La crisi tocca anche l’auto del manager

di Riccardo Celi

AutoAziendaliMagazine_9_gennaio2013low.pdf - Adobe Acrobat ProLa crisi che ha colpito il settore automobilistico non ha risparmiato le flotte aziendali, per le quali oggi la riduzione dei costi è diventata un obiettivo primario. In questo quadro vi sono cambiamenti rilevanti anche nelle policy adottate per le auto destinate alle fasce dirigenziali, cambiamenti che non si limitano al downsizing.L’attuale congiuntura sfavorevole e il clima d’incertezza che circonda il futuro delle economie di molti Paesi sono il terreno più adatto ai cambiamenti nelle abitudini personali, ma anche nell’insieme delle procedure e delle regole attraverso le quali si gestisce un’azienda. Il tutto nell’ottica della sempre più necessaria ricerca della buona gestione che permetta all’impresa di superare i momenti difficili per agganciare la sperabile ripresa. L’urto della crisi non sta ovviamente risparmiando il settore delle company car che sente l’imperativo di ridurre i costi della flotta sia per quanto riguarda i veicoli strettamente strumentali, sia nell’ambito di quelli assegnati anche come benefit a dipendenti e dirigenti di alto livello.

Le tendenze
Limitandoci a quest’ultima tipologia di veicoli, possiamo fare dei distinguo. Michele Tripaldi, presidente della sezione laziale dell’Associazione Italiana dei Direttori del Personale, afferma che in qualche azienda i cui dipendenti hanno un’auto aziendale assegnata come fringe benefit, ma con un’utilizzo anche lavorativo, si avverte qualche segnale tendenziale verso la riduzione della flotta di veicoli. La via che le aziende stanno cercando di perseguire con i dipendenti passa più che altro per il downsizing delle vetture, con l’assegnazione di modelli di segmento o cilindrata inferiori. Il responsabile di una nota società di noleggio ha citato l’esempio di un’azienda sua cliente, attiva nel settore del trattamento acque e con una flotta di circa 120 veicoli, il cui direttore generale è passato da un’Audi A6 ad una A4. Tuttavia, sono da registrare anche episodi di segno opposto, con il direttore del personale di una nota azienda chimica che, dopo essere stato l’esecutore materiale di un robusto taglio delle maestranze nel settore amministrativo, è passato dalla Audi A4 che prima guidava a una A7.

Le reazioni
AutoAziendaliMagazine_9_gennaio2013low.pdf - Adobe Acrobat ProimageCome reagiscono quadri e dirigenti di fronte all’imposizione di modelli meno prestigiosi rispetto a quelli che guidavano prima? A quanto pare, dalle informazioni raccolte, l’orientamento è di accettare il diktat per senso di responsabilità, ma anche per convenienza: dopotutto, è meglio avere in dotazione un’auto di segmento inferiore che non averla per niente e, in fin dei conti, è nell’interesse di tutti, dirigenti compresi, contribuire a raddrizzare i conti dell’azienda in cui si lavora.

Chiarito che la maggioranza delle aziende appare generalmente poco propensa a consentire ai dipendenti di qualunque livello la migrazione verso segmenti superiori (anche se addebitando loro i maggiori costi in busta paga), a spingerle verso l’immissione di vetture meno prestigiose nelle flotte dirigenziali non c’è solo l’esigenza di risparmiare, ma anche lo spauracchio dei controlli fiscali, anche se va detto che a temerli sono soprattutto i titolari d’azienda che noleggiano auto di grossa cilindrata. Che il settore delle ammiraglie e delle supercar sia in crisi anche per questo, e non solo a causa della congiuntura negativa, è cosa nota e le case automobilistiche che producono tali vetture sono da tempo in allarme. Nei primi 12 mesi dell’anno si sono immatricolate in Italia appena 248 Ferrari contro le 570 dello stesso periodo dell’anno scorso, con un calo del 56,49%. I dati di Maserati parlano di un 72,42% e quelli di Lamborghini di un -16,67%, mentre la perdita di Porsche supera il 21%. Ma forse il dato più illuminante è che, secondo Unrae, nel 2012 le immatricolazioni del segmento F (alto di gamma) sono crollate dalle 4.776 unità del 2011 alle appena 2.960 del 2012 con una perdita del 38,02% assai superiore alla media del mercato complessivo che del 19,81%%. Proprio Porsche ha recentemente lanciato una pubblicità istituzionale che, caso forse più unico che raro, non consiglia di acquistare le sue vetture per le loro qualità dinamiche, ma per “contribuire allo sviluppo del Paese senza farsi frenare dalle tasse sul lusso”.

AutoAziendaliMagazine_9_gennaio2013low.pdf - Adobe Acrobat ProContributi allo sviluppo
“I responsabili del personale di molte aziende ritengono che le Porsche siano auto di fascia troppo elevata anche per i dirigenti – sostiene Giuseppe Marchiori, responsabile Vendite Corporate e Usato di Porsche Italia – ma da parte di chi valuta quali vetture si possono inserire nella lista di quelle noleggiabili ci aspetteremmo delle conclusioni basate su considerazioni strettamente economiche, mentre non sempre è così. Se lo fosse, i decisori si accorgerebbero che grazie al loro maggior valore residuo, i canoni di noleggio delle Porsche non sono più elevati di quelli delle concorrenti”. Tuttavia, proprio le considerazioni non strettamente economiche stanno permettendo a Porsche di avere un certo successo con i suoi modelli ibridi. “Sono graditi – continua Marchiori – tra le società sensibili alle tematiche della green economy, attive soprattutto nel settore dei servizi, dove una Porsche ibrida diventa la testimonianza concreta dell’attenzione dell’azienda ai temi ambientali”. Alberto Cestaro, responsabile Vendite Flotte di Audi, afferma che la marca tedesca sta lanciando sul mercato aziendale le versioni rinnovate di A5 e A4, con quest’ultima che continua a essere il modello “premium” preferito dalle flotte. Inoltre, secondo il manager, il marchio non soffre per il fenomeno del downsizing. “Delle 23.092 Audi immatricolate alle flotte nel periodo gennaio-ottobre – dice Cestaro – circa il 30%, cioè 6.500 esemplari, sono A4 e 3.100 sono A6. Il terzetto A3-Q3 e Q5 vale circa 9mila vetture equamente ripartite, mentre il resto sono Q7, A7 e A5”.

AutoAziendaliMagazine_9_gennaio2013low.pdf - Adobe Acrobat ProUn nuovo protagonista
In un panorama di marche e modelli premium tutto sommato piuttosto statico, va citato un nuovo protagonista, un outsider che non fa mistero di voler fare breccia tra i titolari d’azienda e gli alti dirigenti dotati di company car. Si tratta della californiana Tesla, che intende proporre la sua berlina elettrica Model S, attesa al debutto europeo la prossima primavera, come alternativa alle berline tedesche. Un’impresa ambiziosa, ma che potrebbe essere meno velleitaria di quanto non sembri se fosse accompagnata da un’offerta economica allettante e comprensiva di servizi particolarmente sofisticati. L’incognita, com’è facile immaginare, sarà rappresentata dal valore residuo della Model S a fine noleggio che, se troppo prudenziale e in assenza di un programma di buy back, potrebbe far lievitare troppo il canone.AutoAziendaliMagazine_9_gennaio2013low.pdf - Adobe Acrobat Pro

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