Gli esperti rispondono

di Carla Brighenti e Davide De Giorgi

 

Gli-esperti-rispondono-2Il cosiddetto regime del margine nell’acquisto di auto UE.

 Quesito: Stiamo valutando l’opportunità di sostituire il 65% delle autovetture che formano la nostra flotta aziendale con delle autovetture “usate” ma in ottime condizioni perché circolanti da poco più di un anno. Possiamo accedere al cosiddetto regime del margine anche se le auto sono acquistate da un rivenditore residente in Germania? 

Caro lettore, la risposta è affermativa. È possibile accedere al cosiddetto regime del margine anche nel caso di acquisto di auto effettuato nel mercato europeo. Ma con alcune particolari cautele.

Innanzitutto, va ricordato che la peculiarità che caratterizza il regime del margine è da ricercarsi nella determinazione della base imponibile sulla quale si applica l’aliquota Iva prevista per la cessione del bene. La base imponibile in questa circostanza non è determinata, come normalmente avviene per le altre cessioni, dall’intero prezzo di vendita, ma è rappresentata solo dall’utile che risulta a favore dell’operatore economico (il rivenditore tedesco) dopo la rivendita di un bene che aveva già scontato l’Iva in via definitiva. Da qui la denominazione di “regime del margine”.

Viene riconosciuto un più mite trattamento perché i beni che transitano nel margine hanno già scontato l’imposizione al consumo una prima volta. Questi beni si ritrovano parte di una nuova catena di operazioni commerciali che producono un (nuovo) valore aggiunto sul bene che, appunto per evitare duplicazioni di prelievo, viene tassato per la differenza.

Condizione necessaria della tassazione “per differenziale” è rappresentata dall’indetraibilità dell’imposta assolta a “monte”. Questo accade se il cedente: 1) è un soggetto privato consumatore; 2) è un soggetto che svolge attività economica in regime di esenzione dal tributo; 3) è un soggetto che agisce in regime di franchigia; 4) è un soggetto che a sua volta ha assoggettato il proprio acquisto al regime del margine.

La Vostra società dovrà quindi indagare sulla posizione soggettiva del cedente al fine di non incorrere in possibili passività che risulterebbero comunque a vostro carico.

Il “rischio fiscale” infatti ricade sul cessionario che nei limiti imposti dal dovere di diligenza graduato in base alle concrete circostanze e alla posizione soggettiva, è tenuto a verificare preventivamente la regolarità sostanziale dell’operazione, e non soltanto la regolarità formale della fattura.

Si consiglia di attenersi alle istruzioni fornite dall’Agenzia delle Entrate con la circolare n. 14 del 26 febbraio 2008. Da ultimo, si segnala che la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 15630 del 24 luglio 2015 ha ribadito che l’analisi deve essere effettuata anche in “stadi” precedenti della catena di acquisti e rivendite.

 

Fisco e dintorniÈ applicabile il cosiddetto “regime del margine” se il venditore è una società di leasing o di noleggio.

Quesito: un nostro Lettore ci scrive segnalandoci la Sua intenzione di acquistare delle auto usate da una società di leasing. Ci chiede di sapere se è possibile applicabile il cosiddetto regime del margine.

Caro lettore, secondo l’orientamento maggioritario della la giurisprudenza, sia nazionale, sia europea, l’applicazione del c.d. regime del margine è precluso, tra l’altro, ogni qualvolta, nel ciclo delle operazioni di acquisto e rivendita, una delle controparti abbia detratto in tutto o in parte l’Iva.

Prima di optare per il c.d. regime del margine, l’interessato, lungi dal doversi limitare a un mero controllo della fattura, deve verificare preventivamente la regolarità sostanziale dell’operazione e, in particolare, la condizione soggettiva del cedente, acquisendo così, diligentemente, tutte le necessarie informazioni per una corretta applicazione del regime suddetto. Nello specifico si segnala che, nel decidere sull’applicazione del c.d. regime del margine nel caso di acquisto di auto usate da una società di leasing (la stessa regola vale per acquisto da società di noleggio), i giudici nazionali, con l’ordinanza n. 14899 del 5 settembre 2012 hanno escluso l’applicazione del regime di favore.  Questo perché, in base a normali criteri di economicità, in tali casi è presumibile che l’Iva sia stata detratta integralmente, trattandosi di beni utilizzati per l’esercizio dell’impresa, sicché non ricorre la condizione di applicabilità del predetto regime, consistente nella mancata detrazione dell’Iva sull’acquisto da parte del cedente.