Ennesimo giro di vite sulle auto aziendali

di Antonio Cernicchiaro

AutoAziendaliMagazine_9_gennaio2013low.pdf - Adobe Acrobat ProIl Governo Monti si è sicuramente imbattuto in uno dei peggiori periodi di crisi economica che la recente storia italiana ricordi e le scelte e le strategie adottate hanno certamente centrato alcuni obiettivi che l’Esecutivo si era prefissi, quali la tendenza all’equilibrio del Bilancio dello Stato, la riduzione del debito e soprattutto il recupero di immagine e credibilità a livello internazionale. Tutto il resto, senza tema di smentita, è stato quantomeno trascurato o comunque non è risultato tra le priorità che il Governo ha deciso di affrontare. Sono state adottate misure per la crescita e lo sviluppo del Paese o per la semplificazione amministrativa, ma nessuna di queste ha lasciato un segno tangibile.

Il settore auto
In tale contesto, anche il settore auto ha fatto la sua bella figura. Ne abbiamo già parlato nel recente passato, ma giova ricordare che in soli 13 mesi di mandato, questo Governo ha ritenuto di dover aumentare per ben 7 volte le accise sui carburanti, su 17 aumenti complessivi dal 1935 ad oggi. L’inasprimento della tassazione sugli autoveicoli è stato molto forte, come dimostrano altre normative emanate negli ultimi mesi, anche se è vero che si è trattato di rendere operativi indirizzi o disposizioni già introdotte dal precedente Governo. Non si può, però, non rilevare come le misure adottate abbiano esteso le conseguenze negative sotto vari punti di vista: nel caso del superbollo, ad esempio, i veicoli assoggettati erano inizialmente quelli superiori a 225 kW di potenza, per un importo di 10 euro a kW, mentre il Governo Monti ha allargato il segmento dei veicoli coinvolti, riducendo la potenza a 185 kW e raddoppiando la tassa da 10 a 20 euro per kW superiore.

I ricavi
Da tale manovra, peraltro, l’Erario non ha ricavato quanto previsto, poiché, a causa delle perdite derivanti dal calo del mercato di questa categoria di veicoli (93 milioni di euro), nonché della riduzione del parco circolante (13 milioni di euro), secondo il Centro Studi Unrae è stato registrato un mancato incasso complessivo di 106 milioni di euro. Anche il regime dell’IPT è stato modificato nel novembre 2011, inasprendo una disposizione che prevedeva una riforma complessiva dell’imposta e che invece è stata applicata in maniera automatica, assoggettando al criterio di imposta variabile, anziché fissa, tutti gli acquisti di veicoli nuovi e usati effettuati presso le Concessionarie (un veicolo di 100 kW è passato, escluse le addizionali regionali, da 150,81 euro a 351,00 euro). Sulle auto aziendali, poi, c’è stato quasi un accanimento. Infatti l’Italia sconta un regime fiscale tra i più penalizzanti d’Europa, considerato che i costi deducibili sono limitati ad un tetto di 18.076 euro (contro il 100% dei maggiori Paesi europei) per una quota del 40% rispetto, anche qui, al 100% dei maggiori Paesi europei. Come se questo non bastasse, nell’estate scorsa, con la Legge di Riforma del Lavoro (cosiddetta “Legge Fornero”), la suddetta quota di deducibilità è stata ridotta al 27,5% e ora con la Legge di Stabilità dal 1° gennaio 2013 la quota è stata ulteriormente ridotta al 20%. Se a questo aggiungiamo il tetto massimo applicabile sopra indicato e il periodo di ammortamento consentito di 4 anni, possiamo rilevare l’assoluta irrilevanza di questa disposizione.

Nell’ultimo provvedimento adottato dal Governo Monti, la Legge di Stabilità per il 2013, la quota di deducibilità per le auto aziendali è stata ulteriormente ridotta dal 27,5% al 20% mantenendo un tetto massimo applicabile di 18.076 euro ed un periodo di ammortamento consentito di 4 anni.Maggiore attenzione
Risulta, quindi, evidente quanto sia necessaria una maggiore attenzione sul comparto auto e quanto siano urgenti interventi che possano consentire una ripresa della domanda. In attesa che un nuovo Governo possa fare proprie le istanze che le Organizzazioni del settore hanno più volte sollecitato all’Esecutivo uscente senza ottenere risposte concrete. Vogliamo infine sottolineare che anche sotto l’aspetto amministrativo sono state emanate disposizioni che contribuiscono a complicare l’attività delle imprese e ne appesantiscono i costi. In particolare con il DPR 28 settembre 2012, n. 198, con il quale si prevede l’obbligo di variazione dell’intestatari della carta di circolazione in caso di utilizzo del veicolo per periodi superiori a 30 giorni da parte di soggetto diverso dal proprietario. Nella norma ricadono, tra gli altri, i casi di comodato e di noleggio, per i quali le aziende dovrebbero prevedere nella prima fattispecie l’aggiornamento della carta di circolazione e nella seconda l’aggiornamento dell’archivio nazionale dei veicoli. Date le problematiche organizzative ed economiche che conseguono all’attuazione della disposizione si invita a riflettere sull’effettiva utilità della norma che, secondo il Ministero dell’Interno, dovrebbe consentire l’immediata identificazione del conducente del veicolo. Tenuto conto che non sono stati ancora aggiornati i sistemi informatici della Motorizzazione Civile, l’entrata in vigore del provvedimento è stata differita sine die, con l’auspicio che nel frattempo si possano apportare alla norma gli opportuni correttivi, per renderla meno impattante per le aziende che dovranno applicarla.

Lascia un commento