La tecnologia digitale ridisegna la mobilità

di Luciano Bononi

Internet, Big data e intelligenza artificiale creeranno le condizioni affinché i veicoli siano inseriti in un contesto multimodale di spostamento e siano al posto giusto al momento giusto. Ecco le nuove sfide dei fleet manager nel momento in cui la mobilità diventa un servizio.

 

Esiste un trend chiamato Mobility as a service, abilitante per una serie di servizi a valore aggiunto, a loro volta abilitati da un ecosistema digitale per la mobilità. Utenti della mobilità, veicoli, risorse e ambiente sono sempre più legati a doppio filo passando per la digitalizzazione del dato e la comunicazione pervasiva. In passato, i servizi di trasporto erano pensati e realizzati come verticali e separati. Autobus, treni, flotte, bici e veicoli privati, strade, reti e gestori non comunicavano. Modelli di servizio di trasporto integrati, dinamici e ibridi erano impraticabili.

Ogni fornitore di servizi di trasporto realizzava le proprie piattaforme digitali di monitoraggio e raccolta dati finalizzate ai propri obiettivi verticali e tendeva a non condividere i propri dati con nessuno, considerandoli propri asset strategici, e rinunciando di conseguenza a possibili ottimizzazioni e situazioni Win-Win. Le sfide della mobilità per l’utente erano da affrontare su base personale, facendo scelte verticali spesso obbligate e onerose. Sul fronte sociale i costi della mobilità (congestione, inquinamento, risorse, eccetera) non si integravano opportunamente, generando insostenibilità.

L’IMPATTO DELL’ICT

Fortunatamente, la pervasività di strumenti Ict e l’emergere di nuovi paradigmi stanno cambiando lo scenario. Gli ingredienti sono i soliti noti: sensori, comunicazione pervasiva fino al 5G, Big data, consapevolezza del contesto, intelligenza artificiale, applicazioni mobili e piattaforme di servizio integrate e dialoganti. I fornitori di servizi legati alla filiera del trasporto (compagnie autostradali, flotte, noleggi, taxi, treni, metro, parcheggi, carburanti, eccetera) cominciano a legarsi a piattaforme di condivisione dei dati (big data), ottenendo mutui vantaggi (ad esempio riduzione frodi per le assicurazioni, servizi pay per use, multi-modalità, tariffe dinamiche, condivisione tratte, ottimizzazione costi e risorse).

Da tale condivisione e analisi dei dati possono nascere nuovi attori e piattaforme di servizi a valore aggiunto e soluzioni personalizzate di trasporto (ad esempio assistente digitale virtuale in grado di ottimizzare gli impegni in agenda e le opzioni di mobilità, rispetto ai costi e all’impatto ambientale). In generale, la tendenza della Mobility as a service può essere riassunta nell’aumentare le opportunità per l’utente, e nella riduzione dei costi e inutilizzo delle risorse per i fornitori di servizi di mobilità. Se ciò vale per il singolo utente, a maggior ragione ciò potrebbe valere per la flotta aziendale, che ha esigenze dinamiche e eterogenee al suo interno. Si pensi all’acquisto di biglietti aerei 15 anni fa, quando si dovevano interpellare le singole compagnie aeree cercando gli incastri tra le tratte, e i servizi di oggi nei quali un portale digitale compara, seleziona, prenota e acquista biglietti aerei sulla base di personalizzazione, profilo, preferenze, fidelizzazione di utenti e recensioni.

TUTTI I MEZZI SARANNO CONNESSI

In definitiva, rispetto a oggi, si passerà dai singoli mezzi (come auto, bus, treno, aereo e bicicletta) connessi allo smartphone, alla connessione diretta dei mezzi e utenti tra loro. Ciò determina spazio per innovazione e servizi cooperativi: l’idea oggi trainante è puntare alla co-creazione di valore aggiunto, piuttosto che alla competizione. È infatti dimostrato che la difesa ad ogni costo di una piattaforma o di un modello consolidato e leader del mercato oggi può essere abbattuta in pochi mesi da una startup basata su una buona idea. I costruttori di veicoli, le compagnie di servizi di telecomunicazione, assicurativi, finanziari, energetici, fornitori di soluzioni Ict e applicazioni, le istituzioni e i gestori di piattaforme digitali entreranno in un ecosistema digitale globale della mobility as a service. La co-creazione di valore tenderà a fondere il trasporto privato e quello pubblico, il trasporto individuale e quello collettivo (car pooling), i veicoli autonomi e quelli a guida umana, le piattaforme smart city integreranno quelle degli Smart vehicles (e finalmente sapremo dove parcheggiare prima di partire e arrivare a destinazione, o semplicemente non dovremo parcheggiare in quanto l’auto proseguirà senza di noi verso altre destinazioni).

LA PERSONALIZZAZIONE DEL TRASPORTO

La personalizzazione del servizio di trasporto sarà basata su identità digitale e profilo dell’utente, fino a rendere dinamico il funzionamento del veicolo (ad esempio taglio delle emissioni e costi se disposti a rinunciare alla potenza). Le app sapranno le nostre esigenze prima di noi, predisporranno il nostro cammino, prenotando e pagando risorse mediante smart contracts e smart payments (tecnologia blockchain), aumentando la multi-modalità, incentivando e supportando la sharing economy. Ad esempio, chi pensava di poter affittare biciclette per 500 metri di percorrenza 10 anni fa e quanti comprerebbero una bici personale oggi nelle grandi città?

L’IMPATTO DEI NUOVI SERVIZI

Nasceranno servizi online di trasporto personalizzato nei quali a chi volesse andare da A a B verrà offerta la soluzione personalizzata multimodale più indicata. I trasporti pubblici saranno scalabili e preleveranno gli utenti alle rispettive partenze e destinazioni in una rete dinamica e ottimizzata dall’intelligenza artificiale. La gestione delle risorse sarà pervasa da elementi dinamici e predittivi, dalla manutenzione all’allocazione delle risorse, con costi commisurati alla qualità del servizio offerto in termini delle risorse usate e della loro disponibilità.