Le flotte escluse dagli incentivi (ancora una volta)

di Pietro Teofilatto

Che il comparto delle flotte aziendali non fosse proprio in cima ai pensieri del legislatore lo si era già capito, ma se ne è avuta ulteriore conferma con gli incentivi a cui le flotte non possono accedere

Dopo un dibattito durato vari mesi, finalmente è stato approvato il DPCM attuativo del DL Energia, con gli attesi incentivi all’automotive, un sostegno indispensabile per la transizione ecologica, resa più complessa dal difficile momento congiunturale. Ma serve una sterzata per le auto aziendali.

ARRIVANO GLI INCENTIVI

Come auspicato dall’intero settore, dalle aziende e dagli operatori già da dicembre scorso, dopo un susseguirsi di annunci e di rinvii, anche l’Italia ha stanziato per il 2022 un sostegno alla domanda di veicoli a zero o basse emissioni. Si tratta di una misura strutturale, prevedendo uno stanziamento di 650 ml di euro per ciascuno degli anni 2022-2024, che rientrano tra le risorse stanziate dal Governo nel Fondo automotive per il quale è stata prevista una dotazione finanziaria complessiva di 8,7 miliardi di euro fino al 2030. Se è certamente positivo che il Governo abbia dato agli incentivi un più ampio orizzonte temporale per supportare la domanda di mercato, a fronte di una trasformazione epocale e di lungo periodo, con un investimento pubblico così rilevante, appare quanto mai discutibile l’esclusione delle persone giuridiche dagli incentivi con la sola eccezione del car sharing: in pratica, tutto il noleggio – incluso quello a privati – e tutti i veicoli aziendali. Un errore strategico, che rischia di comportare riflessi negativi, rallentando il processo della transizione energetica.

Sono stati penalizzati proprio i canali che negli ultimi anni hanno garantito maggiormente l’acquisto di veicoli a zero e a basse emissioni e un più rapido ricambio del parco circolante. I dati del primo trimestre sono significativi ed evidenziano il ruolo decisivo del comparto aziendale: nei primi tre mesi del 2022 le società hanno immatricolato il 65% ed il 77% delle auto elettriche ed ibride. Un trend in continua evoluzione che porta con sé evidenti positive ricadute in termini di sostenibilità ambientale e sicurezza dei veicoli nonché certezza sul fronte delle entrate tributarie per l’Erario. Le flotte aziendali a noleggio svolgono oggi un ruolo fondamentale nel supportare il rinnovo del parco circolante (vita media dei veicoli a noleggio 4 anni vs età media del parco circolante di 11,8 anni) e nell’immettere in circolazione vetture usate di ultima generazione. Non resta che confidare nella possibilità, prevista dallo stesso DPCM, di rivedere i meccanismi e le finalità degli incentivi, auspicando che, risultati alla mano e liberi da posizioni ideologiche, i decisori pubblici ricomprendano anche le aziende negli incentivi. Serve una decisa sterzata, per sostenere il passaggio alla nuova mobilità. E per evitare che si aggravi ulteriormente la situazione del mercato con impatti negativi su imprese, occupazione e tenuta della filiera, occorre intervenire sulla fiscalità dell’auto.

LA QUESTIONE DELL’IVA

È una situazione per davvero singolare che, nello stesso momento, in ambito MEF sia all’esame una nuova richiesta di proroga del regime forfetario della detraibilità dell’Iva. L’Iva costituisce da sempre un tema centrale per l’auto aziendale. Dal 1983 e per 17 anni l’Italia ha ottenuto dall’UE, di triennio in triennio, un regime speciale di totale indetraibilità. Con vari interventi dal 2001 al 2006 l’aliquota fu portata al 10 e poi al 15%, consapevoli di un possibile procedimento di infrazione per il contrasto delle disposizioni nazionali con quelle comunitarie stabilite dalla Direttiva 2006/112/CE. Tant’è che l’incompatibilità fu sancita dalla Corte di Giustizia nella nota sentenza “Stradasfalti” del 2006. Ne derivava una complessa serie di passaggi legislativi anche a livello comunitario, che portarono alla richiesta di limitare la detrazione al 40%. La Commissione UE accordò l’autorizzazione per il 2007-2010 e da allora, sempre di triennio in triennio, sono state concesse altre proroghe. L’ultima terminerà il 31 dicembre 2022: un regime eccezionale che dura da 15 anni e che è estremamente penalizzante per le imprese nazionali rispetto ai competitor europei. In Spagna, Francia e Germania, ad esempio, la detraibilità ai fini IVA è concessa al 100%, in ottemperanza alla normativa europea. Beni e servizi prodotti in Italia scontano un costo superiore, con riduzione di competitività sul mercato. Siamo ad un punto cruciale. È essenziale che il Governo rifletta nel presentare alla Commissione Europea un ulteriore domanda di proroga.

FERMENTO IN PARLAMENTO E ORDINE DEL GIORNO DELLA CAMERA

Negli ultimi mesi sono state diverse le attività parlamentari che hanno considerato un alleggerimento del regime fiscale dell’auto aziendale, purtroppo senza dare i frutti sperati. È bene ricordare il forte interessamento dell’On. Benamati e dell’On. Bitonci che in sede di legge di bilancio hanno presentato emendamenti per una maggiore detraibilità dell’imposta, sorpassati tuttavia dal vortice legislativo. È da rimarcare che la Camera ha approvato il 30 dicembre scorso l’ordine del giorno presentato dall’On. Sara Moretto, che impegna il Governo “a valutare la possibilità di allineare la fiscalità dell’auto aziendale ai valori UE, per sostenere le partite Iva che utilizzano le autovetture a fini professionali”. L’ordine del giorno è un primo passo, di forte impatto, di fronte al quale il Governo, visto l’impegno preso, dovrebbe riflettere se chiedere un ulteriore proroga triennale. Adesso occorre supportare l’Esecutivo per un primo intervento di adeguamento alla normativa UE, magari aumentando la detraibilità in base alle minori emissioni di CO2, un criterio, del resto, adottato per la tassazione del fringe benefit. In questi giorni l’intera filiera automotive ha avanzato all’Esecutivo una proposta concreta, congeniale anche alla ripresa del mercato. Si prospetta di aumentare la percentuale di detrazione dell’IVA attualmente al 40% portandola al 100% per i veicoli rientranti nella fascia di emissioni di CO2 0-20 g/km, all’80% per i veicoli rientranti nella fascia di emissioni di CO2 21-60 g/Km e al 50% per i veicoli rientranti nella fascia di emissioni di CO2 61-135 g/Km. L’obiettivo è chiaro: sostenere il processo di transizione ecologica e colmare un evidente gap competitivo con le imprese dei principali Paesi europei.