Gli esperti rispondono

di Carla Brighenti e Davide De Giorgi

Gli-esperti-rispondono-2Veicoli aziendali a noleggio, multe e responsabilità solidale.

 

Quesito: Buongiorno, vorrei sapere chi è il responsabile in solido in caso di mancato pagamento della multa da parte del nostro dipendente: è la nostra azienda o la società di noleggio?

Cara Associata, come regola generale è sempre responsabile il trasgressore, cioè chi ha commesso materialmente l’infrazione. Quindi, se il conducente di un veicolo a noleggio parcheggia in sosta vietata o attraversa l’incrocio con il semaforo rosso, sarà lui a risponderne.

Allo stesso modo, se il veicolo non è stato sottoposto a revisione periodica obbligatoria o ha le gomme lisce, a risponderne sarà il driver. Certo, contrattualmente è la Vostra società a dover provvedere alla gestione del mezzo, ma il Codice della Strada punisce “chiunque circoli” col veicolo, responsabilizzando il conducente che deve sempre accertarsi delle condizioni del veicolo.

Sempre come regola generale, della violazione rispondono anche il proprietario, l’usufruttuario, l’acquirente con patto di riservato dominio, l’utilizzatore a titolo di locazione finanziaria o locazione senza conducente (noleggio), in solido con il conducente (V. articolo 196, primo comma, che rimanda all’articolo 84).

Pertanto, è la Vostra società ad essere solidalmente obbligata con il conducente (se persona diversa), mentre il proprietario (cioè il noleggiatore) non ha alcuna responsabilità anche se continua a ricevere i verbali perchè il nome del cliente non viene (per il momento) registrato sulla carta di circolazione dalla Motorizzazione.

 

multa-per-divieto-di-sosta1Multe, termini e modalità di ricorso.

Quesito: Salve, gestisco una flotta aziendale composta da autovetture tutte prese a noleggio lungo termine e assegnate “ad personam” con apposita lettera. L’azienda in caso di multe si rivale sul driver. Se un driver volesse ricorrere contro queste multe, che modalità deve attuare e quali sono le tempistiche?

Il primo passo da fare è la verifica del motivo per il quale non è stato possibile contestare l’infrazione immediatamente. I motivi sono indicati ex art. 201 Codice della Strada.

Sulla sostenibilità delle motivazioni e sulla loro completezza, più volte si è espressa la Corte di Cassazione chiarendo che la spiegazione può essere succinta, ma non può limitarsi a una clausola di stile.

Il secondo passo da fare è la verifica dei termini per la notificazione che deve avvenire entro 90 giorni dalla data in cui l’infrazione è stata commessa (o dal giorno della comunicazione dei dati del driver). Nel caso in cui venisse superato tale termine, verrebbe meno l’obbligo di pagamento della sanzione, ma lo spirare del termine va fatto accertare dal Giudice o dal Prefetto, presentando un normale ricorso.  Il driver può presentare ricorso davanti al Giudice di pace o al Prefetto. Davanti al Giudice di pace il termine per presentare ricorso è di 30 giorni dalla notificazione (in caso di contestazione differita). Il ricorso è presentato in carta libera e depositato alla cancelleria dello stesso giudice o inviato per posta raccomandata a.r. (con ricevuta di ritorno). Occorre pagare il contributo unificato pari ad euro 43. L’altra strada è il ricorso al Prefetto. In questo caso, il termine per presentare ricorso è di 60 giorni dalla notificazione (in caso di contestazione differita). Il ricorso può essere presentato personalmente o con raccomandata a.r. alla Prefettura territorialmente competente (oppure all’ufficio da cui dipende l’agente che ha accertato la violazione, ma prestando attenzione all’intestazione che deve essere sempre al Prefetto del luogo della violazione). Il ricorrente può allegare al ricorso la documentazione ritenuta necessaria e anche chiedere l’audizione personale.

Qualora, nonostante la richiesta di audizione, il Prefetto non convochi l’interessato, l’ordinanza-ingiunzione non è da ritenersi annullabile in quanto la Corte di Cassazione ha chiarito che l’interessato può far valere le ragioni che avrebbe riferito al Prefetto anche “in appello”, cioè davanti al Giudice di Pace impugnando l’ordinanza prefettizia.

Entro 120 giorni (150, se il ricorso è stato presentato all’ufficio di polizia) la Prefettura deve emanare l’ordinanza, da notificare al ricorrente entro 150 giorni, pena l’annullamento del verbale.

Se il Prefetto respinge il ricorso, la sanzione pecuniaria verrà raddoppiata, aumentata delle spese del procedimento. Attenzione, è sempre opportuno richiedere anche la sospensione della sua efficacia esecutiva.