Gli esperti rispondono

di Carla Brighenti e Davide De Giorgi

aam17-gli-esperti-rispondonoIl trattamento tributario ai fini Iva delle auto date in uso promiscuo all’amministratore socio dietro specifico corrispettivo.

 

Quesito: La società intende acquistare un’auto aziendale che poi verrà concessa in uso promiscuo al socio amministratore verso specifico corrispettivo. Il corrispettivo per l’utilizzo promiscuo verrà determinato sulla base delle tabelle nazionali Aci previste per i dipendenti, e verrà addebitato al socio amministratore attraverso fattura con Iva ordinaria. Si chiede di sapere se la società è legittimata a detrarre integralmente l’Iva pagata per acquisto, gestione, manutenzione ed utilizzo del veicolo.

 

Caro Associato, il tema è complesso e di non facile soluzione perchè il trattamento fiscale relativo agli amministratori è solo in parte “assimilato” a quello dei dipendenti, e solo in relazione a determinate imposte. Inoltre, non esistono documenti ufficiali che abbiano affrontato il tema con completezza ed esaustività.

Solo di recente è intervenuta l’Agenzia delle Entrate (Direzione Regionale Lombardia) con un chiarimento, in risposta all’Interpello 904-472/2014, negando la detrazione integrale dell’Iva assolta per l’acquisto, gestione e manutenzione di un’auto aziendale concessa in uso promiscuo all’amministratore dietro addebito di un corrispettivo pari al valore convenzionale fissato dall’articolo 51, comma 4, lettera a), Tuir, vale a dire il 30% dell’importo corrispondente ad una percorrenza annua di 15.000 chilometri determinato sulla base delle tabelle nazionali Aci. In questa circostanza, la D.R.E. ha rigettato la tesi del contribuente che basava la detraibilità integrale dell’Iva sulla risoluzione n. 6/DPF del 20 febbraio 2008, in quanto le disposizioni richiamate dalla risoluzione sono da interpretare in modo restrittivo, perchè previste specificamente per i veicoli dati in uso ai dipendenti, e non possono essere applicate anche per i veicoli concessi in uso agli amministratori. Ciò a motivo della natura eccezionale di tali disposizioni.

A parere della D.R.E., nonostante il fatto che il legislatore abbia assimilato la disciplina fiscale dei redditi percepiti dall’amministratore (non professionista) a quelli di lavoro dipendente, le disposizioni previste per i veicoli in uso ai dipendenti non possono essere estese in maniera “automatica” anche agli amministratori, per di più se si tratta di altro tributo (Iva e non Imposte dirette).

Facendo leva su precedenti documenti di prassi, quali la circolare n. 1/E del 19 gennaio 2007 e la circolare n. 5/E del 2001, la D.R.E. ricorda che per espressa previsione dell’articolo 34, della legge n. 342 del 2000, l’assimilazione ai redditi di lavoro dipendente del trattamento fiscale dei redditi derivanti da rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, come possono essere quelli per l’ufficio di amministratore di società, concerne le modalità di determinazione del reddito del collaboratore ai fini delle imposte dirette, ma non si configura quale assimilazione delle due tipologie di rapporto di lavoro a tutti gli effetti di legge. Sullo sfondo rimane un dubbio non considerato dai richiamati documenti di prassi. Il trattamento dei costi auto ai fini Iva sarebbe stato uguale (detrazione “ordinaria” del 40%) se la società interpellante avesse fatturato all’amministratore non il fringe benefit determinato ex articolo 51 Tuir che richiama le tabelle nazionali Aci previste per i dipendenti, ma il fringe benefit determinato sulla base delle tariffe di noleggio “valore normale”, così accettando il principio generale per cui le regole rivolte ai dipendenti non sono automaticamente estendibili agli amministratori.

In questi casi dunque, considerato l’orientamento restrittivo espresso dall’Agenzia delle Entrate (Direzione regionale Lombardia), occorre applicare il regime di detrazione “ordinario” per l’auto aziendale che limita la detrazione al 40% del tributo assolto, non potendo per “analogia” applicare il più mite trattamento tributario previsto per i dipendenti.

 

Quesito: La nostra azienda sta valutando di acquisire in leasing una vettura da assegnare in uso promiscuo al direttore commerciale. Quale sarà il trattamento fiscale dei canoni di leasing ai fini della determinazione del reddito d’impresa?

 

La domanda è opportuna, perché la normativa è stata recentemente cambiata e ha reso nuovamente conveniente il leasing, dopo che il suo trattamento fiscale era diventato fortemente vessatorio. In particolare, con un primo intervento legislativo (D.L. n. 16/2012), dal 29/04/2012 la deducibilità dei canoni di leasing non è più ancora alla durata minima del contratto. Con un secondo intervento legislativo (la legge di stabilità del 2014) il periodo di ammortamento fiscale per le auto che non subiscono alcuna limitazione alla deducibilità è stato fissato in 24 mesi.  Questa legge non ha però modificato il trattamento per le auto per le quali è prevista una deducibilità limitata. In particolare, per venire al quesito posto dal lettore, per le auto date in uso promiscuo ai dipendenti per la maggior parte del periodo d’imposta si potrà usufruire delle disposizioni più favorevoli in vigore dall’1/1/2014 e dedurre i canoni di leasing in soli 24 mesi indipendentemente dalla durata del contratto. Questa interpretazione è stata confermata dall’Agenzia delle Entrate con Telefisco 2014.