Flotte operative italiane, maglia nera dell’Ue

di Mino De Rigo

image

Da un’indagine della società TomTom Business Solutions in campo europeo emergono inefficienze e indisciplina dei conducenti italiani di furgoni e van aziendali, con le imprese nostrane più attente ad ammonire che a sensibilizzare e formare incentivando le buone condotte. Molti altri i dati interessanti della ricerca illustrati al nostro giornale da Thomas Schmidt.

Ben poco coscienziosi, oltremodo indisciplinati e soprattutto muniti di un’autostima esagerata rispetto alle proprie capacità di guida. E’ il ritratto nient’affatto edificante dei connazionali al volante di furgoni e van aziendali: non si tratta dell’identikit ingeneroso piovutoci addosso dai vicini d’oltre confine, ma delle dichiarazioni rilasciate da un campione di 150 dipendenti di flotte operative italiane nell’ambito di un’ampia indagine effettuata dalla società TomTom Business Solutions in sei Paesi europei. Ne è emerso, nel complesso, un panorama continentale con poche luci e molte ombre, dal quale si evince come resti ancora molto da costruire ai fini di una mobilità di flotta più sicura e più efficiente. Sia rispetto alla consapevolezza dell’impatto socioeconomico dei comportamenti al volante dei mezzi aziendali, sia in relazione ai presìdi tecnologici utilizzabili per combattere le cattive abitudini, per rilevare i parametri operativi e per misurare le prestazioni di guida così da migliorarle. Da un lato l’attuale condotta al volante appare quindi poco soddisfacente in generale e, dall’altro, le aziende ancora non si mostrano in grado di dominare numerose variabili legate all’efficienza della flotta. “La ricerca – osserva il direttore generale di TomTom Business Solutions Thomas Schmidt – ha rivelato innanzitutto che il 77% dei conducenti europei di veicoli commerciali supera i limiti di velocità e che la metà di loro lavora sotto la pressione delle tempistiche imposte, a scapito dei consumi di carburante e della sicurezza”.

imageFormare condotte virtuose
Inoltre, non più del 21% degli intervistati è stato coinvolto in corsi di formazione volti a istruire a una guida più attenta e responsabile, e soltanto il 23% può disporre di soluzioni tecnologiche che monitorano le prestazioni al volante e i consumi. “Mettere sotto la lente il comportamento di guida – aggiunge Schmidt – offre molteplici benefici in prospettiva: da una riduzione del numero di incidenti (un terzo dei sinistri coinvolge conducenti al lavoro) e dei premi assicurativi, fino a minori costi per il carburante”. Peraltro, solo uno sparuto 6 per cento di aziende ha avviato programmi di incentivazione per migliorare le prestazioni dei propri autisti. In Italia, nessuna. Il Paese dove questi programmi sembrano essere più diffusi è la Germania: ne ha beneficiato il 16% dei conducenti tedeschi interpellati. E se le imprese italiane appaiono come il fanalino di coda nell’adozione di sistemi hi-tech di monitoraggio (li ha in uso solo il 2%, mentre per gli olandesi la quota è del 37%), sembrano poi essere le più severe nell’ammonire i dipendenti colpevoli di incidenti stradali, come pure i responsabili di eccessi di velocità e di consumo che hanno pesato sul conto economico aziendale: lo afferma il 62% dei connazionali, mentre la media europea si ferma al 44 per cento. Ammonimenti che, però, sono in aperto contrasto con il primato che deteniamo nella liberalità rispetto alle multe: il 66% dei conducenti italiani dichiara infatti che l’azienda paga le contravvenzioni prese alla guida dei veicoli commerciali. Casi di coscienza? Forse. Di certo, solo un dipendente su cinque ha preso parte a corsi di formazione, che si presentano nella maggior parte dei casi con cadenza superiore all’anno; e questo nonostante i conducenti delle flotte tricolori si collochino, in base alle risposte fornite, tra i più interessati.

[adrotate group=”3″]Sicurezza, Italia in coda
Sette su dieci infatti gradirebbero frequentarli, a un’incollatura dai capoclassifica tedeschi e inglesi. In tema di sicurezza al volante, però, preoccupa più di un aspetto. Benché meno della metà dei conducenti italiani si dichiari incline a correre rischi sulla strada in ragione delle tempistiche di lavoro e che oltre un terzo del medesimo campione sostenga di non superare mai i limiti di velocità, ben il 95% ammette di inviare sms mentre guida il veicolo aziendale: un preoccupante primato in Europa, tanto più grave se si considera che il 53% dichiara di farlo come prassi quotidiana. Si dovrebbero, invece, imitare i britannici, se è vero che l’85 per cento di loro esclude categoricamente di spedire messaggi di testo mentre è al volante per lavoro. Sul fronte della guida efficiente, poi, ecco spuntare un altro primato italico: ad ammettere candidamente di guidare in modo più coscienzioso e di prestare maggiore attenzione ai consumi di carburante quando usano il proprio veicolo rispetto a quanto facciano col mezzo aziendale sono 8 italiani su 10. All’opposto, invece, dandone per scontata la sincerità, spagnoli (35%) e britannici (39%). Le ragioni addotte dai connazionali per giustificare un simile comportamento si riassumono nell’esigenza di economizzare sul carburante e sulla manutenzione quando guidano la propria auto. Risparmiare, insomma, è un imperativo categorico solo se si tratta dei propri soldi. Sull’altro piatto della bilancia ecco, però, l’orgogliosa rivendicazione condivisa dalla stragrande maggioranza: i conducenti italiani si considerano i più sicuri al volante e il 76% di loro è convinto di guidare meglio degli altri utenti della strada. Una presunzione che non trova eguali in Europa.

image