L’esperto risponde

imageLe multe relative alle auto aziendali non sono deducibili dal reddito d’impresa

Quesito. Come devono essere considerati dal punto di vista fiscale i costi per “multe” relative ad infrazioni stradali sostenuti dalla società proprietaria del veicolo aziendale? Tali pagamenti possono essere dedotti dal reddito d’impresa al 100% per gli autocarri e al 20% per le autovetture?

La risposta è negativa: l’amministrazione finanziaria ha sostenuto in più occasioni l’indeducibilità totale delle multe stradali, compresi gli altri oneri di natura sanzionatoria a queste riconducibili.
La multa è, infatti, una conseguenza del comportamento irregolare tenuto dal contribuente al volante e per questo il costo sostenuto non può essere considerato inerente all’attività di impresa.
La tesi restrittiva sostenuta dall’amministrazione finanziaria, seppur oggetto di opinioni discordanti in dottrina, è da ritenere coerente con il sistema tributario nel suo complesso. Si ritiene dunque che il comportamento corretto e prudenziale da seguire nel trattamento dei costi sostenuti per “multe” sia quello di trattare tali costi come totalmente indeducibili dal reddito di impresa.
Al contrario, un diverso trattamento fiscale basato sulla deducibilità di tali costi sulla base delle caratteristiche del veicolo, di sicuro migliore per l’impresa, potrebbe essere oggetto di contestazione in caso di verifica.
imageProprio per questo la prassi di molte imprese prevede il riaddebito delle multe allo stesso dipendente al volante del veicolo aziendale, sfuggendo così al trattamento fiscale penalizzante, traslando tale costo in capo al dipendente (reo dell’infrazione).

Le possibili tutele per l’impresa nel caso in cui il dipendente presenti la nota spese “falsa” o “erroneamente compilata”

[adrotate group=”3″]Quesito. Quali sono le conseguenze alle quali potrebbero andare incontro i lavoratori che presentano all’impresa una nota spese “falsa” o “erroneamente compilata” con il solo fine di vedersi erogato un rimborso chilometrico per trasferte mai effettuate o per trasferte sostenute a costi inferiori rispetto a quelli “riaddebitati” all’impresa? Questo comportamento costituisce giusta causa per irrogare la sanzione del licenziamento?
Il tema è molto complesso e non presenta una risposta univoca. Dal canto nostro segnaliamo che molto spesso le imprese, nel predisporre gli accordi contrattuali che autorizzano la trasferta con l’auto propria, inseriscono apposite clausole di responsabilità nei confronti del lavoratore per prevenire casi di presentazione della nota spese “falsa” per trasferte mai effettuate o “erroneamente compilata” generalmente a vantaggio del lavoratore.
In caso di infrazione, il lavoratore è soggetto alle sanzioni disciplinari previste dal diritto del lavoro, graduate in maniera differente in funzione della gravità del fatto, fino alla sanzione estrema del licenziamento. Sul punto occorre fare una distinzione. Nel caso di presentazione della nota spese “falsa” a fronte di trasferte mai effettuate potrebbe configurarsi una giusta causa di licenziamento in quanto viene a mancare quel dovere di diligenza e correttezza da parte del lavoratore che mina alla radice il rapporto di fiducia instaurato tra l’impresa e il lavoratore. L’estrema sanzione è comunque da valutare caso per caso sulla base di un giudizio di proporzionalità ed in funzione della posizione soggettiva del lavoratore all’interno dell’organigramma aziendale (i.e. Cass. Sez. Lav., del 9 maggio 2012, n. 7096).

Nella differente ipotesi di “erronea compilazione” della nota spese, per differenti motivi comunque addebitabili al lavoratore, non potrà essere irrogata una sanzione disciplinare quale il licenziamento, ma può comunque essere addebitata al lavoratore una sanzione pecuniaria con natura risarcitoria.