Il costo “occulto” dei disservizi stradali

di Robert Satiri

Questo articolo è stato impostato a fine luglio, quindi prima della tragedia del ponte Morandi. Non è mai piacevole vedere rendersi concreti i timori già presenti in una disgrazia della portata di quella accaduta sull’A10, ma i prodromi c’erano tutti, inclusi i vizi delle italiche gestioni. Pur con un immane dolore nel cuore tenteremo in ogni modo di attenerci all’oggettività dei fatti

Le imprese che con le loro flotte aziendali esercitano la propria attività economica in Italia devono ogni giorno scontrarsi con un nemico in più rispetto a quelle di molti altri paesi del mondo occidentale: il costo dei pedaggi autostradali e la correlazione tra onere sostenuto e benefici ricevuti

 

 

Oneri senza pari nella UE

Gli oneri autostradali italiani sono senza dubbio i più elevati tra quelli degli altri paesi europei con le cui aziende, tra l’altro, debbono competere le nostre aziende: In Olanda, Belgio e Germania le autostrade sono gratuite, in altri paesi si è scelta la soluzione del canone annuale. Qui i costi oscillano dai poco più di 37 euro della Svizzera agli 87 dell’Austria. Sistema a pedaggio simile al nostro in Spagna e Francia, ma con costi inferiori almeno del 15% (e a volte il concessionario del servizio è riconducibile allo stesso gruppo che opera in Italia). 

 

L’autostrada costa come il carburante 

È bene avere in mente che l’onere autostradale in Italia incide per un valore grossomodo equivalente a quello del costo del carburante per una vettura di media cilindrata. Questo genera uno svantaggio evidente nei confronti dei competitors di altri Paesi che si aggiunge, nel caso delle flotte aziendali, a quello del mancato recupero integrale dell’Iva e degli oneri di acquisto e gestione delle autovetture aziendali. Chiaramente tutti immaginiamo un servizio migliore rispetto agli altri paesi citati legato al maggior costo, ma questo in sincerità non sembra percepibile. 

 

 

 

Cattiva gestione di picchi ed emergenze 

La situazione poi puntualmente precipita in caso ferie e maltempo, soprattutto piogge e nevicate, con servizi inadeguati, caselli tenuti aperti nonostante incolonnamenti da esodo biblico, mancate informazioni tempestive, segnalazioni errate e spesso discordanti, servizi d’info traffico non sufficienti e sicuramente inadeguati al contesto di velocità informativa in cui ormai viviamo. Molto si può e si deve fare, chiaramente dal punto di vista infrastrutturale e sancendo soprattutto un principio sacrosanto: se un tratto autostradale è interessato da lavori di manutenzione o ampliamento non è giusto far pagare il pedaggio per la tratta interessata! Non si può pagare un servizio (la tratta autostradale a scartamento ridotto e con limiti di velocità da cantiere, oltre al pericolo, a volte, del cambio di carreggiata) se non si ha il servizio promesso (strada a posto, limiti di velocità adeguati, condizioni di sicurezza assoluta).

Traduco: ad esempio si è fatta pagare per anni la tratta Milano–Torino con disagevoli lavori in corso! Analogo ragionamento è sviluppabile mutuando l’esperienza di aerei e treni: in caso di interruzioni di servizio che costringano gli automobilisti a permanenze in coda superiore ad un tempo determinato (due ore, ad esempio) deve automaticamente scattare la possibilità di chiedere il rimborso. Se ci spostiamo al di fuori della rete a pagamento? Cade il presupposto dell’onere di percorrenza ma aumentano a dismisura le questioni legate alla manutenzione e alla sicurezza delle infrastrutture.

 

 

Manutenzione scadente  

Da anni ormai le manutenzioni della rete stradale extra autostradale sono state pressoché annullate, a scapito di conducenti, pedoni, aziende e privati cittadini. I tagli drastici alle manutenzioni hanno minato la sicurezza di strade, ponti e viadotti che già versavano in condizioni non rassicuranti, fino a giungere ai crolli. Le buche sul manto stradale sono purtroppo solo l’aspetto immediatamente visibile di una situazione ben più complessa e pericolosa.

Vivendo nell’entroterra appenninico conosco la storia dell’E45 nel tratto del Verghereto: inaugurata nei primi anni ‘90, da allora non c’è stato un solo giorno nel quale tutto il tratto fosse completamente aperto alla circolazione e non interessato da lavori di manutenzione straordinaria, anche pochi giorni dopo l’inaugurazione. Di situazioni analoghe la cronaca quotidiana è pronta testimone.

Il solo espediente che si utilizza è quello di abbassare all’inverosimile i limiti di velocità (arrivando a paradossi mostruosi, con limiti a 30 km/h ormai diffusi su lunghi tratti di strade extraurbane ed a scorrimento veloce) e piazzando il pronto, efficiente, relativo autovelox! Se ci mettiamo alla guida di un veicolo dotato dei dispositivi ADAS basici, constatiamo come leggere un cartello stradale e rilevare le strisce sulla carreggiata che ci consentirebbero di aumentare in modo esponenziale la sicurezza a bordo e per gli altri utenti della strada, molto spesso sia un’impresa fantascientifica perché cartelli o strisce sono assenti, mal ridotti, incongruenti.