Le flotte possono guidare la rivoluzione verde?

di Gian Primo Quagliano

Lukas Neckermann nel suo saggio pubblicato in Italia dal CVO di Arval sostiene che un contributo importante a una mobilità più sostenibile verrà anche dalle flotte. Può darsi che Lukas Neckermann abbia ragione, ma al momento dalle flotte italiane non vengono molti segnali di particolare sensibilità.

 

Chi sta cambiando 

Certo vi sono casi esemplari, come quello della flotta di Barilla che ha deciso di acquistare solo auto ibride ed ha in azienda già 64 postazioni per la ricarica elettrica o quello della Sibeg di Catania che ha nel suo parco auto ben 110 auto a trazione completamente elettrica (nella foto sottostante una delle 110 auto) e a ciò si aggiunge che mediamente le emissioni delle auto delle flotte sono sensibilmente inferiori a quelle medie dell’intero parco circolante italiano. 

 

Il diesel ancora padrone

Se però confrontiamo la composizione per alimentazione del parco circolante italiano, come emerge dagli ultimi dati disponibili, con quella relativa alle flotte, la virtuosità ambientale delle flotte viene sensibilmente ridimensionata. Nell’intero parco circolante italiano le auto ad alimentazione tradizionale (benzina e gasolio) sono il 92% mentre le auto “verdi” (a Gpl e metano, ibride ed elettriche pure) sono l’8%. Per le flotte invece le alimentazioni tradizionali sono il 95%, con una nettissima prevalenza del diesel mentre le alimentazioni “verdi” hanno una quota del 5%, con una presenza del tutto marginale delle elettriche pure. Da che cosa dipende la minore sensibilità ambientale delle flotte? La ragione ci pare ovvia: le flotte tengono sotto stretto controllo i loro costi di esercizio e da questo punto di vista il confronto tra le alimentazioni tradizionali e quelle ecologiche è perdente per queste ultime. A ciò si aggiunge che anche in termini di versatilità e facilità di utilizzo i problemi di rifornimento rendono le auto ecologiche decisamente meno convenienti di quelle tradizionali. 

 

Il Tco e gli interessi generali

E allora qual è la soluzione? Bisogna partire dall’ovvia considerazione che, se i vantaggi ambientali dell’utilizzazione di alimentazioni ecologiche interessano l’intera collettività, i maggiori costi per adottarle devono essere spalmati sull’intera collettività. In concreto bisognerebbe prevedere delle compensazioni economiche per chi utilizza alimentazioni ecologiche. La strada principale è l’istituzione di un sistema di incentivi che riguardi tutti gli utilizzatori di auto verdi. Qualcosa di questo tipo già esiste, come, ad esempio, le accise agevolate su metano e Gpl, ma occorre fare di più. Per quanto riguarda le auto aziendali, una via immediatamente percorribile è un intervento per rendere meno penalizzante il trattamento fiscale delle auto ecologiche rispetto a quelle con alimentazione tradizionale, ampliando, ad esempio, la deducibilità dell’ammortamento e la detraibilità dei costi per l’acquisto di carburante.