La storia di un successo, record dopo record

di Paolo Artemi

imageVolkswagen Passat debutta sul mercato nel 1973. Dopo 38 anni, 7 generazioni e più di 15 milioni di unità vendute in tutto il mondo si può certamente dire che ha svolto con successo la sua missione, ed ancora oggi rappresenta una delle auto più apprezzate sia dagli utilizzatori privati sia per l’uso nelle flotte aziendali.Un’auto da record

La storia della Volkswagen Passat è fatta anche di record. Sfogliando il celebre Guinness World Records, noto come il libro dei primati, si scopre che una Passat sesta generazione (precedente a quella attualmente in commercio) ha lasciato un segno indelebile dell’efficienza che la caratterizza, riuscendo a percorrere 2.464 km con un pieno di gasolio. I rappresentati del Guinness World Records, che hanno seguito la prova, hanno certificato che sono stati usati 77,25 litri di carburante, con una percorrenza media di 31,8 km/litro.

Un record ottenuto al volante di una Passat Tdi 1.6 da 105 cv strettamente di serie, della famiglia BlueMotion, che garantisce un’aerodinamica particolarmente curata, compreso l’assetto ribassato, i sistemi start&stop e di recupero dell’energia in frenata, i rapporti del cambio ottimizzati per il contenimento dei consumi e gli pneumatici a bassa resistenza al rotolamento per favorire la scorrevolezza.

Si tratta di un dato che fa riflettere sul successo della Passat e sul bilancio straordinario di vendite durante i suoi 38 anni di vita: oltre 15,5 milioni di unità immatricolate in tutto il mondo, dall’Europa agli Stati Uniti, dal Brasile alla Cina. La Passat si può tradurre in italiano con il nome di un vento, aliseo, anche se alcuni sostengono che il nome ricalchi quello di un veliero nave scuola della Marina tedesca (l’equivalente dell’italiano Amerigo Vespucci), ispiratosi al Viento de Pasada, Passaat in olandese. Scegliere un nome così fu quasi anticipare un destino: quello di muoversi felicemente sui mercati di tutto il mondo. La genesi del “progetto Passat” vede una delegazione di dirigenti recarsi da Giorgetto Giugiaro, sulla cresta dell’onda per aver progettato l’Alfasud e l’Alfetta. Lo scopo di questa prima visita non era, però, la richiesta di un’auto compatta, cioè di quel modello che poi diventerà la Golf, ma l’impostazione di una nuova vettura a trazione anteriore, con motore da circa un litro e mezzo disposto longitudinalmente a sbalzo sull’avantreno, sospensioni anteriori McPherson e posteriori ad assale rigido, corpo vettura a due e a quattro porte. In pratica a Giugiaro venne affidato l’onere e l’onore di impostare la prima Volkswagen Passat, una vettura lunga 440 cm con un passo di 255. Per progettare la berlina, a due e a quattro porte, Giorgetto scelse al posto della tradizionale linea tre volumi, la soluzione stilistica due volumi e mezzo, cioè la coda con il portellone.

Il debutto
Per la familiare, invece, fu ancora più geniale, non tanto nel design della carrozzeria quanto per l’intuizione della distribuzione dei volumi da destinare alla meccanica, ai passeggeri e ai bagagli, diventata poi un punto di riferimento per tutte le station wagon di taglia medio grande. L’accoglienza che ricevette la prima vera trazione anteriore VW al Salone di Ginevra nel maggio del 1973 fu quella classica dei modelli di rottura: molti orfani del Maggiolino gridarono al miracolo. E fu successo. Le prestazioni erano notevoli, la Passat 1.3 toccava i 150 orari e percorreva 11 km/l, risultato interessante per una berlina di classe media ai tempi della spaventosa crisi energetica, delle domeniche a piedi, dei locali che chiudevano alle 23. Nel 1973 furono 115 mila i clienti della Passat, l’anno successivo salirono a 350 mila e nel 1975 arrivarono a 450 mila.

Le serie successive
Nel 1981 esordì la seconda serie, sigla interna B2 (la prima era B1). L’entry-level diventò la Passat equipaggiata col 1.588 depotenziato a 75 cv. Il top fu la GL 1.9: 1.921 cc, 115 cv e 182 km orari. Negli anni, seguirono il nuovo motore 2 litri cinque cilindri 1.994 cc in luogo del precedente 1.9 (1983), il 2.226 cc da 115 cv e l’adozione, sulla Familcar, della trazione integrale permanente Syncro (1984), vera pietra miliare che consentì a dirigenti e rappresentati di potersi muovere con sicurezza con qualunque condizione atmosferica. Il 1988 è l’anno della B3, la Passat del cambiamento. Niente più due volumi e coda tronca, ormai superati, ma tre volumi generati da un design moderno e attentamente curato dal punto di vista aerodinamico (scuola Audi 80). Poco dopo la berlina esordì anche la familiare, che cambiò il nome da Familcar in Variant.

La settima generazione
Ora si è giunti alla settima generazione. Lo stile di questo bestseller è stato ancora una volta rinnovato, con un frontale che la fa apparire ancora più importante. Utilizza tutte le tecnologie più innovative per garantire comfort, sicurezza esclusività. Per esempio, è equipaggiata con il sistema che riconosce la stanchezza del guidatore, con la frenata di emergenza City, che riconosce gli ostacoli e interviene frenando per evitare un tamponamento o limitarne i danni, a velocità al di sotto dei 30 orari. Insomma, anche se la produzione Volkswagen, oggi, offre auto esclusive, a macinare utili e a tenere i conti in nero sono modelli come la Passat, che in Italia per l’80 per cento viene acquistata dai gestori delle flotte. Una vera gallina dalle uova d’oro che a Wolfsburg si guardano bene dal trascurare.

Lascia un commento