L’auto deve diventare sostenibile per la sopravvivenza del pianeta

di Gennaro Speranza

“La combustione dei carburanti fossili sta avendo effetti dirompenti sul clima e l’utilizzo dell’energia elettrica anche per i veicoli diventa una ineludibile necessità”. Lo afferma Nicola Armaroli che terrà la lectio magistralis alla Fma del 20 marzo a Milano.

 

L’81,4% dell’energia prodotta nel mondo deriva dai combustibili fossili. L’impatto sul clima in termini di emissioni di CO2, in questa situazione, è innegabile. Dal 1979 ad oggi i ghiacci della calotta artica si sono ridotti del 35% in superficie e del 65% in volume. Abbandonare i combustibili fossili, cioè carbone, petrolio e gas è ormai diventato un imperativo categorico da realizzare nei tempi più brevi possibili.

Ma quali sono le alternative ai combustibili fossili? Nel mondo dei trasporti, da dove proverrà in futuro l’energia necessaria per alimentare le automobili e che ruolo giocherà l’elettrico? Di questi argomenti abbiamo parlato con il professor Nicola Armaroli, direttore di ricerca del Cnr di Bologna. Il professor Armaroli, tra l’altro, terrà su questo tema la lectio magistralis alla 13a edizione della Fleet Manager Academy (in calendario a Milano il 20 marzo), con l’obiettivo di introdurre il dibattito sulla transizione all’elettrico anche nelle flotte.

LE ALTERNATIVE POSSIBILI AL PETROLIO

Partiamo subito da una premessa: oggi le alternative ai combustibili fossili ci sono già e si chiamano fonti rinnovabili. “Quasi tutte le rinnovabili derivano dal sole: ad esempio vento, flussi fluviali e biomasse sono fonti solari indirette”, spiega Armaroli. “Noi, in quanto consumatori, utilizziamo due forme di energie finali, che sono l’elettricità e i combustibili. Sull’elettricità siamo a buon punto. Già oggi il 30% dell’elettricità consumata nel mondo viene prodotta da fonti rinnovabili (principalmente idroelettrico, eolico e fotovoltaico), ed è presumibile che entro il 2030 tale quota arriverà al 50%. La crescita delle rinnovabili nel settore elettrico è forte in tutto il mondo, a cominciare dalla Cina. Anche il nostro Paese è messo bene: produce quasi il 40% delle proprie elettricità con fonti rinnovabili”.

Sui combustibili, invece, siamo più indietro. “Convertire luce solare in combustibile è molto più complesso”, afferma Armaroli. “Il flusso solare è illimitato, ma va convertito in energia utile: per farlo occorrono convertitori e accumulatori, e per fabbricarli servono risorse minerarie, che si ottengono scavando la crosta terrestre come per i combustibili fossili. Le risorse sono limitate e la transizione energetica avrà successo solo se sapremo realizzare un’economia circolare”.

LE EMISSIONI DEI TRASPORTI

È chiaro che nell’ambito della transizione energetica diventa fondamentale una rivoluzione nel settore dei trasporti, considerando che è responsabile per circa un quarto delle emissioni globali di CO2 e che oggi oltre il 90% dell’energia impiegata per i trasporti deriva dai combustibili fossili. “Il passaggio al trasporto elettrico su strada è diventato non solo necessario, ma anche possibile – sottolinea Armaroli – considerando che le automobili elettriche oggi in parte vanno già, e andranno sempre più, grazie a fonti rinnovabili. Il passaggio all’auto elettrica, tra l’altro, non richiede un aumento esorbitante della produzione energetica”.

 

I MAGGIORI COSTI SI RECUPERANO

Nicola Armaroli è dirigente di ricerca del Cnr di Bologna. Direttore della rivista “Sapere”, lavora nel campo della conversione dell’energia solare e dei materiali luminescenti. Ha pubblicato oltre 200 lavori scientifici e 7 libri. Ha tenuto conferenze in università e centri di ricerca in tutto il mondo ed è consulente di varie agenzie internazionali, pubbliche e private, nel campo dell’energia e delle risorse. 

Ma quali sono i tasselli fondamentali che mancano affinché la mobilità elettrica diventi un fenomeno di massa? Secondo Armaroli, tra gli ostacoli che vengono comunemente citati vi sono il prezzo elevato dei veicoli elettrici, la limitata autonomia delle batterie e le infrastrutture per la ricarica non ancora sufficientemente sviluppate su larga scala. “Tuttavia – precisa Armaroli – va considerato che l’iniziale costo di acquisto di un’auto elettrica viene compensato nell’arco del suo ciclo di vita grazie a minori esborsi per assicurazione, bollo, manutenzione, acquisto carburante, eccetera. Quindi, nel lungo termine, l’investimento ritorna”. Anche la cosiddetta “ansia da ricarica” dovuta alla limitata autonomia delle batterie rappresenta un falso problema, in quanto i dati sulle abitudini di guida della maggioranza degli automobilisti occidentali mostrano che una simile preoccupazione è infondata. “Oggi in Europa circa l’80% delle auto ha una percorrenza media giornaliera di 40 km”, afferma Armaroli. “Da questo punto di vista il problema dell’autonomia, nel concreto, si riduce di molto”.

POCHE COLONNINE MA STANNO CRESCENDO

Sul discorso infrastrutturale, è vero che le colonnine non hanno ancora raggiunto un numero adeguato a sostenere l’alimentazione di un parco crescente di veicoli elettrici, ma è altrettanto vero che il mercato ha registrato negli ultimi anni numeri significativi di crescita e sta attraversando una fase di forte espansione. Dunque vi è ottimismo per il futuro. “Ma le colonnine – conclude Armaroli – dovranno essere presenti non solo in strada, ma anche nei luoghi in cui la gente si intrattiene per periodi di un’ora o più: al lavoro, nei supermercati, negli alberghi, negli ospedali e nei luoghi di intrattenimento (cinema, stadio). C’è tutto un lavoro da fare in questa direzione e c’è spazio per sviluppare dei nuovi modelli di business sulla ricarica”.