Fiscalità green: le sfide per i CFO

di Luigi Gemma

Auto aziendali, e-bike e welfare al centro di questa intervista a Stefano Sirocchi, esperto di fiscalità automotive

Dottor Sirocchi, il dibattito sulla tassazione del fringe benefit relativo alle auto aziendali concesse in uso promiscuo ai dipendenti rimane al centro dell’attenzione. Quali sono le conseguenze dell’attuale regime?

“L’attuale sistema fiscale premia fortemente i veicoli full electric e le ibride plug-in, penalizzando endotermici e full hybrid. Il mercato si è adeguato spostando la domanda verso le plug-in, ma i dati smentiscono l’efficacia ambientale di questa scelta: la maggior parte dei chilometri percorsi da questi veicoli avviene con il motore a combustione. Alcuni propongono di subordinare l’accesso al coefficiente agevolato del 20% al raggiungimento di una percentuale minima di chilometri in elettrico: una logica condivisibile in linea di principio, ma che rischia di aggiungere complessità a un sistema già gravoso”.

Il Sole 24 Ore ha pubblicato in prima pagina il suo articolo sulle e-bike nel welfare aziendale. Di che si tratta e cosa cambia?

“Con la risposta all’interpello 41/2026, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che la concessione di biciclette a pedalata assistita ai dipendenti, nell’ambito di un piano welfare che preveda un utilizzo minimo per il tragitto casa-lavoro, rientra tra i benefit esclusi dalla formazione del reddito di lavoro dipendente. Per le aziende, i costi sostenuti sono integralmente deducibili se il benefit è previsto da contratto, accordo o regolamento aziendale”.

Quali sono i requisiti essenziali per accedere a questi benefici?

“Tre condizioni fondamentali. Prima: la bicicletta deve essere offerta alla generalità dei dipendenti o a una categoria omogenea, non a singoli individui. Seconda: il benefit deve essere erogato in natura, mantenendo il dipendente estraneo al rapporto economico con il fornitore. Terza: il dipendente può aderire o meno, ma non può intervenire nella scelta del mezzo, né su marca, modello o optional, neppure se si accolla la differenza di costo, pena l’imponibilità del benefit. Inoltre, l’azienda istante si sarebbe impegnata a verificare che almeno il 30% degli spostamenti casa-lavoro avvenisse effettivamente con la bicicletta”.

Come affrontare l’aumento del fringe benefit per le auto endotermiche consegnate dal 1° gennaio 2025?

“Le leve sono essenzialmente due. La prima è l’ottimizzazione del TCO: un valore del fringe benefit più elevato impone di riconsiderare car policy e car list, verificando che le scelte effettuate siano ancora le più efficienti in termini di costo complessivo, fiscalità inclusa. Spesso emergono margini significativi di miglioramento che possono essere ridistribuiti ai driver. La seconda è l’ottimizzazione fiscale complessiva: il fringe benefit auto si inserisce in un quadro più ampio di compensation & benefit che, se opportunamente monitorato, può trasformare ogni evoluzione normativa in un’opportunità anziché in un aggravio”.

Per chiudere: perché la questione fiscale non è più rinviabile? come dovrebbero muoversi i CFO delle aziende?

“La fiscalità automotive è diventata un terreno ad alto rischio di compliance. Le regole sono cambiate più volte negli ultimi anni, rallentando anche le scelte degli operatori, specialmente ad inizio 2025, all’indomani del varo delle nuove regole fiscali. Detto questo, restare in attesa della prossima riforma non può essere una strategia valida: le regole attuali, per quanto imperfette, sono sufficientemente definite. Il problema è che alcune aziende ancora faticano a dedicarvi il giusto presidio, esponendosi a rischi di contestazione del tutto evitabili”.