Il fisco penalizza (ingiustamente) le auto delle flotte aziendali

di Robert Satiri

Più volte dalle pagine di questa rivista, e da parte degli esperti autorevoli, abbiamo letto della famelica vessazione del Fisco nei confronti dell’automobile. Ci sembra che questo sia particolarmente accentuato nell’ambito dei veicoli delle flotte aziendali, non riservando alle automobili lo stesso trattamento degli altri fattori della produzione; di fatto considerandole come una sorta di “vezzosi” strumenti di lavoro. Non sono forse le auto per gli informatori scientifici, i tecnici, i funzionari commerciali, utili ed indispensabili al pari di computer, supporti tecnici, scrivania e telefono?

IL CONFRONTO CON LA UE

Il confronto diventa impietoso, poi, se fatto con riguardo alle altre economie con le quali dobbiamo competere: se, ad esempio, consideriamo i Paesi in ambito europeo non capiamo perché le nostre aziende – oltre a sostenere diseconomie ataviche derivanti dal maggior costo dell’energia, delle materie prime, della burocrazia e dalle infrastrutture incomplete o mal funzionanti – debbano sopportare una detraibilità dei costi dell’auto inferiore a tutti gli altri Paesi. Non vogliamo addentrarci in questioni tecniche ma vorremmo solo fornire la “sensazione” della penalizzazione.

Per quanto riguarda l’Iva il “male” risale ad un’anacronistica deroga ottenuta dallo stato italiano dalla Ue nel lontano 1980; per vent’anni l’Italia si è avvalsa di un regime speciale di indetraibilità totale, poi, dal 2001, si è passati prima al 10% e poi al 15%. Nel 2006 la Corte di Strasburgo ci ha “condannati” (sarebbe più appropriato dire obbligati, ma si tratta di una sentenza) alla detraibilità totale ma il ministero dell’Economia dell’epoca, ricorrendo a studi mai pubblicati sulla percentuale di concorso alla produzione del reddito delle automobili aziendali, ha ottenuto di limitare la detrazione al 40% per un periodo di tre anni, rinnovati di triennio in triennio; quello attuale dovrebbe scadere il 31 dicembre 2019.

DEDUZIONI DEI COSTI NON CORRETTE

Nel caso della deduzione dei costi di acquisto e manutenzione del veicolo, questi beneficiano di vari regimi che vanno dal recupero del 20% (auto di pool), del 70% (auto in uso promiscuo) e fino al 100% (quando sono strumentali all’oggetto sociale dell’impresa o per i veicoli commerciali), secondo la tipologia di utilizzo del mezzo. Mi sembra che i tempi siano giusti per proporre dal punto di vista dei fleet manager aziendali soluzioni win-win, che riescano a coniugare gli interessi del Paese, delle aziende, dei cittadini e del sistema automotive nel suo complesso.

L’esperienza maturata con gli improvvidi provvedimenti del governo Monti in tema di tassazione delle auto di lusso, che oltre a non aver generato che un’infinitesima frazione del gettito previsto, ha sconquassato il mercato delle auto sia nuove che usate di alta cilindrata in Italia, dovrebbe insegnarci qualcosa. Siamo anche di fronte a un periodo epocale per il mondo dell’automobile e della mobilità in generale, con svolte ambientali in tema di propulsione che vanno sollecitate, gestite e accompagnate. Il mercato delle flotte rappresenta mediamente circa il 40% delle vendite nel nostro paese ma, al di là di questa percentuale, è quello che svolge un’indispensabile funzione di “diffusore di massa” delle nuove tecnologie, siano esse per la sicurezza o per la sostenibilità ambientale.

VETTURE PIÙ SICURE

Senza i parchi auto aziendali non avremmo avuto il numero di vetture dotate di ABS, Air bag, Bluetooth o Adas che abbiamo attualmente; ed i parchi auto aziendali sono anche quelli con le emissioni medie più basse tra le auto in circolazione in Italia. Di questo dobbiamo tener conto per aprire una nuova opportunità in tema di fiscalità dell’auto.

La possibilità di detrarre integralmente l’Iva e recuperare i costi per le aziende, con un trattamento congruo del fringe benefit per l’auto in uso promiscuo al dipendente, potrebbe essere l’incentivo più giusto ed efficace rispetto ad ogni altro (Eco bonus compresi) per rinnovare il parco circolante, aumentando le auto delle flotte con conseguente riduzione di quelle private; con effetti positivi in tema di decongestionamento strutturale delle città ed emissioni medie abbattute.