Fringe benefit, una brutta storia

di Davide De Giorgi

La riforma del fringe benefit è una delle questioni su cui si sta concentrando il dibattito politico negli ultimi tempi. In questo articolo facciamo il punto della situazione. Sul nostro sito internet potete trovare tutti gli aggiornamenti dell’ultim’ora.

Nella prima versione del Disegno di legge di Bilancio 2020, il legislatore aveva previsto, tra lo stupore degli addetti ai lavori, l’articolo 73, denominato “Fringe benefit auto aziendale”. Questa norma si prefiggeva l’obbiettivo di riformulare la misura della indennità aggiuntiva corrisposta in natura e tassata in busta paga al dipendente a fronte dell’utilizzo promiscuo dell’auto aziendale (sia per attività d’impresa, sia per attività private e personali), portandola dal 30% al 100% della percorrenza convenzionale.

La notizia non ha mancato di suscitare forti perplessità e critiche tra gli operatori del mondo automotive che hanno evidenziato l’impatto negativo della novità fiscale. A seguito dei rilievi fatti emergere dalle associazioni di categoria la norma è stata parzialmente modificata nel segno della tutela dell’ambiente. Restano, però, ancora diverse questioni aperte. Per contribuire a fare chiarezza su tale questione, a beneficio dei fleet manager che ci leggono è opportuno riepilogare i vari passaggi della discussione e gli step dell’attività legislativa come emersi sinora.

LA TASSAZIONE IN FRINGE BENEFIT “ANTE RIFORMA”

Prima della prospettata riforma, il quantum da allocare e tassare in busta paga al dipendente era limitato al 30% dell’importo corrispondente ad una percorrenza convenzionale di 15.000 km calcolato sulla base delle tariffe elaborate dall’Automobile Club d’Italia. Pertanto, il valore dell’uso personale dell’auto aziendale veniva determinato in maniera forfettaria utilizzando quale costo i parametri prestabiliti dall’A.C.I. per 4.500 km, al netto delle somme (computate al lordo di IVA) eventualmente trattenute (o addebitate) dall’azienda al dipendente, rapportato al periodo di utilizzo dell’anno. La distanza annuale effettivamente percorsa dal dipendente a titolo personale eccedente la soglia della percorrenza convenzionale continua di fatto ad essere considerata come uso aziendale ed è esentata dalla tassazione.

LA PRIMA VERSIONE DELLA RIFORMA FISCALE CONSIDERATA TROPPO PUNITIVA

Nella prima versione, la proposta prevedeva l’eliminazione del parametro del 30% con la conseguenza che l’impresa avrebbe dovuto obbligatoriamente allocare in busta paga del lavoratore il 100% (non più il 30%) dell’importo corrispondente alla percorrenza convenzionale di 15.000 km. L’effetto, in altre parole, era quello di triplicare il valore del compenso in natura da tassare in busta paga al dipendente a fronte dell’assegnazione dell’auto aziendale in uso promiscuo. La misura è stata criticata aspramente dagli operatori del mondo automotive inducendo il Governo a fare parziale marcia indietro sul provvedimento, considerato troppo punitivo per il settore. È stato quindi presentato al Senato il testo del “DDL Bilancio 2020” aggiornato nella seconda versione che prevede, in sostituzione del citato art. 73 il nuovo articolo 78 anch’esso rubricato “Fringe benefit auto aziendale”.

LA SECONDA VERSIONE DELLA TASSA E LA RICERCA DI UN EQUILIBRIO AMBIENTALE

Accogliendo parzialmente le richieste delle associazioni di categoria, il nuovo articolo dovrebbe definire tre differenti insiemi di autoveicoli ai fini della determinazione del fringe benefit. Come chiarito dal Dossier di consultazione, la determinazione è effettuata applicando alla percorrenza convenzionale un imponibile del 30% per i veicoli a trazione elettrica e a trazione ibrida termoelettrica, nonché per quelli concessi in uso promiscuo a dipendenti addetti alla vendita, agenti e rappresentanti di commercio. Per i veicoli diversi da questi l’imponibile sale al 60%, in caso di emissioni di CO2 fino a 160 grammi per chilometro e al 100%, in caso di emissioni di CO2 superiori a 160 grammi per chilometro. La seconda versione del testo, nelle intenzioni del Legislatore, dovrebbe assicurare che la percentuale del reddito da fringe benefit da tassare incida in maniera diversa sul dipendente in base alla quantità di emissione di anidride carbonica dell’auto aziendale assegnata in uso promiscuo.

NODI IRRISOLTI, PROSPETTIVE E PERPLESSITÀ APPLICATIVE

Dopo le critiche emerse, anche in seguito alla seconda versione del provvedimento, è arrivata una ulteriore apertura, seppur in maniera irrituale, dal Ministro dell’Economia. Il Ministro Gualtieri ha infatti ribadito che ci sarà un emendamento a firma del Governo che riscriverà la riforma, e che le novità riguarderanno solo i nuovi contratti con decorrenza da luglio 2020. Questo emendamento dovrebbe ridurre l’attuale fringe benefit al 25% sulle auto aziendali con emissioni di CO2 inferiori a 60g/km e al 30% su quelle superiori a 60 g/km e inferiori a 160 g/km. Per i veicoli con emissioni inquinanti superiori a 160 g/ km e inferiore a 190 g/km attribuiti in uso promiscuo ai dipendenti la percentuale diventerà del 40% nel 2020 per poi salire al 50% dal 2021. Per tutte le auto superiori a 190 g/km scatterà il 50% il prossimo anno e il 60% a partire dal 2021”. “Nessuno avrà un euro di tasse in più”, ha dichiarato il Ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri. “Per le nuove auto ci sarà un’ulteriore riduzione, cioè un sussidio aumentato per le auto poco inquinanti”.

LE IPOTESI ALLO STUDIO

Intanto è bagarre in aula, con pioggia di emendamenti tutti all’insegna del miglioramento del trattamento tributario delle auto aziendali. Tra gli altri, segnaliamo la proposta di “Aumento della percentuale di detraibilità IVA sulle spese relative alle auto aziendali” che dovrebbe passare dall’attuale 40% al 60%, e anche la proposta di “Aumento della percentuale di deducibilità delle spese e del costo di acquisto delle auto aziendali” che dovrebbe passare dall’attuale 20% al 40%, con un cospicuo aumento del costo fiscalmente riconosciuto al quale applicare tale percentuale, che dovrebbe passare dagli attuali euro 18.075,99 euro a 25.822,84 euro.

È opportuno rimarcare che, per il momento, non c’è ancora nulla di ufficiale. Il testo definitivo del DDL Bilancio 2020, lo ricordiamo, deve essere approvato entro fine anno. Come accennavamo, questa brutta telenovela di persecuzione fiscale non è conclusa e quindi per gli aggiornamenti l’appuntamento è sempre al nostro sito www.autoaziendalimagazine.it.