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Il diesel vince anche nelle flotte europee

di Graziella Marino

Lo scandalo del dieselgate ha dato la stura a una sorta di caccia alle streghe per le vetture diesel, che ha portato molte metropoli ad annunciarne il blocco totale della loro circolazione entro 4-5 anni. Le flotte, che soprattutto in Europa sono costituite prevalentemente da auto diesel, sono tra le più colpite da queste misure, che si affiancano all’ormai inarrestabile corsa verso l’elettrico e verso l’auto a guida autonoma. Ma è poi vero che il diesel non ha futuro, e che le auto elettriche sono un toccasana per la salute del pianeta? Di questo e delle nuove sfide della mobilità che attendono il mondo delle flotte aziendali si è parlato a Roma alla “Global Fleet Conference” dal 28 al 30 maggio scorsi. 

 

 

Alimentazioni: come cambia lo scenario 

Nel 2017, come ha illustrato Giorgio Elefante, responsabile automotive in Italia di PriceWaterHouse, le vetture a benzina prodotte nel mondo erano il 49,1%, mentre quelle diesel il 46,3%, il 2% erano ibride, l’1,6% Plug in Hybrid (Phev) e l’1% elettriche. Il primato della benzina è destinato a crescere fino a raggiungere nel 2024 il 40,7% della produzione, contro il 29,9% del diesel. Inoltre, verranno prodotte sempre più vetture con alimentazioni alternative, che passeranno dal 5% del 2017 al 15% del 2024. Nel prossimo decennio, poi, diventeranno realtà i taxi robot e si potrà acquistare il primo veicolo completamente autonomo. Prima però sarà necessario preparare normative e infrastrutture adeguate.

 

Diesel sotto attacco ma preferito dalle flotte 

Sebbene oggi sia molto diffuso, il diesel è sotto attacco. Infatti in Europa, secondo Dataforce, il mercato totale delle vetture diesel è passato da una quota vicina al 50% nel 2004 al 44% del 2017. Nelle flotte, però, le motorizzazioni diesel continuano a correre: nel 2017 in Europa le auto aziendali alimentate con questo carburante erano il 60%, mentre la benzina si era fermata al 34%. I valori si invertono per il mercato dei privati: il diesel si ferma al 32% e la benzina vola al 60%. Negli Usa, invece, la benzina supera il 90% sia nelle flotte che tra i privati e in Cina arriva al 98% tra i privati e all’81% per le flotte, dove spicca anche un 10% di auto elettriche. 

 

 

Cosa accadrebbe se il diesel non ci fosse più?

In Germania – ha precisato Odinius – se tutte le vetture diesel fossero sostituite da auto a benzina, le emissioni di CO2 passerebbero da 115,4 milioni di tonnellate all’anno a 127,3 milioni, aumentando quindi di circa 12 milioni di tonnellate. Uno scenario non certo desiderabile, anche se le emissioni di NOx passerebbero dalle attuali 281.000 tonnellate a 154.000 tonnellate all’anno. Ma se i vecchi diesel fossero sostituiti dai nuovi diesel Euro 6, secondo Odinius, le emissioni di NOx scenderebbero a 147.000 tonnellate e la CO2 non salirebbe

 

E se tutte le auto fossero elettriche? 

Odinius ha disegnato anche un altro scenario: la totale scomparsa delle auto con motore a combustione interna e la circolazione solo di vetture elettriche. Anche in questo caso non è semplice dire se il gioco valga la candela. Infatti, sempre considerando il parco circolante tedesco (composto da circa 45 milioni di autovetture) ci sarebbe un taglio di 115 milioni di tonnellate di CO2 e un risparmio di 281.000 tonnellate di NOx. Per caricare le vetture, però, occorrerebbe produrre 90 Twh in più di elettricità. Da produrre in maniera pulita, se si vuole mantenere a zero l’impatto ambientale di queste vetture. 

 

Fleet management più attento all’efficienza

Nell’era della mobilità condivisa, dell’assistenza alla guida con sistemi di comunicazione in tempo reale tra auto e conducente e tra auto ed auto, della perenne connessione ad Internet, la professione del fleet manager sta vivendo un momento di profonda trasformazione. Anche di questo si è parlato alla Global Fleet Conference di Roma. Un esempio di come si può trasformare un Fleet management in un Mobility management con il supporto della tecnologia digitale è stato illustrato dal dirigente di Microsoft, David Omodei.

Il primo passo è iniziare a pensare in termini di costo della mobilità globale dell’azienda e non solo al costo di gestione delle auto della flotta. Il modo più semplice di organizzare al meglio tutte le possibili modalità di spostamento dei dipendenti è dotarli di una mobility card, attraverso la quale possano gestire autonomamente un budget loro assegnato. Sarà quindi il dipendente a decidere se per raggiungere una meta di lavoro vuole utilizzare l’auto, il treno, i mezzi pubblici o modalità di trasporto alternative come il car sharing, il car pooling, il ride sharing o il bike sharing. In quest’ambito di scelta si possono acquistare crediti. E in ogni caso si riducono i costi di gestione delle flotte e le emissioni.