Gli esperti rispondono

di Carla Brighenti e Davide De Giorgi

Gli-esperti-rispondono-2Il trattamento fiscale della c.d. “auto di cortesia” e il trattamento fiscale dell’auto adibita ad “uso speciale ufficio”.

 

Quesito: Un nostro lettore (proprietario di un’autocarrozzeria) ci scrive chiedendoci di sapere qual è il corretto trattamento tributario da riservare alla c.d. “auto di cortesia”, concessa ai clienti in sostituzione delle autovetture in riparazione, sia ai fini delle imposte dirette, sia ai fini dell’Iva. Più in particolare, ci chiede di sapere se i costi sostenuti siano deducibili per intero e l’Iva detraibile al cento per cento.

 

Caro lettore, la risposta è negativa. Il sistema tributario nazionale, sia in riferimento alla deduzione dal reddito imponibile dei costi afferenti le autovetture, sia in relazione all’Iva, ammette la totale deduzione/detrazione solo se, tra l’altro, tali veicoli sono destinati ad essere utilizzati esclusivamente come beni strumentali nell’attività propria dell’impresa.

È bene premettere che il legislatore non specifica cosa debba intendersi per “uso esclusivamente strumentale” dell’autovettura, ma, tale lacuna viene colmata dai vari documenti di prassi emanati nel tempo dall’Agenzia delle Entrate.

La posizione presa da A.d.E. è piuttosto restrittiva sul punto, nel senso che, per poter dedurre/detrarre i costi e l’Iva assolta per l’acquisto e la gestione dell’autovettura, questa deve essere indispensabile all’impresa (deve trattarsi di autovettura senza il quale non è possibile esercitare l’attività d’impresa).

Nel Suo caso, invece, la concessione in uso al cliente della c.d. “auto di cortesia” è un’operazione tipicamente promozionale dell’attività d’impresa stessa, che non rientra, a nostro avviso, nel concetto di “uso esclusivamente strumentale” come interpretato da parte di A.d.E. (v. ex pluris Circolare n. 48/E del 10 febbraio 1998).

Gli-esperti-rispondonoPertanto, i costi afferenti all’autovettura di cortesia devono essere dedotti dal reddito in misura limitata al 20%, come previsto dall’art. 164, del D.p.R. 22 dicembre 1986, n. 917. Alla stessa conclusione si deve giungere in relazione alla detrazione Iva, nel senso che il tributo assolto per tale autovettura potrà essere detratto soltanto limitatamente, nella misura ordinaria del 40%.

Si coglie l’occasione per chiarire che anche nei confronti del cliente, il costo del servizio relativo alla c.d. auto di cortesia, deve considerarsi accessorio alla prestazione principale (cioè la manutenzione), e dunque, il costo deve essere dedotto, e l’Iva detratta, sulla base delle diverse percentuali riservate all’auto aziendale (20% regime ordinario, 70% auto c.d. assegnata, 100% auto strumentale – Iva 40% regime ordinario, 100% auto strumentale).

 

 

Quesito: Un nostro lettore ci scrive chiedendoci di sapere qual è il corretto trattamento tributario da riservare all’auto adibita ad “uso speciale ufficio”, sia ai fini delle imposte dirette, sia ai fini dell’Iva. I costi sono interamente deducibili? E l’Iva, è integralmente detraibile? Più in particolare, ci specifica che l’autovettura ha avuto il vaglio dell’omologazione “uso speciale ufficio” da parte del competente ufficio della Motorizzazione Civile.

 

Caro lettore, la circostanza da Lei segnalata (l’autovettura ha avuto il vaglio dell’omologazione “uso speciale ufficio” da parte del competente ufficio della Motorizzazione Civile) non può ritenersi “decisiva” ai fini del corretto trattamento tributario da riservare all’autovettura.

Come chiarito dall’Agenzia delle Entrate, per poter beneficiare del regime tributario “di favore”, consistente nella deducibilità piena dei costi e nell’integrale detrazione dell’Iva, i veicoli adibiti ad “uso speciale ufficio” devono avere determinate caratteristiche.

Più in particolare, l’autovettura deve essere munita “permanentemente” di speciali attrezzature e deve essere destinata prevalentemente al trasporto proprio.

Su tali veicoli infatti, è consentito il trasporto del personale e dei materiali connessi con il ciclo operativo delle attrezzature e di persone e cose connesse alla destinazione d’uso delle attrezzature stesse (v. Risoluzione n. 179/E del 12 novembre 2001).

Dello stesso avviso è anche la Corte di Cassazione, orientata nel senso di negare il beneficio fiscale nel caso in cui il congegno non è inserito in modo permanente nella vettura, o risulta facilmente rimovibile “(…) nulla rilevando che al momento dell’immatricolazione dell’autovettura, questa sia stata effettuata con l’indicazione dell’uso speciale suindicato” (v. Corte di Cassazione, Ordinanza n. 7896 del 28 marzo 2013).