Fiscalità specifica per le auto degli amministratori

di Giorgio Costa

Se l’azienda concede in uso l’auto all’amministratore, l’intensità e la modalità dello sconto fiscale cambiano a seconda della qualificazione dei suoi redditi e cioè se sono da lavoro dipendente o da lavoro autonomo. E quindi sono in stretta relazione al tipo di rapporto di lavoro che lega l’amministratore all’azienda. Nella gran parte dei casi, infatti, si è di fronte all’amministratore-collaboratore e i redditi sono assimilabili a quelli di lavoro dipendente. Oppure l’amministratore può essere un dipendente con contratto di lavoro subordinato. Da ultimo si può registrare il caso, classico – del dottore commercialista ma anche dell’ingegnere edile – ed essere di fronte al cosiddetto amministratore professionista: in questo caso i proventi rientrano nell’ambito del lavoro autonomo. 

 

Autonomo o dipendente?

In ogni caso, la messa a disposizione di un’auto ad utilizzo promiscuo genera un compenso in natura che è tassabile. Nei primi due casi (amministratore dipendente o collaboratore) la somma imponibile ai fini Irpef sarà pari al 30% dei costi che risultano dalle tabelle Aci per una percorrenza di 15mila km su base annua parametrata ai mesi di assegnazione. Se, invece, il lavoratore gravita nell’ambito del lavoro autonomo l’utilizzo dell’auto concorre alla formazione del reddito secondo le regole dell’articolo 9, comma 3, del Tuir. E, quindi, per determinare il “valore normale” del mezzo si fa riferimento ai prezzi fissati dalle società di autonoleggio per la concessione di veicoli uguali o di caratteristiche simili. 

 

Deducibilità 

Quelli sostenuti per l’auto concessa all’amministratore sono costi deducibili. Ma la situazione è diversa se, per l’amministratore, l’ambito è quello del lavoro dipendente o di quello autonomo. Nel primo caso i costi sostenuti dall’azienda sono deducibili nella misura del 70%. Per l’amministratore collaboratore, invece, il costo si deduce integralmente in base all’articolo 95 del Tuir (cita circolare 48/1998). Se l’amministratore è un professionista, invece, la società può dedurre i costi sostenuti in riferimento al compenso in natura. Ad ogni modo, secondo la circolare 48/E/1997 delle Entrate, se un’autovettura viene data in uso agli amministratori occorrerà tener distinte le seguenti ipotesi: 1) autovettura concessa per l’uso personale dell’amminstratore; 2) autovettura utilizzata dall’amministratore promiscuamente per l’uso aziendale e per quello personale; 3) autovettura utilizzata dall’amministratore soltanto per uso aziendale. 

 

3 ipotesi

Nell’ipotesi 1) le spese e ogni altro componente negativo relativo ai veicoli in esame non sono deducibili a norma dell’articolo 121-bis del Tuir. Nell’ipotesi 2) l’ammontare del valore normale che concorre a formare il reddito dell’amministratore è deducibile per l’impresa, sempre nei limiti delle spese sostenute da quest’ultima, ex articolo 62, comma 3, del Tuir, per la parte non superiore al compenso in natura erogato all’amministratore, mentre l’eventuale eccedenza delle suddette spese è deducibile nella determinazione del reddito di impresa secondo il criterio stabilito dalla lettera b), comma 1, dell’articolo 121-bis del Tuir. Per quanto attiene, infine, all’ipotesi 3), le spese e ogni altro componente negativo sostenuto per l’utilizzo dei veicoli a motore indicati nell’articolo 121-bis del Tuir, sono deducibili, secondo il criterio indicato nel comma 1, lettera b), del medesimo articolo 121-bis, sempreché l’utilizzo del veicolo sia inerente all’esercizio dell’impresa.