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Hyundai Kona, il “piccolo” Suv dalla grande personalità

di Paolo Artemi

Per un fleet manager il marchio Hyundai è una sorta di Sacro Graal. La Casa coreana sforna a getto continuo modelli caratterizzati da un clamoroso rapporto tra qualità e prezzo, capaci di andare senza rompersi per decine e decine di migliaia di chilometri e disegnati in modo sicuramente gradevole alla vista. Il problema era, fino a qualche anno fa, far digerire quei modelli ai propri collaboratori, che se dovevano pensare a un benefit aziendale sentivano immancabilmente i neuroni parlare in tedesco, magari a volte in francese ma mai e poi mai in coreano: in fondo loro le auto si limitano a guidarle, non le devono comprare né mantenere; quindi, tanto vale esagerare! 

 

 

 

Convenienza e qualità 

Ma se, invece, si è costretti a ragionare con un occhio al portafoglio, i cinque anni di garanzia offerti da Hyundai, tanto per cominciare, sono un vero toccasana per i conti dell’azienda. Fin qui l’arido linguaggio delle cifre. Che finisce per valere zero quando vedi la Kona che ti farà compagnia per tutta la giornata e ci si rende conto del fatto che, in fondo, le “tedescherie” non hanno poi tante ragioni di esistere nei desiderata dei fruitori di vetture aziendali. Perché esteticamente quest’auto si presenta veramente bene, ha qualcosa in più delle crossover in fotocopia che stanno intossicando e banalizzando il mercato e sarebbe difficile definirla “cool” dato che non strizza l’occhio agli effimeri venti delle mode e questo è già un primo, ottimo, fiore all’occhiello. 

 

Interni curati e multimedia al top 

Il primissimo approccio si ha aprendo la portiera e osservando gli interni, oggettivamente ben realizzati con le cuciture dei sedili a contrasto. Prima ancora di accendere il motore, con il Multimedia system si collega lo smartphone allo schermo a sfioramento da sette pollici e si dà voce all’impianto hi-fi di bordo che fornirà la colonna sonora alla giornata. Ed ecco che il popolo delle cuffiette è servito: ecco come si dovrebbe sentire la musica, qualsiasi musica, con i bassi esaltati dal subwoofer posizionato nel baule e i toni medi e bassi ben rappresentati da sei altoparlanti, l’ideale per prepararsi a partire trionfalmente sulle note di “Fanfare for the common man” di Emerson, Lake & Palmer, energia pura su spartito di Aaron Copland che nessun caffè, sia pure ristretto, potrebbe darti a quest’ora. 

 

 

Le dotazioni di sicurezza 

Pronti, via, ci si immette nel traffico, apprezzando fin da subito l’head up display che mostra velocità e dati di navigazione sul parabrezza senza costringere a distogliere lo sguardo dalla strada. Tutto fila liscio, ma è rassicurante sapere che all’occorrenza potrebbero entrare in scena la frenata autonoma di emergenza che vede anche i pedoni, la gestione automatica dei fari abbaglianti, il sistema di monitoraggio dell’angolo cieco e l’avviso di un possibile tamponamento. E se la levataccia indispensabile per arrivare in orario all’appuntamento con la vettura dovesse presentare il conto, ecco il rilevatore di stanchezza del guidatore. Tutta roba da tedeschi, verrebbe da pensare, che, ovviamente, spinge il prezzo verso l’alto. 

 

La scala dei prezzi 

Ovviamente, la macchina che si sta guidando non costa, secondo il listino riservato ai privati, i 18.450 euro della scarna versione base ma è molto vicina alla quotazione massima della Kona, fissata a quota 31.000. Troppo per una coreana? Raziocinio alla mano fate quattro conti, quattro proprio come le ruote motrici della nostra partner per un giorno, che tra l’altro è molto agile e maneggevole e anche grintosa quando serve: il suo quattro cilindri da 1,6 litri di cilindrata a benzina eroga la bellezza di 177 cavalli grazie alla spinta del turbocompressore.

 

 

Il comportamento su strada 

Mentre la città scompare nel retrovisore e inizia una strada statale tutta curve si apprezzano, nell’ordine, la precisione dello sterzo, la resistenza dei freni alle sollecitazioni più brusche e il rollio ridotto ai minimi termini da sospensioni veramente ben disegnate. Il resto lo fa il cambio automatico a sette rapporti che, secondo i dati di omologazione, porta la Kona da zero a 100 all’ora in 7,9 secondi. Dopo aver imboccato l’autostrada e verificato i consumi, che si attestano a quota 13 chilometri con un litro, viene spontaneo chiedersi se non sia meglio, prima di formalizzare l’acquisto delle vetture destinate ai parcheggi aziendali, paragonare i listini e aspettare qualche mese quando, in estate, cominceranno le consegne delle versioni a gasolio. Ma, forse, considerando la brutta fama che si è fatta quella che una volta si chiamava nafta causa polveri sottili, conviene consumare qualcosa di più per evitare possibili blocchi della circolazione legati al carburante utilizzato, sempre più frequenti nelle metropoli nostrane. 

 

L’abitacolo rivestito su misura 

Sulla via del ritorno un’ultima considerazione. Per i destinatari di questa Hyundai potrebbe essere molto divertente farsela su misura pescando tra le dieci differenti tinte della carrozzeria e le due disponibili per il tetto, per non parlare degli specchi retrovisori a contrasto, dei cerchi in lega, delle finiture in grigio, rosso o color lime che possono vivacizzare l’abitacolo. No, non si tratta di essere alla moda, ma soltanto di buon gusto da applicare a proprio piacimento. Insomma, questa crossover del segmento B, costruita a Ulsan in Corea del Sud, nello stabilimento più grande del mondo, ha tutte le carte in regola per fare più di una breccia nell’universo delle company car. I tedeschi, i francesi e gli italiani sono avvertiti. 

 

GUARDA IL VIDEO: HYUNDAI KONA – PROVA SU STRADA