La mobilità dei dipendenti è al centro del welfare aziendale

di Ermanno Molinari

Il tema della mobilità dei dipendenti sta diventando sempre più importante nel sistema di welfare aziendale. Diversi sono gli strumenti e le soluzioni a disposizione delle aziende per venire incontro alle necessità dei dipendenti, con vantaggi per entrambi. 

Negli ultimi anni anche nel nostro Paese il welfare aziendale, vale a dire “l’insieme dei benefit non monetari e delle iniziative che le imprese erogano, sia per autonoma decisione sia per accordo con le Rappresentanze Sindacali, a sostegno del reddito e del benessere dei dipendenti” ha assunto modalità e forme nuove in linea con il crescere di nuove esigenze sociali, di vita e di lavoro.

I servizi ed i beni non monetari che le aziende mettono a disposizione dei propri dipendenti, secondo un Rapporto di Assolombarda relativo al triennio 2016-2018 hanno riguardato aree diverse: “dal sostegno all’istruzione all’assicurazione sanitaria, dall’assistenza alla persona alla tutela pensionistica complementare, ma frequentemente le misure di welfare aziendale si sono anche rivolte alla sfera della cultura e del tempo libero, alle soluzioni di mobilità sostenibile ed alla gestione dei tempi di lavoro (ferie, permessi o orario)”.

LA MOBILITÀ DEI DIPENDENTI

In particolare, è proprio il tema della mobilità dei dipendenti che sta diventando un fattore importante di attenzione dell’attuale sistema di welfare aziendale. Se, ad esempio, il rimborso degli abbonamenti ai servizi di trasporto pubblico sono ormai prassi abituali della Corporate Mobility, attualmente sono soprattutto le soluzioni di mobilità condivisa come il Car Pooling che si stanno affermando anche nelle aziende italiane con grande beneficio per la sostenibilità ambientale, per l’efficienza e per il contenimento dei costi di trasporto. Per i dipendenti di qualsiasi azienda, l’esigenza principale resta quella di poter disporre di una modalità comoda ed economica per il proprio percorso casa-lavoro. Se c’è chi può agevolmente muoversi a piedi o in bicicletta, la maggior parte dei dipendenti si reca invece al lavoro con l’auto, con il motorino o con i servizi di trasporto pubblico. Si tratta di soluzioni che hanno un costo, che può però essere sostenuto dall’impresa nell’ambito del welfare aziendale.

“Il tema della mobilità aziendale sostenibile – dice Stefano Pinato, Direttore della Divisone Welfare di Edenred, multinazionale operante nel settore dei servizi per le aziende – dovrebbe però anche poter contare su un sostegno normativo per non restare solo circoscritto alla Corporate Social Responsibility delle grandi imprese. Su questo è stato mosso un primo timido passo dal Legislatore con l’introduzione della Legge di Bilancio 2018 degli abbonamenti al trasporto pubblico tra i servizi che il datore di lavoro può erogare ai dipendenti in regime di defiscalizzazione, ma ora sarebbe auspicabile un passo ulteriore”.

Stefano Pinato, Direttore della Divisone Welfare di Edenred

LE SOLUZIONI PER I DIPENDENTI

Ma quali sono le principali soluzioni di welfare aziendale per la mobilità dei dipendenti? Si può cominciare, innanzitutto, dai buoni per il carburante per sostenere i costi di chi si muove con un mezzo proprio, a due o a quattro ruote (per l’azienda essi sono assimilabili a fringe benefit e sono regolati dalle disposizioni contenute al comma 2 dell’articolo 51 della legge di Stabilità 2016). I buoni carburante, inoltre, in quanto inclusi nel welfare aziendale, sono esenti da imposizione Irpef e pertanto non devono essere inseriti nella Dichiarazione dei Redditi annuale. Per i dipendenti che vanno al lavoro in treno, autobus, tramvia o metropolitana, l’azienda nell’ambito del welfare può invece provvedere al loro sostegno attraverso il rimborso del relativo abbonamento.

Oltre ai buoni carburante ed agli abbonamenti al trasporto pubblico, come dicevamo, attualmente sono le soluzioni innovative di mobilità condivisa che stanno caratterizzando le proposte più innovative per il welfare aziendale. Nel caso del Car Pooling aziendale, ad esempio, ciò è possibile attraverso la disponibilità di piattaforme digitali aziendali che facilitano l’utilizzo da parte dei dipendenti/passeggeri delle autovetture personali messe a disposizione da altri dipendenti/ conducenti per recarsi al lavoro. L’efficienza di questa soluzione è poi assicurata da modalità di condivisione organizzate secondo regole precise che, in molti casi, comprendono procedure di prenotazione ed anche di pagamento calcolato ed effettuato tramite l’app dello smartphone o il portale web dell’azienda.

CASA-LAVORO

“Alcune aziende – prosegue Pinato – hanno anche adottato un meccanismo di rilevazione degli spostamenti dei dipendenti nel tragitto casa-lavoro che consente una misurazione accurata delle emissioni di CO2. In questo modo è stato possibile prevedere incentivi sotto forma di flexible benefit o scontistiche dedicate per i dipendenti più virtuosi che prediligono l’utilizzo di soluzioni di spostamento ‘green’ messe a disposizione dell’azienda”.

Con l’inserimento all’interno di un piano di welfare aziendale di soluzioni di mobilità condivisa o di bonus per incentivare il Car Pooling il dipendente ha numerosi vantaggi. Innanzitutto economici, in quanto può condividere il costo del viaggio con i colleghi, ma può anche diminuire le ore passate nel traffico e ridurre il tempo per cercare il parcheggio, in quanto di norma le aziende riservano appositi spazi di sosta per le vetture coinvolte nell’iniziativa. Ma ci sono ovviamente vantaggi anche per l’impresa, che se da un lato vede diminuire ritardi ed assenze dovute a code o guasti alle automobili, dall’altro lato ottiene risultati ancora più importanti dal punto di vista della sostenibilità ambientale, con tonnellate annue di CO2 in meno immesse nell’atmosfera.

MOBILITÀ CONDIVISA

A questo proposito, un sostanziale ed implicito riconoscimento della validità ambientale del Car Pooling aziendale è stato sancito dalla “Risposta n. 461 del 31 ottobre 2019 dell’Agenzia delle Entrate” che acconsente sia la deducibilità dei costi sostenuti delle imprese, sia la fruizione di benefici fiscali per i dipendenti drivers, nel caso vengano loro erogati dall’azienda incentivi per il servizio prestato. “Il fatto che il Car Pooling aziendale – conferma Stefano Pinato – non concorra a formare il reddito del lavoratore dipendente è certamente uno sprono ad attivare soluzioni di questo tipo. Alla base di tutto, però, risulta necessario un cambiamento culturale aziendale e sociale: il buon funzionamento del Car Pooling aziendale è vincolato alla disponibilità dei dipendenti a condividere il tragitto con i colleghi e le sperimentazioni ci insegnano che questo non è sempre così scontato”.

Oltre alla soluzione del Car Pooling aziendale, in molte aziende si stanno sviluppando anche altri servizi di mobilità condivisa, in particolare il Corporate Car Sharing. Con il Car Sharing aziendale, come noto, l’azienda può ottimizzare al meglio i mezzi del proprio parco aziendale, sia riservando all’utilizzo condiviso una quota di auto in pool, sia favorendo un incentivo all’utilizzo condiviso da parte dei beneficiari di auto aziendale, con la company car che così da vantaggio esclusivo diventa un benefit condiviso. Grazie alla semplicità di utilizzo ed ai costi contenuti, questa soluzione si presta ad essere inserita nei piani di welfare anche di imprese che prevedono l’auto aziendale come benefit per i propri dipendenti e contemporaneamente vogliono offrire a costi contenuti un servizio di mobilità sostenibile.

DIVERSI INCENTIVI DISPONIBILI

“Le aziende possono incentivare questa soluzione in diversi modi – continua Pinato – ad esempio prevedendo per i dipendenti virtuosi parcheggi dedicati, servizi welfare defiscalizzati o premi monetari. Alcuni nostri clienti hanno già adottato queste pratiche. Tuttavia, anche in questo caso sarebbe quanto mai opportuno un intervento normativo: rendendo il Corporate Car Sharing esente ai fini Irpef prevedendo una voce ad hoc nel comma 2 dell’art. 51 del TUIR faciliterebbe la diffusione di questa pratica virtuosa.

In questo modo si potrebbe dare la possibilità ai dipendenti di fruire dell’auto in Car Sharing anche durante i fine settimana o per le vacanze estive; questo ridurrebbe di molto i costi delle aziende per le auto aziendali e anche il numero di auto per famiglia, con impatti positivi sull’inquinamento e sulle emissioni soprattutto nelle grandi città, dove l’uso dell’auto privata è spesso limitato a questi spostamenti”.