Gli incentivi per le auto aziendali non centrano il bersaglio

di Antonio Cernicchiaro

imageLa crisi economica e finanziaria generale e quella del mercato automobilistico italiano hanno ormai superato il livello di guardia e sarebbero necessarie misure urgenti e consistenti che possano delineare una concreta ripresa, almeno per quanto riguarda le vendite di veicoli. Nel contesto davvero difficile nel quale si muove l’attuale Governo italiano, l’adozione di disposizioni destinate alla crescita e allo sviluppo del settore automobilistico, da sempre trainante per l’economia nazionale, è una necessità irrinunciabile e improcrastinabile.

Incentivi per le auto aziendali
Ebbene, in un quadro così negativo e con diversi e sostanziali provvedimenti che si sarebbero potuti adottare, il Governo Monti per la prima volta nella storia dell’auto in Italia ha introdotto incentivi all’acquisto di auto aziendali. Di per sé potrebbe sembrare una buona notizia, ma andando ad esaminare il contenuto della normativa, stabilita con la Legge 7 agosto 2012, n. 134 (art. da 17-bis a 17-terdecies) si può notare che gli obiettivi e le finalità ipotizzate dal Governo sono ben lungi dall’avere la possibilità di essere conseguiti. E’ apprezzabile l’intenzione di favorire una maggiore mobilità sostenibile, prevedendo la possibilità per le società di acquistare soltanto veicoli a basso impatto ambientale (elettrici, ibridi, metano, Gpl, idrogeno, ecc.) e rispondenti a specifici livelli di emissioni di CO2 (fino a 50 g/km, da 51 a 95 g/km, da 96 a 120 g/km). E’ positivo che in una situazione di crisi del settore automotive il Governo abbia pensato a nuovi provvedimenti di incentivazione per rilanciare gli acquisti, provvedimenti che, cosa ancora più sorprendente, sono destinati per la maggior parte al rinnovo delle flotte. Vi sono però vincoli legislativi che rischiano di attenuare pesantemente l’effetto delle norme emanate, vincoli su cui è urgente un intervento del Governo.E’ un po’ meno piacevole verificare che tali acquisti dovranno realizzarsi solo a partire dal 1° gennaio 2013, anche se poi resteranno in vigore per tre anni (fino 31 dicembre 2015), e che gli incentivi saranno calcolati in percentuale sul prezzo di acquisto (20% nel 2013 e 2014, 15% nel 2015, con tetti massimi che partono da 5.000 euro fino a 1.800, a seconda del livello di emissione), creando certamente confusione e incertezza sia nei clienti che negli operatori, salvo future precisazioni ministeriali volte a chiarire l’ambito applicativo.

Anche per i privati
Detto che il provvedimento riguarda in minima parte anche i privati, è importante sottolineare come l’auspicio governativo di favorire lo sviluppo della mobilità sostenibile nei parchi aziendali passi attraverso una condizione di fatto impraticabile per la quasi totalità delle imprese: è previsto, infatti, che contestualmente all’acquisto di un veicolo nuovo con le caratteristiche suddette (a proposito, la Legge non riguarda solo le vetture ma anche i veicoli commerciali fino a 3,5t e i motocicli, con particolare riferimento ai quadricicli) sia necessario rottamare un veicolo di categoria equivalente di età superiore a 10 anni e posseduto dall’azienda da almeno un anno. Questo vincolo è, come facilmente immaginabile, rende particolarmente esiguo il numero di società che potrà beneficiare degli incentivi, considerato che secondo una stima prudente dell’Unrae sono non oltre 10.000 i veicoli attualmente intestati a società con anzianità superiore a 10 anni. Paradossalmente, dal punto di vista aziendale, la norma contiene una deroga a favore dei privati, che li esime dal possesso di tale requisito.

Un intervento urgente
Appare, quindi, necessario che, per consentire alla Legge n. 134/2012 di incidere significativamente sul rinnovo dei parchi aziendali di autoveicoli, bisognerà intervenire su tale vincolo, modificando la norma con un provvedimento di pari livello, non essendo sufficiente un’eventuale interpretazione ministeriale più elastica rispetto al dettato normativo. In tal modo, si renderebbe il provvedimento, che pure presenta problematiche gestionali legate come detto al riferimento della percentuale al prezzo di acquisto e al pari sconto del venditore, più fruibile e vantaggioso per le società, ma non si può dimenticare che in ogni caso per tale pacchetto di agevolazioni per l’anno 2013 è previsto un Fondo di 50 milioni di euro, di cui solo il 10% riservato ai privati. Si pone, quindi, il dubbio se allargando la platea dei potenziali beneficiari il Fondo sarebbe sufficiente, rischiando di esaurirsi e di causare disagi e controversie tra clienti e operatori nella gestione dell’iter di acquisto dei veicoli. Al riguardo, il Governo dovrebbe prevedere un sistema di prenotazioni, che darebbe certezze e garanzie sulla fruibilità e sulla disponibilità del Fondo, dal momento dell’acquisto fino all’effettiva immatricolazione dei veicoli. In sostanza, certamente le intenzioni del Governo erano indirizzate ad un concreto ed efficace sviluppo della mobilità sostenibile, rivolto in particolare al mondo delle società, ma le disposizioni emanate presentano obiettive criticità, che rischiano di vanificare gli sforzi, anche economici, messi in atto.

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