L’alta qualità Hyundai è il punto di partenza

di Piero Evangelisti

imageLa Repubblica di Corea – o Corea del Sud – è una nazione giovane con una civiltà millenaria alle spalle. Incastonata geograficamente fra Cina e Giappone, la nazione sorta nel 1948, e i cui confini sono stati tracciati nel 1953 dopo la Guerra di Corea, ha dovuto combattere per secoli contro questi due giganti. Senza complessi di inferiorità la Corea del Sud, con oltre 50 milioni di abitanti concentrati nelle grandi città ha raggiunto l’11° posto fra le potenze economiche mondiali dopo aver assorbito con grande intelligenza e umiltà, nel 1997, la crisi delle cosiddette “Tigri asiatiche”.

Pur conservando forti radici nella sua nazione d’origine, la Corea del Sud, Hyundai ha saputo mantenere un successo di livello mondiale proponendo in ogni continente le vetture adatte a quel particolare mercato. Questo è uno dei capisaldi della filosofia aziendale Hyundai, che ha fatto dell’eccellenza costruttiva in tutto il mondo la propria bandiera.Hyundai Motor Group
Per il gruppo Hyundai (a quei tempi una conglomerata – in coreano chaebol – di imprese che spaziavano in tutti i settori), quella crisi segnò l’inizio di una nuovo corso, concentrato esclusivamente su tre settori: l’automotive, le costruzioni e l’acciaio. Sotto la guida di Mong-Koo Chung, figlio di Ju-Jung Chung, fondatore di Hyundai Motor nel 1967, la Casa coreana controlla dal 1998 anche la ex-concorrente Kia: insieme, i due brand sono oggi stabilmente inseriti al quinto posto nella graduatoria dei gruppi automobilistici mondiali, e Hyundai al quarto nel ranking dei singoli marchi (globalmente 6,55 milioni sono state le unità prodotte nel 2011, di cui 4,06 milioni le Hyundai). A chi tocchi il bastone del comando all’interno dello Hyundai Motor Group risulta evidente già nelle sedi che occupano le due strutture, due torri nel centro di Seul apparentemente identiche, ma con un piano in più per quella Hyundai, il 21°, occupato dagli uffici del Chairman & CEO Mong-Koo Chung. Le attività delle due Case, tuttavia, sono comuni fino a che si parla di bilanci e Ricerca e Sviluppo, perché dopo (produzione, marketing e vendita) le strade si separano.

imageI risultati commerciali
Da nove anni le vendite di Hyundai sono in crescita ininterrotta, su tutti i mercati; le auto coreane vengono costruite anche in Nord e Sud America, in Europa, in Cina (dove sta per essere aperto un terzo stabilimento), in India e in Russia. Hyundai è un vero “caso” nel panorama automobilistico mondiale: nota, prima della crisi, come costruttore di vetture low-cost “ante litteram”, la Casa si è fatta strada a colpi di qualità, un valore perseguito in ogni fase della vita di una vettura, dai primi tratti dei designer alla “Tripla 5 a chilometraggio illimitato” che accompagna ogni Hyundai commercializzata in Italia ed in Europa. Ed è una qualità sempre meglio percepita, addirittura distintiva, attraverso la cura del design mirato a soddisfare le esigenze degli automobilisti delle diverse aree geografiche perché è inutile, secondo Hyundai, andare alla ricerca della chimerica world car. Le Hyundai destinate ai clienti del Vecchio Continente, per esempio, nascono nel Centro Stile dello Hyundai Motor Europe Technical Center di Francoforte, dove ha preso corpo l’originale linguaggio stilistico definito “scultura fluida” che, in occasione del lancio della nuova i30, il chief designer Thomas Bürkle ha così sintetizzato: “abbiamo utilizzato linee forti e fluide per scolpire una vettura che apparisse allo stesso tempo atletica e con un senso di movimento innato, anche da ferma. Le abbiamo conferito un aspetto audace, coraggioso, di chi è sicuro di sé”, dote, quest’ultima, non trascurabile, aggiungiamo noi, nel durissimo segmento europeo delle compatte.

Personalità
In Hyundai, dunque, qualità viaggia insieme a personalità, a una individualità che la marca ha saputo interpretare anche lontano da casa, in Europa, dove è facile fare confusione per tutto ciò che viene dall’Estremo Oriente, dove fatichiamo, secondo un luogo comune, a riconoscere un turista cinese da uno coreano che, anche culturalmente, sono invece profondamente diversi. Delle 233mila auto immatricolate da Hyundai nei primi sei mesi di quest’anno in Europa (+15% rispetto al primo semestre del 2011), il 70% è stato costruito nelle fabbriche di Nošovice, in Repubblica Ceca, e di Izmit, in Turchia, vicino, quindi, agli automobilisti per i quali sono state progettate. Addirittura il 91% delle Hyundai vendute in Italia nel primo semestre 2012 non provengono dalla Corea. La qualità costruttiva delle auto del brand coreano è identica in ogni parte del mondo. imageAssicurata da un sistema produttivo che punta a realizzare “in casa” il maggior numero di componenti di una vettura. A cominciare, per esempio dall’acciaio delle lamiere prodotto, a partire dalla materia grezza, nell’acciaieria coreana di Dangjin della controllata Hyundai Steel che, quando sarà attivo il terzo altoforno attualmente in costruzione, sarà in grado di salire da 8 a 12 milioni di tonnellate di acciaio di tutti i tipi richiesti dalla progettazione. Proprio in questi giorni l’acciaieria è spesso citata in Italia (caso Ilva di Taranto) come esempio positivo da seguire in tema di rispetto dell’ambiente. L’acciaieria produce acciaio ad alta resistenza (oggi il più utilizzato dall’industria automobilistica grazie alla leggerezza che non pregiudica la solidità della struttura del veicolo), per la maggior parte destinato al comparto produttivo domestico, imagedove spicca il colosso di Ulsan, la più grande fabbrica di auto al mondo dalla quale escono 1,5 milioni di veicoli l’anno (fra cui i40, Santa Fe, Veloster e Genesis Coupé). Invece ix20, i30 ed ix35 sono prodotte in Repubblica Ceca, i20 (e dal prossimo anno anche i10) in Turchia.

Controllo della qualità
Fiore all’occhiello di Hyundai Motor Company è lo stabilimento di Asan, soprannominato Robot City, dove il lavoro automatizzato raggiunge il 90% e agli uomini rimangono, oltre alla manutenzione degli impianti, le funzioni di controllo della qualità che culminano con una prova in pista di 3,5 km cui viene sottoposta ognuna delle 300mila vetture che escono ogni anno dalle linee: una vera rarità in campo automobilistico per volumi di produzione così elevati. Una qualità globale cui contribuiscono i numerosi particolari “fatti in casa”, non appaltati a fornitori altrove spesso strangolati dai costi legati al “just in time”, ma costruiti secondo i rigorosi standard del brand, come il nuovissimo cambio automatico sequenziale a doppia frizione DCT a sei rapporti che ha debuttato sulla coupé Veloster.

Il brand Hyundai in Italia
Immagine di qualità consolidata e volumi in crescita costante anche su mercati in crisi profonda (come quello italiano dove la marca coreana è decisamente cresciuta nei primi sette mesi di quest’anno, in netta controtendenza con il mercato) fanno oggi di Hyundai, insieme a pochi altri marchi connazionali tra i quali Samsung e LG,image l’ambasciatore della eccellenza tecnologica e costruttiva che la Corea del Sud sa esprimere. Valori di questa eccellenza tecnologica vengono ricordati quotidianamente non soltanto attraverso i milioni di Hyundai circolanti nei cinque continenti, ma anche da una comunicazione italiana che utilizza ogni strumento disponibile (dagli Hyundai Music Awards a Company Car Drive ed altri appuntamenti in circuito, fino alla pagina Facebook). Un linguaggio inconfondibile, che non si limita ai prodotti e ha permesso di radicare nel pubblico una solida immagine del brand, grazie a iniziative come la sponsorizzazione dei Campionati Europei e Mondiali di calcio.

Lascia un commento