L’auto in benefit conviene all’azienda e al driver

di Vincenzo Conte

imageDati alla mano, nonostante il fisco italiano non sia tenero con l’auto aziendale, dare una vettura in benefit ad un dipendente è una soluzione sempre vantaggiosa sia per l’azienda che per il dipendente. L’auto in benefit è quindi un modo efficace per migliorare il pacchetto retributivoIn occasione di Fleet Manager Academy 2014 abbiamo intervistato il dott. Stefano Sirocchi sugli aspetti tecnico-tributari inerenti alle auto aziendali, ai fringe benefit e quali possono essere i possibili scenari che si prevedono anche in relazione all’evoluzione normativa.
Stefano Sirocchi è dottore commercialista e socio dello studio Sirocchi & Associati specializzato in questa materia. Il 24 marzo scorso ha pubblicato per il quotidiano Sole 24 Ore l’inserto “fringe benefit e rimborsi spese”; per lo stesso editore cura il volume sul trattamento fiscale delle auto aziendali, ormai giunto alla quinta edizione.

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Stefano Sirocchi

[adrotate group=”3″]Quali sono le peculiarità che rendono appetibile la concessione delle auto ai dipendenti?
La concessione in uso promiscuo dell’auto aziendale risulta essere un fringe benefit molto apprezzato dai dipendenti, soprattutto tra coloro che hanno retribuzioni medio alte. Per l’azienda è uno strumento molto flessibile e l’assegnazione delle vetture può avvenire in base a politiche retributive ed incentivanti personalizzate, che non obbligano all’erogazione del beneficio alla generalità o a categorie omogenee di lavoratori.
Dal punto di vista fiscale e contributivo non c’è dubbio che il legislatore riconosca a questo tipo di compenso in natura una tassazione di vantaggio.Il carico tributario per il dipendente è commisurato a specifiche tabelle che annualmente vengono redatte dall’ACI: la base imponibile incrementale che incide sul dipendente è pari al 30% del costo di percorrenza convenzionale annuo di 15.000 km riferibile all’auto assegnata, e se tale “beneficio” viene riaddebitato al dipendente nella citata misura ridotta del 30%, la tassazione in busta paga per la concessione dell’auto è pari a zero.

Può fare un esempio pratico?
Una vettura dal costo di 40.000 euro noleggiata a lungo termine ha un canone mensile di 600 euro più IVA, mentre il fringe benefit, in base alle tabelle ACI, ammonta a 230 euro, ovvero 280,6 euro compresa l’IVA. Ebbene, riaddebitando questi 280,6 euro in busta paga, il dipendente non è assoggettato a nessuna imposta e a nessun onere contributivo per l’utilizzo dell’auto, e al contempo l’impresa può detrarsi integralmente l’IVA sul canone (132 euro). In sostanza con meno di trecento euro al mese “all inclusive” il dirigente può permettersi un SUV da 40.000 euro senza problemi di svalutazione, manutenzione, pagamento di bollo, assicurazione, polizze kasko ecc.

Quali sono gli scenari che Lei prevede e che cosa consiglierebbe ad un fleet manager?
Nel medio termine rimarrà irrisolta la questione dell’alto costo del lavoro, nonostante i recenti provvedimenti sul cuneo fiscale vadano nella direzione giusta. Credo quindi che in molte aziende sia utile procedere ad una revisione generale sul costo del lavoro sia per ridurre il carico fiscale sia per aumentare l’indice di gradimento del pacchetto retributivo. Ad esempio si possono facilmente introdurre politiche di welfare aziendale, che sono molto apprezzate dai lavoratori e che sono anche valide per i dipendenti che hanno retribuzioni più basse.