Fidati di me: vendo auto usate

di Sirio Tardella
In Italia il rapporto fra nuovo e usato è molto più basso della media dei mercati maturi. Imposte elevate e una complessa burocrazia rallentano le vendite di auto usate. In concessionaria l’usato è garantito, ma crescono le vendite attraverso altri canali.

Nel 2015 ogni 100 vetture nuove immatricolate 177 sono state quelle usate che hanno cambiato proprietario. E’ il rapporto decisamente più basso registrato fra tutti i mercati automobilistici maturi che sarebbe stato ancora peggiore se le vendite del nuovo non si fossero fermate molto al  di sotto di livelli normali. Fidati di me vendo auto usateEppure sarebbe logico ipotizzare che in presenza di una crisi economica  dovrebbero aumentare gli acquisti di auto usate con la rottamazione di quelle più vecchie e quindi più costose da usare. Tutto questo non è avvenuto nonostante gli oltre 35 milioni di auto circolanti in Italia.

 

La certificazione dell’usato

Fra le ragioni che frenano un corretto sviluppo del mercato dell’auto usata pesano l’imposizione fiscale sui passaggi di proprietà e il complesso delle pratiche burocratiche. A volte l’imposta provinciale di trascrizione può superare il valore dell’auto, mentre, anche se depurate dell’attività del notaio, le residue pratiche da trattare assorbono tempo e denaro tanto che nella quasi loro totalità sono espletate attraverso agenzie automobilistiche autorizzate. Queste motivazioni non bastano a giustificare la scarsa partecipazione delle reti ufficiali al mercato dell’usato perché i concessionari nel trattare l’usato sono obbligati a certificare lo stato della vettura in vendita assicurando al cliente precise garanzie sullo stato del bene che, per legge, hanno una durata fino a 24 mesi successivi alla cessione. Questo implica la necessità di importanti investimenti in risorse tecniche e umane a fronte di bassi profitti. Trattare l’usato non può prescindere dalla presenza di un’efficiente officina e di specialisti dedicati. Spesso però il risultato di questo impegno non coincide con le aspettative del cliente dell’auto nuova che rinuncia alla permuta affidando la vendita del suo usato ad altri canali riducendo ulteriormente i profitti del concessionario. Va poi ricordato che l’attività è regolata da norme  tali da generare un corposo contenzioso tra clienti e concessionari che spingono questi ultimi alla stipula di polizze assicurative in grado di ridurre i rischi ma che rappresentano un ennesimo appesantimento dei costi d’impresa.

 

Una vera carta d’identità

Come conciliare la dovuta garanzia sull’auto usata con la riduzione dei rischi d’impresa del concessionario attraverso la massima trasparenza possibile? Sarebbe necessario  costruire uno strumento capace di raccontare i difetti e le virtù di ogni automobile in qualsiasi momento della sua vita. Si potrebbe dotare la vettura immatricolata di una carta d’identità digitale dove immagazzinare informazioni oggi disperse in tante banche-dati spesso non accessibili. La carta, rispettando la privacy, potrebbe permettere l’accesso, con diverse credenziali, ad informazioni oggi detenute dalle case costruttrici e dalle relative reti di distribuzione come il certificato di conformità, il libretto di uso e manutenzione, la fattura di vendita, le operazioni di officina per la manutenzione programmata. Un collegamento al progetto di digitalizzazione della pubblica amministrazione potrebbe permettere, attraverso la carta, l’accesso alle informazioni connesse all’immatricolazione dell’auto e ai successivi eventuali passaggi di proprietà, al regolare pagamento del bollo e dei premi assicurativi.

Così il concessionario avrebbe uno strumento per  determinare il giusto valore della permuta e quello della rivendita del bene attraverso una trattativa trasparente con il proprio cliente e potrebbe esporre in showroom un cartello con la scritta: Fidati di me! Vendo auto usate.