La distrazione è digitale ma il rischio è reale

di Fabrizio Binacchi

Le statistiche sono molto chiare: almeno il 25% degli incidenti è causato dalla distrazione. Una mano sul volante, l’altra sul cellulare o smartphone e gli occhi che roteano ovunque tranne che sulla strada, che sarebbe l’unico punto importante.

L’altro numero che crea preoccupazione, se non allarme, è questo: 8 persone su 10 che girano in strada sono distratte. La percentuale di persone distratte mentre sono sulla strada (siano essi al volante di un veicolo, bicicletta compresa o siano soltanto a piedi) arriva quasi all’80%. Tanto, troppo. Colpa dei conducenti o colpa degli strumenti digitali? Colpa delle dipendenze digitali o colpa degli stessi sistemi, al contempo sempre più utili e sempre più invasivi. 

 

 

 

Tanta tecnologia a bordo

Il problema esiste e va studiato. Soprattutto perché le nostre automobili e i nostri veicoli da qualche anno sono un concentrato di meccanica e tecnologia, di aerodinamica e computer, una sintesi sempre più raffinata tra mezzo di locomozione e mezzo di comunicazione. Come far andare d’accordo il volante e lo schermo digitale? Non c’è dubbio che questo problema riguarda tutti gli automobilisti e i conducenti di veicoli, compresi quelli che pilotano moto e pedalano in bicicletta. Ma il problema della distrazione digitale investe in particolar modo i driver professionali, i conducenti che con le automobili e i mezzi di locomozione lavorano e vivono. Per i quali la tecnologia è e deve essere uno strumento di aiuto alla guida, non una forma e fonte di distrazione e di rischio. 

 

L’evento del 17 giugno a Bologna

Proprio in questi mesi la Regione Emilia-Romagna ha promosso una campagna di educazione e sensibilizzazione nelle scuole. Il 17 giugno un evento pubblico a Bologna in piazza Maggiore con Polizia, Carabinieri, Aci, autoscuole ospiterà testimoni della sicurezza digitale in strada e vincitori di concorsi a scuola: perché il problema è culturale ed educativo prima ancora che normativo e tecnico. Ma intanto la tecnica e la tecnologia possono dare una mano. Già alla fine del 2016 l’ente federale Usa che si occupa di occupa di sicurezza stradale, la Nhtsa, aveva pubblicato due Piani destinati ai produttori di auto affinché lavorassero per ridurre al minimo l’impatto sull’attenzione del guidatore nei sistemi integrati delle vetture e un secondo destinato ai conducenti, con le linee guida per combattere la distrazione al volante. In Italia ci stiamo pensando. E’ ovvio che un primo spettro di attenzioni e di iniziative di miglioramento dovrà riguardare il cruscotto digitale con il navigatore e la plancia dell’infotainment. Ma parallelamente, come indicava lo stesso ente americano, bisognerà spostare l’attenzione sullo smartphone e cioè sulle ipotetiche e potenziali modalità per rendere innocua o compatibile con la guida la sua parziale utilizzazione. 

 

 

 

Le possibilità di blocco offerte dalle app

Le autorità americane avevano chiesto ai produttori di telefonini e agli sviluppatori di app di introdurre funzioni che permettessero di disabilitare temporaneamente determinate funzionalità durante la guida e ridurre al minimo i tempi in cui gli occhi del guidatore non sono concentrati sulla strada. Ad esempio trasformare i messaggi visivi in segnali sonori. Oppure tradurre in relation voice ciò che si digita. Anche negli States già due anni fa si era stimato che più del 10% degli incidenti era collegato all’uso improprio del cellulare in auto. Tra i vari schemi suggeriti c’è anche quello di coniugare automaticamente personal device all’infotainment dell’autovettura, consentendo una decodifica, magari più scomoda ma più sicura, degli eventuali messaggi. Da noi c’è tanto da fare. Molti conducenti non pensano nemmeno al potenziale di rischio che comporta prendere in mano un cellulare e spedire un messaggio di whatsapp o addirittura allegare e inviare una foto: istanti e secondi preziosi che occupano ad una certa velocità lo spazio di centinaia e centinaia i metri di strada, sui quali può capitare di tutto, dalla brusca frenata alla sbandata. 

 

Più cautela con gli smartphone

L’emergenza “distrazione digitale” investe varie fasce di conducenti. Si vedono ormai ovunque ciclisti contro mano a velocità da Giro d’Italia e con il cellulare all’orecchio o sulla bocca a mandare whatsapp sonori, scooteristi con caschi a microfono e cuffie da discoteca che circolano come se fossero pedoni tra marciapiedi e strisce pedonali, conducenti di autoarticolati con lo smartphone in uso come un microfono. Distratti dai pensieri altrove e cullati dalle dipendenze digitali come fossimo o fossero sul divano di casa. E invece si viaggia in strada e nel traffico. L’assessorato alla Mobilità della Regione Emilia-Romagna ha capito l’urgenza di informare e sensibilizzare anche attraverso slogan che possono arrivare veramente a tutti, semplici e immediati come deve essere uno slogan da ricordare.

Quello pensato per questa campagna è “Guida e basta”. D’altronde non servono particolari rilevazioni od osservazioni antropologiche specialistiche per verificare quanti umani al volante sono contemporaneamente alla guida e al telefono. Leggono, scrivono, chattano, mandano foto, invitano, sussurrano, programmano cene, annunciano arrivi, sospirano e registrano al microfono whatsapp audio: qualcuno si fa pure video e selfie. Visti i numeri di distratti conclamati siamo dei miracolati, potrebbe essere una strage quotidiana. E, come si dice, non è che se è distratto lui o lei ci rimette solo lui o solo lei, ci rimettiamo tutti. Anche noi che siamo (tendenzialmente) attenti e circospetti.