La crisi dei semiconduttori impatta anche sulle flotte

di Gennaro Speranza

Oltre al calo delle vendite causato dai vari lockdown, le conseguenze della pandemia continuano ad affliggere il mondo dell’auto anche dal punto di vista della produzione. Ed anche le flotte ne pagano le conseguenze

L’industria globale dell’automotive si trova al centro della tempesta perfetta. Profondamente travolto dalla crisi economica innescata dall’emergenza sanitaria, il mondo dell’auto non solo è alle prese con il calo cronico delle immatricolazioni, ma deve fare i conti anche con un’altra tegola che è arrivata ad inizio 2021: la crisi dei semiconduttori.

La disponibilità di chip e microprocessori – che sono indispensabili in un’automobile moderna, considerato che da almeno due decenni le quattro ruote convivono con componenti tech destinati alla gestione di interi sistemi elettronici di bordo – sembra infatti essersi così ridotta da costringere molte fabbriche al blocco dell’attività produttiva. Nonostante siano passati mesi dalle prime avvisaglie di carenza dei chip, la situazione non è migliorata e secondo molti costruttori per uscire da questa crisi produttiva servirà aspettare ancora parecchio tempo.

L’AUTO A CORTO DI SEMICONDUTTORI

Il problema insomma è di grave entità, perché adesso si tratta non più soltanto di riuscire a vendere le auto, ma proprio del fatto che le auto non si riescono a fabbricare. Secondo le analisi degli esperti di AlixPartners, la crisi dei semiconduttori impedirà alle Case automobilistiche di produrre 3,9 milioni di veicoli a livello globale nel 2021. Una stima in forte aumento rispetto a quella di gennaio quando i veicoli non prodotti si assestavano sui 2,2 milioni.

Per spiegare la carenza sul mercato dei semiconduttori si può certamente far riferimento al blocco della logistica derivato dalla pandemia, ma il nodo vero è che i fornitori di componenti elettroniche non stanno riuscendo a stare al passo della domanda crescente che negli ultimi tempi è arrivata da altri settori industriali, come quello dell’elettronica di consumo.

Con le persone chiuse in casa a causa dei vari lockdown c’è stato infatti un aumento netto della domanda globale di tecnologia di consumo (computer e smartphone su tutti). In questo contesto il mondo dell’auto si è trovato costretto a inseguire quella che è stata definita la nuova frontiera della corsa all’oro, quella appunto dei chip.

LA CRISI DEI CHIP FRENA ANCHE L’AUTONOLEGGIO

È chiaro che le ripercussioni di questa emergenza produttiva si riverberano a cascata tra i vari settori dell’auto.

Tra quelli maggiormente impattati da questo nuovo fenomeno c’è sicuramente il noleggio, in particolare quello a breve termine, reduce da un 2020 che ha registrato un dimezzamento delle attività a causa della pandemia. Il settore si trova ora alla vigilia dell’estate che potrebbe fornire una boccata d’ossigeno agli operatori, ma purtroppo con una flotta meno numerosa di quanto ci si potesse attendere.

La crisi dei chip ha infatti rallentato la produzione di veicoli e, di conseguenza, ha ridotto il flusso di nuove vetture inserite in flotta per l’estate dalle società di noleggio a breve termine.

“Il rischio per gli operatori – segnala ANIASA (l’Associazione che in Confindustria rappresenta i servizi di mobilità) – è di non riuscire ad accontentare le richieste di quanti si muoveranno solo all’ultimo momento per prendere un’auto a noleggio. La minore disponibilità di vetture a noleggio sul territorio nazionale deve spingere quanti stanno ancora pianificando le proprie vacanze, a prenotare per tempo le vetture di cui necessitano per raggiungere le località desiderate”.

LE CONSEGUENZE PER LE FLOTTE

La crisi dei semiconduttori influisce anche sul comparto delle flotte aziendali. La scarsità di materiali necessari per realizzare le componenti elettroniche sta rendendo decisamente più lunghi i tempi di produzione e quindi di consegna delle auto, condizionando le aziende che ora devono rivedere i propri budget tendendo conto appunto degli spostamenti in avanti delle immatricolazioni e quindi della riprogrammazione della messa in fatturazione delle vetture da acquisire in flotta.

Aziende e fleet manager dovranno utilizzare tutte le leve possibili per mitigare al meglio gli effetti di questa crisi, dalla rinegoziazione dei contratti alla gestione delle aspettative di clienti, driver o fornitori. Un compito non semplice.

I semiconduttori sono materiali con caratteristiche di conduzione elettrica intermedie tra quelle dei conduttori e quelle degli isolanti. Si tratta di materiali che sono alla base dell’elettronica, essendo componenti fondamentali dei microprocessori. Queste componenti si trovano oggi praticamente dappertutto e permettono il funzionamento di televisori, smartphone, frigoriferi, forni a microonde e di molti altri oggetti tecnologici di utilizzo quotidiano.

Anche un’automobile è fatta di semiconduttori: basti pensare ad esempio ai circuiti più elementari che servono per l’azionamento dei finestrini elettrici o dei tergicristalli, oppure ai veri e propri microprocessori a media o elevata capacità di calcolo che permettono la gestione del computer di bordo, dei sensori di parcheggio e di tutti i vari dispositivi di assistenza alla guida. Attorno ai semiconduttori ormai gira il mondo e da almeno un paio di decenni sono sempre più strategici per il mondo delle quattro ruote.