Fringe benefit, la marcia indietro del Governo

Dopo le polemiche l’esecutivo corregge la norma sulle auto aziendali. Tassazione rimodulata ed applicata solo alle nuove immatricolazioni a decorrere dal 1° luglio 2020.

Alla fine, dopo molte indiscrezioni, tam tam mediatici ed una lunga serie di critiche, è arrivata ufficialmente la conferma: il Governo fa marcia indietro sulla tassazione delle auto aziendali come fringe benefit.

In data 27 novembre vi avevamo aggiornato sul nostro sito in merito agli ultimi “rumors”, che prevedevano da un lato di riportare la tassazione delle auto aziendali date in fringe benefit ai dipendenti ai livelli attuali (o con lievi scostamenti), e dall’altro di rimodulare la misura del sussidio (leggi Ultime notizie sulla beffa Fringe Benefit). Ebbene, tecnicamente quello che vi avevamo anticipato è proprio quello che è stato depositato lo scorso 4 dicembre dal Governo con il maxiemendamento sul Disegno di Legge di Bilancio per il 2020.

Ma facciamo un riepilogo e vediamo cosa stabilisce il nuovo schema indicato dal Governo. In pratica, vengono stabilite quattro diverse fasce di tassazione per le auto aziendali in fringe benefit, in base alle emissioni:

  • 25% per le auto con emissioni di CO2 inferiori a 60 g/km (in questo caso, quindi, il fringe benefit viene ridotto rispetto all’attuale tassazione che è del 30%)
  • 30% per le auto con emissioni di CO2 superiori a 60 g/km ed inferiori a 160 g/km
  • 40% per il 2020 e 50% dal 2021 per le auto con emissioni di CO2 comprese tra 160 e 190 g/km
  • 50% per il 2020 e 60% dal 2021 per le auto con emissioni di CO2 superiori a 190 g/km

È importante specificare che queste nuove disposizioni non saranno retroattive. La norma infatti si applica solo per le auto di nuova immatricolazione concesse in fringe benefit con contratti stipulati a partire dal 1° luglio 2020. Resta invece l’applicazione dell’attuale disciplina per i contratti stipulati entro il 30 giugno 2020.

La retromarcia del Governo è arrivata in seguito alle forti perplessità e critiche tra gli operatori del mondo automotive, che avevano evidenziato l’impatto negativo della novità fiscale. Nella prima versione della norma, infatti, la proposta prevedeva che il valore tassabile dell’auto aziendale in fringe benefit salisse dall’attuale 30% fino al 100%. L’effetto, in altre parole, era quello di triplicare il valore del compenso in natura da tassare in busta paga al dipendente a fronte dell’assegnazione dell’auto aziendale in uso promiscuo.

La misura è stata quindi criticata aspramente dalle associazioni della filiera automotive, inducendo il Governo a fare marcia indietro sul provvedimento, considerato troppo punitivo per il settore, e a riportarlo (fortunatamente) alla normalità.