Emissioni: la differenza la fa il guidatore

di Giorgio Costa

I km percorsi, le velocità medie, lo stile di guida, sono tutte variabili in grado di influenzare in modo estremamente significativo le emissioni totali dell’auto

Sorpresa: gli Euro 6 possono inquinare più degli Euro 4, non tutte le auto Euro 4 sono da rottamare e non tutte le Euro 6 sono virtuose. A dimostrarlo un nuovo paradigma – più sostenibile, equo e inclusivo – per la misurazione delle emissioni di CO2 delle auto private, non più basato sulla classe Euro del motore ma sulla rilevazione del comportamento puntuale del singolo veicolo (e del singolo guidatore). È questa la visione di The Urban Mobility Council (TUMC), il Think Tank nato nel 2022 su iniziativa del Gruppo Unipol, presentata a Bruxelles nella sede del Parlamento Europeo da Matteo Laterza, AD di UnipolSai, e Sergio Savaresi, Direttore del Dipartimento Elettronica Informazione e Bioingegneria del Politecnico di Milano.

I RISULTATI DELLA RICERCA

La ricerca, da cui derivano i dati citati, ha svolto un’analisi delle emissioni puntuali ed effettive di CO2 mettendo a confronto mille modelli di auto Euro 4 con 1.000 modelli di auto Euro 6. Non sorprende che i motori Euro 4 emettano CO2 in misura maggiore dei motori Euro 6, guardando la media di emissioni per classe. Ma se si passa al confronto tra un veicolo ad alte emissioni Euro 6 con uno a basse emissioni Euro 4, il risultato è sorprendente: un veicolo Euro 6 con alto impatto emette fino a circa 6 volte più CO2 di un Euro 4 a basso impatto. Se questo stesso confronto si realizza in ambito esclusivamente urbano la differenza è ancora più significativa: un veicolo Euro 6 ad alte emissioni emette fino a 10 volte di più di un veicolo Euro 4 a basse emissioni.

IL RUOLO DEL GUIDATORE

Il guidatore non è un “particolare irrilevante” nella quantità di emissioni prodotte dal veicolo: i km percorsi, le velocità medie, lo stile di guida, sono tutte variabili in grado di influenzare in modo estremamente significativo le emissioni totali dell’auto. Per catturare questa significatività occorre tuttavia passare da un modello di analisi basato sulle medie a un modello veicolo-centrico in cui l’individuo sia protagonista consapevole del suo ruolo nella emissione di CO2 alla guida. L’adozione di un modello di questo tipo permette inoltre di non limitare la mobilità delle persone a priori rispetto ad una classe di motore Euro ma rende possibile misurare il contributo effettivo di ciascuna autovettura per la sostenibilità ambientale del pianeta. Oggi siamo forzati a fare un upgrade della classe Euro, eppure l’impatto ambientale dipende moltissimo da come e quanto usiamo l’automobile. La ricerca propone allora un nuovo paradigma, una transizione della mobilità che non obblighi alla rottamazione di un’auto in ragione del suo motore ma che si basi su dati puntuali, un paradigma capace di misurare l’effettivo impatto ambientale di ciascuna autovettura, ponendo al centro dell’analisi non solo il motore dell’auto ma anche il guidatore. Vi è, infatti, il riscontro scientifico, misurato attraverso la tecnologia delle scatole nere, in cui si attesta che, oltre al motore, l’emissione di CO2 dipende in modo significativo dall’entità delle percorrenze in auto, dalle velocità adottate e dallo stile di guida.

UNO STILE DI GUIDA “GREEN”

È un paradigma che passa dall’imposizione di un veicolo nuovo al coinvolgimento dell’automobilista verso una transizione a zero emissioni equa e inclusiva, che offre la possibilità a chi non può cambiare l’auto oggi di continuare ad utilizzare la sua vecchia auto purché i km che percorre siano limitati ed il suo stile di guida sia “green”. Per rendere questo modello fattibile occorre tuttavia che ogni auto sia dotata di una black box dedicata, indissolubilmente legata all’auto e certificata e che l’automobilista accetti che il suo stile di guida e i chilometri percorsi vengano misurati.