La visione comune dei fleet manager europei

Esperienze e strategie provenienti da realtà nazionali diverse assumono un valore fondamentale per individuare best practice replicabili. Il confronto è andato in scena a Company Car Drive, tra punti di convergenza e differenze significative…

Sfide comuni, ma contesti profondamente diversi. È questo il quadro in cui si trovano a operare oggi i fleet manager europei, chiamati a conciliare obiettivi di sostenibilità sempre più stringenti con la necessità di garantire efficienza operativa e controllo dei costi. A complicare ulteriormente il lavoro c’è il processo di elettrificazione delle flotte aziendali, che nel continente procede a velocità differenti a seconda dei paesi, influenzato da fattori come la disponibilità di infrastrutture di ricarica, gli incentivi, il costo dell’energia e il livello di maturità del mercato automotive interno. In questo scenario, il confronto tra esperienze e strategie provenienti da realtà nazionali diverse assume un valore fondamentale per individuare soluzioni condivise e best practice replicabili. Proprio con questo obiettivo è stata organizzata la tavola rotonda “Fleet manager europei: verso una visione comune”, andata in scena durante la scorsa edizione di Company Car Drive, l’evento di riferimento dedicato ai test drive delle auto aziendali all’Autodromo di Monza. L’incontro ha offerto l’opportunità di analizzare le principali sfide del settore, confrontare approcci e analizzare le prospettive future della mobilità aziendale. Dal dibattito sono emersi punti di convergenza, ma anche differenze significative, che testimoniano come il percorso verso una mobilità più sostenibile richieda ancora un importante lavoro di coordinamento a livello europeo.

Tra dati e strategia

“In Italia c’è una minore collocazione strategica della funzione del fleet manager rispetto al resto d’Europa”, ha avvertito subito Laura Echino, presidente di Aiaga. “E anche in merito all’utilizzo dei dati analitici siamo un po’ indietro. La cosa più importante è che a livello di riconoscimento professionale siamo ancora messi abbastanza male, perché nel nostro paese la funzione del fleet manager è ancora poco riconosciuta”. Paesi diversi significano anche contesti operativi differenti. “Una nostra ricerca ci ha dato un risultato che mi ha abbastanza sorpreso – ha spiegato Franco Viganò, Associate Vice President EMEA di Geotab – Abbiamo preso parecchie decine di migliaia di veicoli in varie città europee, come Berlino, Amsterdam, Roma, Madrid, Parigi e Londra. Berlino è una città policentrica, con una mobilità molto efficiente; Amsterdam è piccolina, ma con un’ottima sincronizzazione della mobilità. Non me lo aspettavo, ma Roma risulta una città congestionata, eppure con un traffico che fluisce in maniera costante e quindi senza stop&go continui. La telematica può essere di grande aiuto a gestire questa, chiamiamola così, ‘tassa infrastrutturale’, legata a come sono conformate le città in cui ci muoviamo e nelle quali i fleet manager devono valutare la convenienza economica e operativa”. Maurizio Capogrosso, presidente dell’Osservatorio Top Thousand, ha sottolineato come “abbiamo ormai assodato che il fleet manager deve acquisire delle competenze in termini di strutturazione dei dati. L’Intelligenza Artificiale è già presente, tutti i veicoli sono connessi. Però è anche vero che meno del 30% dei fleet manager che conosco utilizza e chiede questi dati. Spesso la visione riguardo ai dati cambia da azienda ad azienda, non c’è una direzione comune. Quindi parlare di visione comune europea mi mette un po’ in imbarazzo. Penso tuttavia sia giusto compattare le esigenze, cercando di trovare una standardizzazione e un indirizzo generale”.

L’importanza della “rete”

Ha posto l’accento sull’importanza dei dati anche Tiziana Maniezzo, fleet manager di Capgemini: “Dobbiamo lavorarci molto di più. I dati sono diventati essenziali. Chi gestisce flotte, soprattutto a livello internazionale, deve cercare quanto più possibile di aggregarli, soprattutto tramite strumenti che possano essere utili a fare le dovute analisi da portare poi al management”. A sintetizzare il senso della tavola rotonda è stato Melchior Wathelet, Ceo di Nexus Communication, l’editore di Fleet Europe, la principale testata europea di settore: “Ovunque un fleet manager si trovi in Europa, quindi indipendentemente dalle modalità di lavoro e dalle differenze in termini di pressione sui processi, le sfide sono le stesse. Ecco perché possiamo imparare tantissimo gli uni dagli altri ed è per questo che dobbiamo fare rete: è quello che vuole fare Fleet Europe, coinvolgendo le testate e i media che si occupano di flotte. Occorre sostenerci a vicenda, ma anche guadagnare credito e far sentire la nostra voce a livello istituzionale e politico”.