Il punto sul mercato dell’auto aziendale

di Mario Anzola

imageEconomia e mercato dell’auto destano notevoli preoccupazioni. Pesa il rigore imposto dai mercati finanziari. Se tuttavia, come sembra, dovessero maturare le condizioni per varare anche efficaci provvedimenti per la ripresa, il secondo semestre dell’anno potrebbe essere migliore del primo per l’auto in generale e pure per gli acquisti di auto delle aziende, che hanno però già pagato pesantemente il peso della crisi nel 2009 e sono quindi ora meno colpiti dalle nuove difficoltà.Le notizie dal mondo dell’economia e dal mercato dell’auto non sono certo positive. Ma qual è effettivamente la situazione e come potrebbe evolvere a breve e medio termine? E quali conseguenze ci saranno per il mercato dell’auto aziendale? Il Centro Studi Auto Aziendali (CSAA) fornisce in questo articolo le sue risposte anche sulla base delle rilevazioni condotte sui fleet manager.

Il quadro economico
L’azione del Governo Monti ha scongiurato il pericolo del default finanziario del nostro Paese, ma la situazione dell’economia reale è andata costantemente peggiorando e il rigore sta producendo i suoi effetti depressivi sull’economia e altri ne produrrà nei prossimi mesi mentre le misure adottate dal Governo dopo la manovra “Salva Italia” avranno forse un impatto positivo nel medio termine ma finora non ne hanno avuto alcuno. Come è noto il sistema economico italiano è entrato in recessione nel terzo trimestre del 2011 con un primo calo del Pil cui ne è seguito un secondo nel quarto trimestre e un terzo nel primo trimestre 2012 (nel momento in cui andiamo in tipografia l’entità di questo ultimo calo del Pil non è stata ancora resa nota ma è praticamente certo che un calo vi sarà). Da quando a metà del 2011 la situazione del Paese ha subito un drastico aggravamento, gli indicatori di fiducia dell’Istat riflettono con grande fedeltà gli umori delle imprese e dei consumatori. Il calo degli indicatori in atto nella seconda metà del 2011 aveva subito una battuta d’arresto in novembre con l’insediamento del nuovo Governo, ma già da dicembre la fiducia era nuovamente in calo e l’andamento si è mantenuto negativo fino a febbraio. imageIn marzo la presa di coscienza dell’allontanarsi del pericolo di default finanziario aveva determinato un nuovo recupero della fiducia, ma in aprile vi è stato un brusco richiamo alla realtà dovuto alla constatazione che l’impatto sull’economia reale della cura Monti si stava facendo veramente pesante. In aprile tutti i principali indicatori di fiducia diffusi dall’Istat sono infatti in calo. L’indice per le imprese manifatturiere scende da 91,1 a 89,5, quello per le imprese dei servizi scende da 82,2 a 76,0, quello per le imprese del commercio da 83,8 a 81,8 e quello dei consumatori da 96,3 a 89,0. D’altra parte gli ultimi dati sull’economia reale non sono certo tali da indurre all’ottimismo. Non solo le imprese ma anche i consumatori sentono fortemente la stretta del credito, mentre in marzo il tasso di disoccupazione sale al 9,8% con un incremento dei disoccupati su base annua del 23,4% (476.000). Questi dati seguono quelli sulla produzione industriale, che in febbraio ha subito un calo del 6,8%, e confermano la gravità della situazione, mentre crescono i timori per l’impatto sull’economia reale dei provvedimenti già varati dal Governo, ma che cominceranno ad incidere sulle imprese e sui consumatori a partire dai prossimi mesi e in particolare con il pagamento dell’Imu e con il previsto nuovo aumento dell’Iva. La situazione è dunque preoccupante e le prospettive non appaiono positive. Nel Paese è sempre più diffusa la consapevolezza che all’austerità imposta dai mercati finanziari debbano accompagnarsi misure di rilancio dell’economia reale.  Anche il Governo naturalmente è consapevole di questa esigenza, ma il quadro internazionale e in particolare la politica economica imposta all’Europa dalla Germania della cancelliera Merkel non ha consentito di adottare misure di rilancio per l’economia. La situazione politica però sta cambiando. Dalla Francia, dall’Olanda, dalla Spagna, dalla Grecia e anche dall’Italia spira un vento nuovo che ha moltissime probabilità di incidere sulla politica economica dell’Europa e quindi dell’Italia. Se così fosse le prospettive per il secondo trimestre del 2012 potrebbero decisamente migliorare. Anche soltanto la presentazione di un programma di rilancio dell’economia, accompagnato da un allentamento della stretta sul credito potrebbe avere riflessi sulla fiducia di imprese e consumatori con effetti positivi anche sulla propensione al consumo. E naturalmente anche sulla propensione ad acquistare autoveicoli da parte di privati ed imprese.

imageIl mercato dell’auto
Nel primo quadrimestre del 2012 sono state immatricolate in Italia 540.146 autovetture con un calo del 20,1% sullo stesso periodo del 2011. Si tratta di un dato estremamente negativo anche perchè il confronto si fa con un 2011 non certo esaltante per le immatricolazioni. Proiettando il risultato sugli ultimi 6 mesi su base annua il Centro Studi Promotor GL events ha stimato che nel 2012 le immatricolazioni in Italia potrebbero attestarsi a quota 1.465.625 immatricolazioni. Un volume di vendite che non veniva più realizzato dal 1983. Se questo non bastasse per dare una idea della gravità della situazione dell’auto aggiungiamo che rispetto al livello record delle immatricolazioni registrato nel 2007 le previsione per il 2012 è al di sotto di ben il 41%, cioè di più di un milione di autovetture. Molte sono le cause che concorrono a determinare questa situazione. Il mercato italiano dell’auto soffre innanzitutto per le difficoltà dell’economia di cui si è detto sopra, ma anche per i livelli elevatissimi dei prezzi dei carburanti e dell’assicurazione RC auto, per una pressione fiscale specifica insostenibile e per le difficoltà di accesso al credito.

Alcuni dati e alcuni indicatori sono particolarmente eloquenti sull’attuale momento del settore dell’auto. Tra la fine del 2011 e la fine di aprile il prezzo della benzina è aumentato del 10,5% e quello del gasolio del 4,5%. Ne hanno risentito pesantemente i consumi calati del 2,4% in gennaio, del 16,4% in febbraio e dell’8,7% in marzo e ne hanno sicuramente risentito anche gli acquisti di auto. A questo proposito giova rilevare che l’indicatore elaborato dall’Osservatorio Findomestic sulla propensione a comprare un’autovettura nuova, dopo essere sceso a livelli infimi a fine 2011 e, dopo un rimbalzo in gennaio e febbraio, in marzo e in aprile è di nuovo in calo. Per quanto riguarda l’assicurazione RC auto non si hanno notizie di effetti positivi conseguenti alla liberalizzazione introdotta dal Governo. Per la pressione fiscale specifica sull’auto si prevedono poi ulteriori inasprimenti, mentre la quota degli acquisti di autovetture con ricorso al credito è scesa al 51% dal 61% del 2008.

Anche per l’auto il quadro non è dunque certamente favorevole. Se però si impostasse una politica per la ripresa dell’economia si vedrebbero effetti positivi già nel secondo semestre dell’anno.

Il mercato dell’auto aziendale
Il mercato automobilistico italiano, complessivamente considerato, ha attenuato l’impatto della crisi deflagrata con il fallimento di Lehman Brothers del 15 settembre 2008 grazie agli incentivi varati nel 2009 che si sono protratti anche per il primo trimestre dell’anno successivo ed è quindi entrato in sofferenza soltanto a partire da aprile 2010 per subire poi un drastico peggioramento imagenegli ultimi mesi per effetto del configurarsi di una nuova recessione ancora più grave di quella iniziata nel 2008. Non beneficiando di incentivi, il mercato dell’auto aziendale, come mostra il grafico in apertura di questo articolo, ha invece accusato pesantemente la crisi nel 2009. Le immatricolazioni subirono infatti un calo di ben il 28%. La ripresa è però cominciata nel 2010 ed è proseguita nel 2011 che ha comunque fatto registrare un volume di immatricolazioni ancora al di sotto del livello del 2008 del 13%. Se non vi fosse stato il drastico peggioramento del quadro economico delineatosi a metà del 2011, il recupero sarebbe sicuramente continuato nel 2012. Come è noto le cose non sono però andate così e quindi i dati del primo quadrimestre mostrano che il mercato dell’auto aziendale è in calo del 12,3%. Questa contrazione è però sensibilmente più contenuta di quella degli acquisti di auto da parte di privati che è del 23,9%. Nei prossimi mesi, secondo le elaborazioni del Centro Studi Auto Aziendali, il mancato recupero dei livelli di normalità toccati negli anni precedenti la crisi dovrebbe consentire al mercato dell’auto aziendale di perdere decisamente meno terreno rispetto agli acquisti di auto private anche nel consuntivo di fine anno. In particolare il Centro Studi Auto Aziendali stima che il 2012 si concluderà con un calo degli acquisti di auto aziendali contenuto tra l’8 e il 9%, mentre gli acquisti delle auto dei privati dovrebbero calare del 20,4%. L’andamento delle rilevazioni del Centro Studi Auto Aziendali sui fleet manager con parchi di 10 o più auto confermano che gli acquisti di auto aziendali non dovrebbero subire un crollo come quelli di auto private. Infatti, come mostrano i grafici in questa pagina, dovrebbe infatti continuare nel 2012 il rinnovo dei parchi auto in imageatto dopo il drastico impatto della crisi che si è avuto nel 2009. il 69% dai fleet manager interpellati dal CSAA dichiara infatti che acquisterà vetture nel 2012 e gli intervistati che prevedono di incrementare la consistenza del loro parco auto nel corso del 2012 sono il 33% e prevalgono nettamente sui colleghi che prevedono che il loro parco si assottiglierà (15%). Tra l’altro i giudizi sulle misure che l’azienda potrebbe prendere nei prossimi 12 mesi se la situazione del mercato e dell’economia dovesse peggiorare, confrontati nella tabella qui sotto con quelli rilevati nell’aprile 2011, confermano che gli interventi che si potevano fare per razionalizzare il parco auto sono stati sostanzialmente già fatti. Anche di fronte ad un ulteriore peggioramento dell’economia il 56% afferma quindi che non verrà presa nessuna misura nei confronti del parco auto. In aprile 2011 la percentuale corrispondente era del 37%.

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