beneficio. Se a questi costi rimasti andassimo a sommare le quote di rimborsi chilometrici, pratiche amministrative e costi noleggio breve termine (anche se questi in realtà andrebbero depurati della parte fiscalmente deducibile e detraibile, il valore non sarebbe ancora favorevole all’allargamento della flotta, imagema fissando il massimo valore di spesa per canone mensile e carburante, si può ridurre considerevolmente la spesa ed arrivare vicino ad un punto di pareggio.

Strategie complementari
Se non si raggiunge il punto di pareggio per l’estensione della flotta ai Quadri, l’azienda può ad esempio chiedere al dipendente un’allocazione in busta paga di un valore superiore al fringe benefit (determinato forfettariamente). Questa necessità potrebbe scaturire anche dalla necessità aziendale di fissare il budget massimo, incontrando il desiderio del driver che contribuisce alle spese volontariamente.

Il ri-addebito al dipendente
In questo caso, dal lato dell’impresa, il meccanismo della deducibilità, può funzionare in due modi, in base a due teorie alternative:
a) Seguendo il primo orientamento, l’importo tassato come fringe benefit in capo al dipendente è deducibile integralmente ai sensi dell’art. 95, co. 1, TUIR, fino a concorrenza delle spese sostenute dal datore di lavoro (in tal senso anche la Circolare n. 48/1998, paragrafo 2.1.2.1), ovvero a seconda dell’anno in esame, dal 2013 del 70% per i veicoli dati in uso promiscuo ai dipendenti per la maggior parte del periodo d’imposta), la percentuale del 70% è operante solo sull’eccedenza dei costi rispetto al fringe benefit.
b) Viceversa, il secondo orientamento (peggiorativo per l’impresa) sostiene che il  70% deve essere applicato sul totale dei costi, senza aver riguardo al valore in natura corrisposto (questa è la tesi sposata dall’Erario).

La fatturazione diretta della società di noleggio
Un’altra strategia è la fatturazione diretta al dipendente fatta dalla società di noleggio, che può coprire due aspetti differenti: il pagamento degli optional ed il contributo mensile del canone. Il costo di eventuali optional può essere saldato con regolare fattura, anche in unica soluzione. Un po’ più complesso, ma in ogni caso fattibile, è il contributo del canone direttamente dal dipendente alla società di noleggio.