L’auto in Italia non getta la spugna

di Sirio Tardella

imageIl mercato dell’auto in Italia può essere raffigurato da un pugile che, con il passare dei round, barcolla in maniera evidente sotto i colpi che l’avversario (la crisi) ripetutamente gli infligge. Spetta ai “secondi” (il comparto) approntare misure di difesa e poi di reazione, opera non facile poiché l’arbitro (il Governo) nel frattempo si è messo anche lui a picchiare il nostro pugile.

L’auto, insieme a molti altri settori, è nel tunnel, in un punto dal quale onestamente non si scorge nessuna luce: né quella di uscita né quella drammatica del treno che arriva in senso contrario. A noi piace immaginare che l’uscita non si veda perché situata dietro una curva del tunnel. E allora bisogna sterzare e bisogna farlo tutti, contemporaneamente e nella stessa direzione. Infatti, pur accettando con molte riserve l’idea di essere in guerra, il panorama che troveremo all’uscita del tunnel sarà sensibilmente diverso da quello che abbiamo lasciato all’ingresso.

L’uscita
Ciascuno deve, in fretta, approntare e portare a termine i propri compiti a casa. Deve iniziare chi ha assunto l’onere di indicarci la strada per uscire dal tunnel, evitando comportamenti schizofrenici come quelli assunti negli ultimi quindici anni durante i quali, a varie riprese, si sono somministrate al nostro pugile dosi più o meno massicce di stimolanti (incentivi) permettendo, nel contempo, che lo stesso fosse colpito da una girandola impressionante di colpi bassi (provvedimenti fiscali e parafiscali interni ed esterni al settore). Un grande esperto del mercato automobilistico, Sirio Tardella, esamina la situazione attuale ed indica le direttrici strategiche da seguire per superare la crisi e ridare anche in Italia al settore il ruolo fondamentale che ha svolto in passato per lo sviluppo dell’economia e della vita sociale, superando le difficili sfide che il quadro congiunturale oggi proponeConsapevole di non aggiungere proposte né nuove né risolutive, penso che il Governo dovrebbe, velocemente, [adrotate group=”3″]porre mano ad un riordino della fiscalità sull’auto da commisurare all’uso e alla tutela dell’ambiente, piuttosto che alle caratteristiche tecniche e alla proprietà. L’operazione potrebbe offrire l’opportunità di recuperare anche ampie sacche di evasione che oggi rendono più pesante la situazione degli automobilisti in regola. Si dovrebbe favorire, anziché punire, l’uso promiscuo delle auto utilizzate prevalentemente per lavoro, nell’esercizio della professione e in attività capaci di far crescere il famoso PIL, prima – fra tutte – il turismo. L’Italia non è soltanto Roma, Firenze, Venezia, beneficiarie della presenza di aeroporti, treni veloci e altre grandi infrastrutture della mobilità. Il nostro Paese è anche Canazei, Todi, Alberobello che potrebbero essere meglio promossi offrendo ai turisti esteri, soprattutto continentali, che intendano venire con la loro automobile, pacchetti con sconti sui carburanti (voucher) calcolati in percentuale sulle spese di soggiorno. Le Case costruttrici dovranno, inevitabilmente, adeguare la produzione al mutato modo di concepire l’auto e il suo uso. Vanno sempre più evidenziati gli sforzi e i traguardi ottenuti in termini di riduzione delle emissioni contrastando i luoghi comuni che presentano l’auto quale strumento d’inquinamento. Tutte le attività umane inquinano; l’impegno di tutti è quello di ridurre sempre più gli effetti negativi misurando i costi e i benefici. E’ così che le attività industriali continuano a essere esercitate assicurando benessere agli addetti e ai fruitori dei beni prodotti, con valutazioni costanti dei rischi e quantificazione dei benefici (il famoso PIL). Nel caso dell’auto è prassi consolidata valutare la negatività in base alla concentrazione del traffico e delle emissioni, ma chi misura il beneficio del sentirsi liberi di muoversi e di conoscere? Quanto vale? Più o meno del PIL?

Una passione
Da parte dei Costruttori poi va compiuto il massimo sforzo per risvegliare nei giovani la passione per l’automobile. Sarà necessario tener conto delle modificate sensibilità, nei confronti di un bene così complesso, da parte di una platea che ha visto scomporsi e moltiplicarsi velocemente alcuni riferimenti storici mentre, altrettanto velocemente, degradavano certezze e speranze. Usando il termine freddo e gergale del marketing, si tratta di riconquistare quelle fasce di mercato che più hanno contribuito al cattivo andamento delle vendite: dal 2008 al 2012 la percentuale di acquirenti di automobili, compresi nella fascia di età fra i 18 e i 29 anni, è passata dal 15 al 9% del totale delle vendite a persone fisiche. E, infine, i Concessionari che con i loro punti di vendita e di assistenza sono l’avamposto più vicino al cliente e come tali possono per primi assimilare ed elaborare le modificate condizioni del mercato. A loro va consigliato di moltiplicare gli sforzi per aumentare, insieme al volume di vendite di auto nuove, anche quello dei servizi ai clienti automobilisti. Per superare il periodo di crisi può essere utile porre ancora più attenzione alla cura di un parco circolante ragguardevole (35 milioni di auto) che in ragione dell’8% cambia proprietario nel corso dell’anno, del 5% viene demolito, del 2% viene esportato e in larghissima parte ha bisogno di assistenza qualificata. Sono convinto, comunque, che esista la voglia e lo spazio per eseguire la sterzata che permetterà al nostro pugile di non cadere in ginocchio e non finire KO.