In calo gli spostamenti per lavoro, ma l’auto resta il mezzo preferito

L’Istat conferma una tendenza già emersa a causa della pandemia. Diminuiscono gli spostamenti per lavoro e per studio. Aumenta però la quota di spostamenti con mezzi privati, auto su tutti

Meno viaggi per motivi di lavoro o studio, ma sempre più persone alla guida di un’auto per gli spostamenti quotidiani. La pandemia ha cambiato le abitudini degli italiani anche per quanto riguarda la mobilità, soprattutto nei tragitti per raggiungere l’ufficio o, per i più giovani, scuola o università. Da uno studio Istat sulle intenzioni di mobilità degli italiani per settembre e ottobre emergono infatti alcune tendenze: in primis l’impatto sulla mobilità del maggiore ricorso a lavoro e studio a distanza, e poi la riconferma del crollo dell’utilizzo del trasporto pubblico e la crescita della preferenza per l’automobile, in controtendenza rispetto al, seppure lieve, calo delle intenzioni di uso di altri mezzi privati come la bicicletta e lo scooter.

MENO SPOSTAMENTI, MA PIÙ MEZZI PROPRI

Oltre un italiano su quattro, per la precisione il 25,5%, pensa che in autunno si sposterà con una frequenza diversa rispetto a prima della pandemia. Ci si sposta di meno, ma sempre di più con mezzi propri. Prima dell’emergenza sanitaria il 27,3% degli italiani utilizzava abitualmente, per motivi di lavoro o studio, autobus, metropolitana o treno: mezzi di trasporto oggi scelti solo dal 22,6% della popolazione. Un calo inevitabile, conseguenza dei timori legati al ritrovarsi in mezzi affollati e a volte con scarsa o nulla possibilità di distanziamento. Andando a guardare nel dettaglio la rilevazione Istat si scopre che questo autunno è previsto un leggero calo sia di chi utilizza bicicletta e monopattino (-0,2% rispetto al periodo pre-Covid), sia di chi si sposta in scooter (-0,5%). La ripresa dell’utilizzo del mezzo privato è trainata soprattutto dall’automobile: +5,3% oggi rispetto ai primi due mesi del 2020 quando è utilizzata come conducente e +0,7% quado è utilizzata come passeggero o in condivisione.

PRIMA E DOPO LA PANDEMIA

Per capire l’impatto dell’emergenza sanitaria sulla mobilità è necessario partire dall’analisi della frequenza degli spostamenti prima e dopo la pandemia. Secondo le rilevazioni Istat, a gennaio e febbraio 2020, gli ultimi due mesi prima del lockdown di marzo, l’81,6% degli italiani si muoveva cinque o più giorni a settimana per motivi di lavoro o studio; nella rilevazione sulle intenzioni di mobilità a settembre e ottobre 2021 questa  percentuale si è abbassata al 68,1%. Allo stesso tempo è aumentata di molto anche la percentuale di chi, sette giorni su sette, non compie alcun spostamento casa-lavoro o casa-università: era il 3,4% tra gennaio e febbraio 2020 ed è il 10,3% nella rilevazione che si riferisce a settembre e ottobre 2021.

AUTO AL TOP, MA PARCO CIRCOLANTE DA SVECCHIARE

L’auto continua dunque a essere il mezzo di trasporto più scelto dagli italiani. Tuttavia, la predilezione degli italiani per le quattro ruote non va di pari passo con il necessario ammodernamento del parco circolante. Quello italiano, come noto, è infatti decisamente vetusto, e include una quota importante di vetture immatricolate da anni, con migliaia di chilometri percorsi, meno sicure e molto più inquinanti di quelle attuali. Si tratta di una situazione che penalizza fortemente anche la competitività economica del nostro Paese, e che è urgente affrontare, come ricordato di recente dal segretario generale dell’Aci, Gerardo Capozza: “Nel nostro Paese, purtroppo, circolano ancora oltre 12 milioni di auto altamente inquinanti. Si potrebbe pensare a sostituirle anche con aiuti e incentivi per l’acquisto di auto più recenti, maggiormente sicure e meno dannose per l’ambiente”.

INCENTIVI RIFINANZIATI

In questo senso, un passo in avanti nella direzione dell’accelerazione del tasso di ricambio del parco auto è rappresentato dal provvedimento, inserito nel “DL Infrastrutture”, che rifinanzia il fondo Ecobonus trasferendovi le risorse del fondo Extrabonus (circa 57 milioni di euro), ovviando così all’ all’esaurimento delle risorse assegnate all’Ecobonus per le autovetture elettriche e ibride plug-in con emissioni da 0 a 60 g/km di CO2. In tal modo il Governo ha accolto l’appello di Unrae e delle altre associazioni del settore automotive, e ha accolto anche il più volte sollecitato provvedimento di proroga dei termini temporali per poter usufruire degli incentivi, prevedendo come data ultima il 30 giugno 2022 (anziché il 31 dicembre 2021).

Si tratta di “un segnale importante ed una risposta tempestiva data dal Governo alle nostre istanze” – ha commentato il Presidente dell’Unrae, Michele Crisci. È importante ricordare che nell’ambito degli incentivi 2021 al mercato automobilistico per la prima volta si è deciso di agire con un bonus anche per l’acquisto di auto usate di recente immatricolazione e a minore impatto ambientale, come suggerito anche da Aniasa. Si tratta di un’occasione importante, anche per chi non può permettersi l’acquisto di un’auto nuova, per sostituire una vecchia auto inquinante e contribuire così allo svecchiamento del parco circolante.