Hyundai Tucson: cura italiana per il suv coreano

di Gianni Antoniella

Hyundai Tucson cura italiana per il suv coreano 00Con la nuovissima Tucson la Casa di Seul punta sempre più in alto: stile (la linea è firmata da Nicola Danza), qualità e comfort per entrare nella parte premium del mercato. Un modello che punta dritto sul segmento business.Un altro passo avanti, un altro passo per assumere una connotazione più netta, più chiara, più forte. L’ultima generazione di Hyundai Tucson è  più di un nuovo modello di suv di medie dimensioni: è un vessillo che ai coreani serve per conquistare uno status di costruttore anche di modelli premium che possono combattere ad armi pari anche con Case di nobiltà (automobilistica) conclamata.

“Con la Tucson – ci spiega Andrea Crespi, direttore generale di Hyundai Motor Company Italy – arriviamo sul mercato con un modello forte e competitivo. Siamo attrezzati per la grande sfida e con quest’auto vogliamo definitivamente conquistare il posto che meritiamo anche come blasone”. Questo suv, che è offerto sia con la sola trazione anteriore sia con una integrale a controllo elettronico, punta dichiaratamente a entrare in concorrenza con le regine del segmento e vuole migliorare le già buone performance (di vendita) della iX35, il modello che la Tucson va a sostituire. Nel mirino ci  sono innanzitutto Nissan Qashqai e poi la Volkswagen Tiguan: due cardini intorno a cui si articola il mercato italiano. Hyundai Tucson cura italiana per il suv coreano 01E’ dunque chiaro che se si va a sfidare questo tipo di vetture, bisogna fare i conti anche con il mercato business, ovvero l’altro perno a cui bisogna appoggiarsi se si vogliono fare i numeri.

 

Made in Italy

Ritornando alla Tucson, per ammaliare fin dal primo sguardo il futuro cliente si è cercato di vestire l’auto con un abito raffinato, con un tocco elegante made in Italy. Non si è scelto, però, come all’epoca della Matrix (la monovolume compatta in produzione più di un decennio fa) di rivolgersi a un fornitore esterno (che all’epoca era stato Pininfarina), ma si è fatto tutto in casa e la firma sulla silhouette della Tucson l’ha messa Nicola Danza, Design manager dello Hyundai Design Centre Europe di Rüsselsheim, Repubblica Federale Tedesca, come si legge sul suo biglietto da visita. Lombardo-pugliese (è nato a Bitonto 43 anni fa, ma è cresciuto a Milano), Danza è in forza alla casa coreana da una decina di anni. Prima aveva lavorato in Fiat e prima ancora aveva studiato allo Ied di Torino. Ebbene, questo italianissimo designer ha creato una linea accattivante, di forte impatto che pur non rompendo completamente con la tradizione Hyundai pone questo prodotto su un altro piano. Meno creativi gli interni anche se la cifra è data dalla razionalità e dalla praticità: si vede che è un’auto comunque pensata per la famiglia. Spazio e comfort sono gli altri segni distintivi dell’abitacolo. Hyundai-Tucson-cura-italiana-per-il-suv-coreano-03Il bagagliaio è grande, con un doppio fondo che aiuta a non creare scalini con gli schienali del divano (divisi in modo asimmetrico) quando si ripiegano. Però la seduta del sedile posteriore è fissa e quindi un fondo piatto, in stile furgone, non si riesce a realizzare. Va sottolineato che su  Tucson è a disposizione il portellone motorizzato che si apre e si chiude da solo, senza sforzo.

Per i motori sono previsti due propulsori a benzina, con iniezione diretta, e due quattro cilindri turbodiesel con tre diverse potenze tra le quali scegliere.

 

La gamma  

A benzina c’è l’1.6 aspirato da 132 cv che è proposto con la sola trazione anteriore. Nuovo è l’1.6 turbo che sprigiona la bella potenza di 177 cavalli. Questo motore, oltre che con la trasmissione manuale a sei marce, può essere accoppiato con il nuovo cambio automatico a doppia frizione a 7 rapporti made in Hyundai, e può essere ordinato in abbinamento sia alla trazione anteriore sia a quella integrale. Per le versioni  turbodiesel c’è il piccolo 1.7 da 115 cv (solo trazione anteriore) e il più potente due litri offerto con due potenze: 132 cv (anteriore e integrale; cambio manuale o automatico con convertitore) e 185 cv (solo 4×4 e cambio manuale o automatico con convertitore). Come si può vedere la gamma di Tucson è completa e ricalca quella della precedente  iX35.

 

Comfort con brio  

Nella prova su strada intorno a Francoforte, che abbiamo fatto in occasione della presentazione di questo modello, abbiamo avuto a disposizione la turbodiesel 2.0 con 185 cv e cambio manuale a sei marce. Si tratta della versione top dell’intera gamma con un allestimento completo che comprende tutti i sistemi elettronici di sicurezza, compresi quelli di frenata di emergenza, controllo della carreggiata e il sistema per parcheggiare in automatico. Come si diceva è un’auto da famiglia con un motore generoso che, pur non avendo connotazioni sportive, non tradisce mai spingendo con una generosissima coppia di 400 Nm. Velocissima in autostrada (notevole il silenzio a bordo) è agile sulle strade di montagna e anche pronta ad affrontare passaggi in fuoristrada di un certo livello aiutata in questo dai controlli elettronici (dal blocco del giunto centrale alla frenata automatica in discesa).

Hyundai Tucson cura italiana per il suv coreano 02

Per vincere  

Nella strategia di Hyundai Motor Italy, però, non è questa versione quella destinata a fare i numeri. Le punte per dare l’assalto al nostro mercato sono la più piccola a benzina (1.6 da 132 cv), per i clienti privati, soprattutto famiglie, mentre l’offensiva nel settore  aziendale avrà i suoi punti di forza nelle versioni turbodiesel: 1.7 da 115 cv e due litri da  136 cv.