Il Salone di Pechino in 10 punti

di Enrico Rondinelli

imageA due anni dal primo Salone dell’auto di Pechino, vediamo quello che è cambiato e come cambia il mondo dell’auto in Cina.

1. Nelle grandi metropoli le automobili sono quasi tutte straniere, prodotte dalle joint-venture locali, e le auto dei brand cinesi vanno scomparendo perchè i sempre più benestanti abitanti delle megalopoli non le considerano più.
2. I cinesi hanno grande voglia di Europa e di Stati Uniti: molto apprezzato l’“engineering” tedesco, lo stile italiano, le generose dimensioni americane o l’eleganza francese (DS docet). Il mercato dell’auto cinese cambia volto ed europei e americani guidano la crescita. La qualità e il design rimangono ostacoli difficili da superare per i brand locali che in joint-venture con le Case straniere costruiscono invece auto di ottima qualità, come alcune di quelle in esposizione al salone di Pechino 2014.Purtroppo il cliente cinese tende ancora a non cogliere differenze tra auto della medesima nazionalità e nella scelta degli allestimenti non si preoccupa di mantenere uno stile “sobrio e dimesso”: sono del tutto normali (e ufficiali) allestimenti in stile “fast and furious” con spoiler, alettoni, adesivi con fiamme, cerchi enormi e minigonne.
3. Suv e berline (quasi sempre con passo allungato rispetto al modello originale) sono le tipologie più apprezzate in Cina; quasi assenti le auto straniere di segmento A, anche se le difficoltà di un traffico congestionato, unitamente alle sempre più restrittive norme anti-inquinamento stanno portando anche qui ad una riduzione di dimensioni e al downsizing nelle motorizzazioni.
4. L’elettrico e l’ibrido che due anni fa sembravano essere una realtà immediatamente disponibile, sono ancora ai nastri di partenza: sebbene le case automobilistiche ed il governo stiano fortemente promuovendo questo tipo di alimentazione, non si è ancora pronti a livello di approvvigionamento energetico.
image5. Come si è detto, i punti di riferimento sono Europa e Stati Uniti. I costruttori cinesi hanno fatto enormi passi avanti nel design delle vetture con marchio nazionale, sfoggiando, in alcuni casi, originalità e ricercatezza, ma più diffusa è l’attività del copiare parti di varie auto componendo “puzzle” inguardabili! Se lo stile è la caratteristica più facilmente replicabile, qualità dei materiali, delle finiture (e ipotizziamo anche del piacere di guida) sono ancora lontane anni luce dagli standard europei. Tranne rarissime eccezioni, i costruttori europei possono ancora dormire sonni tranquilli.
6. Cosa vedremo in in Italia delle novità esposte al Salone? Il mercato italiano e quello cinese sono totalmente differenti; ben pochi sono i modelli presentati in Cina che vedremo sulle nostre strade, tra questi, sicuramente a breve avremo la BMW serie 2 Active Tourer, piacevole alternativa della Mercedes Classe B; le dimensioni del piccolo SUV Hyundai ix25 sono perfette per il nostro mercato così come le sue linee dinamiche e sobrie; Porsche ha presentato le nuove versioni GTS di Boxster e Cayman, improntate sulla sportività, già nei listini italiani; Mini ha presentato il restyling della Paceman, infine Land Rover presenta il concept della nuova Discovery, l’intramontabile fuoristrada britannico in dimensioni XL.
7. Cosa vorremmo e non vorremmo vedere in Europa? Non ci dispiacerebbe vedere tra i listini nostrani la Fiat Ottimo, variante su base Giulietta per il mercato cinese che potrebbe prendere il posto di Bravo, dalla qualità più che buona; bellissima la Future Luxury Concept di BMW, potrebbe avere successo in Francia la riuscitissima concept Exalt di Peugeot, berlina sportiva con trattamento esterno in metallo a vista; non dispiacerebbe il rientro del marchio MG e Rover che propone auto gradevoli anche se con meno appeal “british”; spostandosi nei segmenti delle MPV e SUV c’è solo l’imbarazzo della scelta, da Subaru Viziv2 Concept, ad Audi TT offroad concept, a Lexus NX, ad Infiniti Q30, a Volkswagen T-Roc, solo per citarne alcune.
image8. Segnale importante di una crescita culturale degli automobilisti cinesi è la presenza, sempre più cospicua, di vetture storiche e di leggendarie auto da corsa straniere esposte nei padiglioni del Salone di Pechino.
9. Stranamente quelle vetture che per noi rappresentano delle icone e sono strettamente legate ai loro marchi, qui in Cina non vengono percepite come tali: perciò è normale vedere una sola Mini 3 porte in un angolo dello stand Mini, mentre è assente la 911 nello stand Porsche e presenti due sole Golf nell’immenso stand Volkswagen. Al momento tutti puntano su vetture grandi, estremamente sportive oppure estremamente eleganti.
10. Cosa ha portato l’Italia a Pechino? Maserati Alfieri, Lamborghini Huracàn e Ferrari California T sono certamente tra le auto più apprezzate del Salone, soprattutto dagli automobilisti cinesi più giovani, l’asse portante del mercato . Poi c’è Fiat che propone la 500 anche nelle varianti elettrica e cabrio, al fianco di Freemont e delle locali Viaggio e Ottimo. Concentrandosi, insomma, su un’offerta di auto spaziose e dinamiche per automobilisti giovani ai quali saranno dedicati i tre futuri modelli prodotti in Cina da Jeep. Osservando l’offerta degli altri costruttori viene naturale chiedersi che accoglienza riceveranno le future berline e sportive Alfa Romeo che anche qui si posizioneranno fra i marchi premium. Un’ultima considerazione sul Gruppo Fiat Chrysler: peccato che il marchio Lancia non trovi posto nelle strategie future di FCA, perché il lusso di cui era espressione, declinato in esclusive limousine, sarebbe stato sicuramente apprezzato dai cinesi.