Honda Civic Sedan, una berlina fuori dal coro

di Paolo Artemi

La Honda Civic può vantarsi d’essere nata nel 1972, ed ha debuttato in Italia nel 1983, quando ancora le auto giapponesi erano contingentate e per venderle i dealer si giocavano all’asta le limitate licenze d’importazione. Da allora ha conquistato generazioni di automobilisti che riconoscevano un’originale interpretazione dello stile, una cura nell’assemblaggio degli interni, l’offerta di motori con interessanti prestazioni

 

 

Non segue le mode

Con tanti anni di storia alle spalle, il nome Civic, giunto alla decima generazione, è ben noto ai fleet manager che la considerano alla stregua di un modello premium da affidare ai quadri giudicati dallo staff dirigenziale tra i più preziosi e quindi nella lista di coloro che devono essere gratificati. La Civic quattro porte Sedan che abbiamo provato è equipaggiata dell’1.5 Turbo benzina da 182 cavalli, propulsore che interpreta in maniera egregia lo spirito più dinamico del Marchio nipponico. Da pochi mesi Honda offre per tutte le Civic (Sedan e cinque porte hatchback) anche un rinnovato turbodiesel 1.6 i-DTEC con 120 CV di potenza massima (più avanti nell’anno disporrà anche di un cambio automatico a nove rapporti), una motorizzazione che piacerà ai fleet manager e che offre loro un’interessante opportunità di raddoppiare l’offerta all’interno della flotta. Ma veniamo agli allestimenti. È chiaro subito che la versione più adatta a svolgere il mestiere di company car si chiama Executive, equipaggiata di serie con molto più della media sindacale delle dotazioni, poiché rappresenta il top della gamma e risulta perfettamente in linea con lo scopo che il gestore della flotta aziendale vuole raggiungere. 

GUARDA IL VIDEO: HONDA CIVIC SEDAN – PROVA SU STRADA 

 

 

 

C’è ancora spazio per le berline 

Il primo approccio dice molto, la macchina è una tradizionale berlina a tre volumi, che nell’era delle Suv più o meno estreme finisce per spiccare nel gregge perché è slanciata e vistosa. Il fatto è che la Civic, costruita nello stabilimento inglese di Swindon, nasce come world car e si sa che negli Stati Uniti e nei Paesi emergenti, Cina in testa, le tre volumi vanno ancora fortissimo. Rispetto alla cinque porte, con la quale condivide il muso aggressivo, è il posteriore a fare la differenza, con una linea più filante per effetto della lunghezza maggiore, che sulla quattro porte è di 465 cm rispetto ai 452 cm della cinque porte. Aprendo il cofano posteriore si trova uno spazio adatto a ospitare un voluminoso campionario dato che ha una capacità di 519 litri

 

All’interno domina la funzionalità 

Il posto di guida è quello che ci si aspetta, funzionale e senza troppi fronzoli, mentre la seduta è ampia e comoda. Il tunnel alto e la leva del cambio corta e rialzata assicurano un approccio decisamente sportivo. La strumentazione digitale è chiara, grazie al grande quadro centrale arricchito da molte informazioni, e i comandi sono sistemati secondo uno schema ergonomico che fa gestire il tutto in modo rapido e intuitivo. Dopo aver notato che il muso con le finte maxi prese d’aria attira l’attenzione degli altri automobilisti, attraversiamo Firenze con la massima prudenza per evitare i trabocchetti degli autovelox, disseminati ovunque, per raggiungere l’autostrada. 

 

 

 

Sportiva e maneggevole 

Anche nel caotico traffico fiorentino, la Civic Sedan si rivela maneggevole, lo sterzo è preciso e il 1500 turbo esuberante. L’assistenza alla guida offre diverse soluzioni. Oltre alla frenata automatica, all’avvisatore di uscita dalla corsia di marcia, al cruise control che mantiene la distanza dal veicolo che precede, ci sono due chicche. La prima è la telecamera retrovisore multi-angolo, che fa scegliere tra tre diverse angolazioni – normale, dall’alto verso il basso e largo – per avere una visione migliore di ciò che si trova dietro ogni volta che si fa retromarcia. La seconda, l’Honda LaneWatch, che segnala sul display da sette pollici a sfioramento a centro plancia, attraverso la telecamera posta sullo specchietto lato passeggero, cosa c’è nell’angolo cieco in immagini quattro volte più grandi di quelle offerte dallo specchietto. 

 

Benessere a bordo 

Sulla A1 si viaggia bene, visto che i fruscii aerodinamici sono contenuti, mentre l’unico rumore avvertibile è il suono del rotolamento dei pneumatici. Sui finestrini scorre il paesaggio della campagna toscana e il casello di Orvieto coincide quasi con l’ora di pranzo. Così, con la scusa di affrontare qualche curva secca, saliamo verso Montefiascone percorrendo la Umbro-Casentinese. L’asfalto in alcuni tratti è una gruviera, ma le sospensioni della Civic lavorano bene e assicurano un comfort più che accettabile. In curva la vettura, infatti, non solo si inserisce bene, ma il rollio è minimo e il beccheggio non si avverte mai. Alla rotondità della guida contribuisce il cambio Cvt, un optional da 1.300 euro al quale non è facile rinunciare, che, sound a parte, inserisce in maniera precisa le marce. 

 

Fatta per apparire 

Sulla strada del ritorno arriva il momento di fare il bilancio di questa esperienza. Per prima cosa vedere che la Civic non passa inosservata dà una certa soddisfazione, poi scoprire che la qualità del viaggio alterna un certo piacere della guida a una notevole comodità è la quadratura del cerchio. Sul fronte dei consumi i 17,3 km per litro equivalenti a 132 grammi di CO2 per km dichiarati sono frutto, evidentemente, di una guida a sfioro dell’acceleratore. Con il turbodiesel 1.6 l questi valori scendono ovviamente in maniera sensibile e rispecchiano anche un diverso stile di guida. Che cosa risponderemmo se il capo del personale ci proponesse una Honda Civic come benefit? Un convinto sì, a patto di non essere tra i sostenitori dell’understatement.