Il futuro dell’automotive si gioca su tecnologia e digitale

di Rossana Malacart

Un recente studio dell’IBM Institut for Business Value rivela che il futuro dell’automotive sarà dominato da digitalizzazione e connettività. Per l’industria dell’auto significa un cambio di paradigma che imporrà, nel prossimo decennio, investimenti per circa 33 miliardi di dollari. 

Un cambiamento epocale attende il settore automotive nei prossimi 10 anni. Lo sostiene lo studio di IBM Institute for Business Value “Automotive 2030: Racing toward a digital future”, in occasione del quale sono stati intervistati oltre 4.800 executive di case automobilistiche e oltre 11.500 consumatori. Più della metà di questi ultimi ha affermato che il brand e il servizio di assistenza del veicolo avranno sempre minore rilevanza nel processo di scelta di una nuova auto, a condizione che la vettura sia conveniente e la sua fruizione semplice e accessibile. Si profila, poi, una sempre maggiore propensione all’utilizzo dei mezzi piuttosto che al loro possesso.

I manager delle case automobilistiche sottolineano quindi che la capacità di un veicolo di riconoscere i suoi occupanti, integrarsi con i loro dispositivi mobili e instaurare un dialogo digitale diverrà col tempo più importante rispetto alla stessa esperienza di guida.

CAMBIAMENTO EPOCALE

L’industria automobilistica, insomma, dopo 100 anni nei quali ha seguito un modello di business sintetizzabile in progettare, produrre, vendere e riparare veicoli, dovrà cambiare i propri paradigmi organizzativi, produttivi e culturali. Da qui al 2030 le previsioni di IBM stimano che ognuno di noi disporrà di circa 15 dispositivi connessi, che il 15% delle auto nuove potrebbe essere a guida autonoma, che il software rappresenterà circa il 90% dell’innovazione dei veicoli e che il car sharing potrebbe riguardare il 26% dei tragitti globali percorsi. Proprio attorno all’evoluzione della tecnologia l’automotive cambierà pelle. La tecnologia e le auto connesse permettono ai driver di usufruire di servizi quali la localizzazione delle stazioni di servizio più vicine, ma anche dei punti di sosta come ristoranti e alberghi dislocati lungo il tragitto che stanno compiendo. Orientare la produzione dei veicoli alla soddisfazione di questo tipo di esigenze potrà fare la differenza in futuro e rappresenterà per le case il perno sul quale creare il vantaggio competitivo dei singoli brand nei confronti della concorrenza.

NUOVE PIATTAFORME

Tutto ciò potrà realizzarsi attraverso l’utilizzo di piattaforme digitali aperte e attraverso il mutamento degli standard produttivi, grazie anche alla riqualificazione e alla formazione professionale specifica del personale addetto. Sarà l’esperienza digitale all’interno del veicolo, piuttosto che le caratteristiche di guida, il fattore preponderante del singoli brand man mano che le auto saranno governate dai software in rete. La partnership tra IBM Watson e la piattaforma General Motors OnStar o l’investimento da 1 miliardo di dollari effettuato da Toyota sulla guida autonoma basata sull’intelligenza artificiale sono solo alcuni esempi di come queste tendenze stiano influenzando già oggi i programmi delle case auto. Secondo IBM, solo il 18% degli executive intervistati ha potuto confermare di operare su piattaforme di dati digitali e solo pochissime aziende stanno lavorando su modelli completamente automatizzati, nonostante molti produttori stiano andando in questa direzione.

RIPENSARE LE ORGANIZZAZIONI

La metà dei dirigenti delle case auto intervistati riconosce che per avere successo o addirittura per sopravvivere nei prossimi dieci anni dovrà ripensare le proprie organizzazioni con tecnologie digitali supportate dai dati che per l’83% degli intervistati sono considerati un valore strategico. “La digital reinvention condurrà l’industria automobilistica verso veicoli autonomi, connessi, elettrificati e condivisi basati su differenti ecosistemi di piattaforme”, ha affermato Dirk Wollschläger, direttore generale Global Automotive, Aerospace & Defense Industries IBM. “Questi ecosistemi saranno composti da un mix di aziende tecnologiche, agili e ad alte prestazioni, appartenenti a diversi settori, ognuna delle quali porterà la propria specializzazione e il proprio valore”.

ECOSISTEMI DIGITALI

Tutto ciò comporterà massicci investimenti a carico delle aziende. Nel momento in cui l’industria automobilistica inizierà ad implementare e utilizzare ecosistemi digitali dovrà affrontare nuove sfide. Affinché i veicoli possano offrire esperienze digitali personalizzate e intelligenza artificiale e guida autonoma diventino caratteristiche standard, i costruttori dovranno possedere nuove competenze. Con una forza lavoro diretta di oltre otto milioni di persone, l’industria dovrà spendere, secondo le stime di IBM, oltre 33 miliardi di dollari nei prossimi 10 anni. Per centrare questo obiettivo, i dirigenti si aspettano un notevole aumento dei budget dedicati alla formazione e alla riqualificazione del personale.