Green Mobility: è giusto puntarci seriamente

di Robert Satiri

Sviluppare una mobilità green nello specifico dell’automobile e soprattutto delle flotte aziendali deve comportare uno sforzo corale e multidisciplinare. La leva del Recovery Fund.

Nei dibattiti degli ultimi 48 mesi ante Covid il tema in campo economico e, per quel che ci riguarda, automotive era caratterizzato in maniera pressoché totalizzante dal paradigma dell’auto elettrica. Tutto sembrava passare per questa cruna dell’ago e tutti i maître à penser del settore si sono esercitati nel vaticinare la fine del motore a combustione interna (data unanimemente per certa) ed i tempi per raggiungere questo obiettivo (qui i pareri discordavano).

Ora l’emergenza Covid ha fatto passare in secondo piano le esigenze ambientaliste ed anche la povera Greta Thunberg stenta a ritrovare il livello di attenzione che i media (forse sovraesponendola) le riservavano fino a sei mesi fa. Quello ambientale è un tema molto importante, che, con un termine abusato, definirei veramente divisivo: divide la concezione della dimensione umana, della sua esistenza e permanenza sul pianeta terra.

nuova mobilità sostenibile

SEMPRE PIÙ IMPORTANTE

Siamo tutti chiamati a rivedere il nostro impatto ecologico in tutte le attività quotidiane e queste non possono escludere la mobilità con approcci diversi ad un consolidato stile di vita. Non appartenendo alla schiera dei fautori della “decrescita felice” dobbiamo iscriverci al club dei propugnatori della “decrescita possibile dell’impronta ambientale soggettiva e collettiva”. Ogni giorno che passa scopriamo nuove opportunità offerte dalla scienza, dalla tecnologia, dalla gestione interconnessa delle reti, ecc. e forse assimiliamo che queste nuove opportunità devono presupporre un cambiamento di ottica e prospettiva da parte nostra.

Il lockdown conseguente all’emergenza coronavirus inoltre ha portato alla ribalta una concezione nuova dei valori, del lavoro, dei tempi e degli spostamenti. Accanto a questo però abbiamo assistito ad una dell’uso di mezzi di mobilità autonomi. In concreto: lavoro da casa ma se devo spostarmi non condivido più lo spazio con altri. Quindi utilizzare veicoli a basso impatto è ancora più importante.

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NON SOLO A CARICO DELLE AZIENDE

Un primo passo è a carico delle aziende con investimenti sia dal punto di vista infrastrutturale (gestionali per le trasferte, condivisione delle flotte, incentivi allo Smart working, video call ecc.) che dotazionale (avere il coraggio di investire su mezzi a minori emissioni, infrastrutture di ricarica veloce, accettare qualche tempo morto in più nell’uso dei veicoli elettrici, riorganizzare il lavoro in funzione di ciò, ecc.).

Un secondo grande passo è a carico dello Stato e dell’Unione Europea. La leva è senza dubbio quella fiscale. Si potrebbe partire da uno sforzo in tema di certificazione puntuale dell’emissione delle flotte di automezzi pesanti e leggeri e, sulla scorta di quanto avviene nel campo delle industrie energivore, determinare il risparmio di emissioni conseguito premiandolo economicamente in modo consistente (utilizzando i fondi stornati dal finanziamento di attività inquinanti ad esempio?). Lo Stato avrebbe anche il vantaggio di un introito dell’imposta sul valore aggiunto aumentato grazie agli investimenti fatti in chiave di risparmio energetico, maggiori occasioni di creazione di posti di lavoro, un parco circolante più giovane e sicuro.

LA LEVA FISCALE

Un altro passo potrebbe compiersi in tema di applicazione di altre imposte come la tassa di proprietà ed il fringe benefit per l’uso promiscuo dell’auto aziendale, da legare in maniera molto più diretta alla CO2 emessa. In sostanza premiare chi emette meno e penalizzare maggiormente chi inquina di più, proprio proporzionalmente alle emissioni prodotte. Che dire poi di Imposta sul Valore Aggiunto e deducibilità dei costi per le autovetture aziendali?

All’anacronistico recupero attuale del 40% per l’Iva e di percentuali variabili tra il 20, il 70 e l’80% per la deducibilità fiscale su parte dei costi per auto rispettivamente in pool, assegnate in uso promiscuo o acquistate da rappresentanti ed agenti di commercio, si potrebbe contrapporre un sano recupero del 100% per Iva e costi legato ad una soglia di emissioni molto bassa (0-20 gr CO2/km) e su un importo di spesa adeguato a sostenere l’acquisto di una berlina medio/grande (che dire: fino a 50.000 iva esclusa?).  

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