Ecosostenibilità, parlano gli addetti ai lavori

di Gennaro Speranza

aam-Ecosostenibilità, parlano gli addetti ai lavori-1Per   conseguire l’obiettivo di una mobilità sostenibile, sicura ed efficiente, i soggetti responsabili (amministrazioni e aziende in primis) hanno a disposizione diversi strumenti, tra cui: ecoincentivi per le auto ecologiche, ammodernamento delle infrastrutture e miglioramenti della tecnologia a bordo dei veicoli. Ma qual è oggi realmente lo stato di avanzamento della “green mobility” in Italia? Allo scopo di renderne chiaro il quadro e capire lo stato attuale di implementazione delle diverse misure della gestione della mobilità, abbiamo chiesto ad alcuni esperti del settore di aiutarci a comprendere lo stato dell’arte e le tendenze evolutive delle politiche di mobilità sostenibile attualmente in corso, con un occhio anche alle flotte.

[adrotate group=”3″]Un Paese a due velocità
Partiamo innanzitutto dal recente studio realizzato dall’Istat su motorizzazione e ambiente in Italia, da cui emerge che il nostro Paese sta lentamente diventando più virtuoso e moderno sul versante della mobilità sostenibile, ma anche che l’Italia sembra divisa in due. In particolare, la buona notizia – si legge nel rapporto – è che sono sempre più diffusi i veicoli a minor impatto ambientale (euro 4 o superiori per le auto, euro 3 per i motocicli), che rappresentano rispettivamente il 53% e il 38% dell’intero parco circolante, mentre al Sud va meno bene rispetto al resto della penisola (solo il 42% delle auto è in classe euro 4 o superiore). Un dato che si riflette nel peggioramento della qualità dell’aria al Mezzogiorno: Per rispettare l’ambiente riducendo i costi di gestione, pubblico e privato devono interagire, realizzando reti di distribuzione delle fonti energetiche alternative: dal metano ai punti di ricarica per le auto elettriche. Un ruolo decisivo è giocato dal senso di responsabilità delle aziende sempre più orientate verso la green mobility. Le tecnologie sono pronte alla sfida.nella sola Campania, infatti, i capoluoghi che superano i limiti fissati per le polveri sottili sono saliti in un anno da due a quattro. Diversa la situazione nel resto del Paese, dove si registra un trend in miglioramento.
È da evidenziare poi che, sempre nel 2013, è diminuito per il secondo anno consecutivo il numero di auto e motocicli nelle nostre città: alla fine dello scorso anno è stata calcolata una media di 613,2 autovetture e 132,7 motocicli ogni mille abitanti (rispettivamente -0,9 e -0,6% nel confronto con il 2012). Meno buone le notizie che vengono dal settore del trasporto pubblico locale, settore nel quale in un anno il numero di passeggeri è diminuito del 4,3%. Di contro, sembrano diffondersi le iniziative a favore della mobilità sostenibile: cresce l’offerta di car sharing, presente in 23 città (soprattutto al Nord) e quella di bike sharing, attivato in 66 città. I sistemi di infomobilità (tecnologie dell’informazione al servizio della mobilità urbana) sono presenti in 68 comuni capoluogo, fortemente concentrati nel Centro-Nord.
Diminuiscono auto ed emissioni, crescono i progetti per una mobilità più “verde”, ma emerge un forte divario tra Nord e Sud, complice anche la crisi economica e i suoi effetti sui servizi pubblici. Il quadro complessivo, comunque, resta incoraggiante in particolare se si prendono in considerazione i dati relativi alle vendite di vetture ecologiche (elettriche, ibride, a metano e gpl) che sono oggi disponibili, molto richieste e sempre più utilizzate.
aam-Ecosostenibilità, parlano gli addetti ai lavori-2Per quanto riguarda le elettriche, ad esempio, i numeri sono certamente ancora contenuti, anzi quasi impercettibili se messi a confronto col mercato automotive nel suo complesso, ma diventano più interessanti se si confrontano con i dati di Rse (Ricerca sul sistema energetico) sugli ultimi anni: in Italia, infatti, sono state vendute 114 elettriche nel 2010, 302 nel 2011, 520 nel 2012 e 870 nel 2013. Con 648 immatricolazioni in sei mesi, è quasi sicuro che il 2014 farà registrare un sensibile aumento. “I veicoli elettrici possono giocare un ruolo importante nel passaggio ad una mobilità più sostenibile grazie alla loro assenza di emissioni nocive – commenta Greg Archer dell’associazione Transport & Environment – e la crescita delle vendite, in Italia così come nel resto d’Europa, è dovuta al bisogno dei costruttori di fare innovazione per rispondere alle regole Ue sulle emissioni di CO2. Non dimentichiamo infatti che le auto sono responsabili del 15% delle emissioni di CO2 europee. aam-Ecosostenibilità, parlano gli addetti ai lavori-3Le regole Ue richiedono ai costruttori di limitare il livello medio di CO2 a 130 grammi per chilometro entro il 2015 e a 95 grammi per il 2020. Stabilire nuovi tetti per il 2025 e il 2030 assicurerà ulteriori investimenti in tecnologie per i veicoli a basse emissioni”.

Non solo elettriche
Positiva anche la situazione dei veicoli a metano. Secondo i dati diffusi dall’Osservatorio Federmetano, nel 2013 in Italia i veicoli a metano immatricolati sono stati 93.534, contro gli 80.452 del 2012, con una crescita del 16,3%. “Nonostante la crisi economica che ha investito il nostro Paese e che ha congestionato il mercato dell’auto – sostiene Corrado Storchi, responsabile delle relazioni esterne presso Ngv Italy – il gradimento degli italiani nei confronti dei veicoli a metano è in aumento. Nel nostro Paese la mobilità ecologica è molto legata al mondo del gas ed è ormai una realtà consolidata da svariati anni. Basti pensare che il numero di questo tipo di vetture vendute dal 2007 al 2013 è stato di circa mezzo milione”. Resta però il problema delle infrastrutture, ovvero della rete di rifornimento ancora non sufficientemente capillare sul territorio nazionale. “Su 1.000 stazioni oggi esistenti in Italia – prosegue Storchi – il 45% di queste sono poste tra l’Emilia Romagna, la Lombardia e il Veneto, mentre in molte altre regioni (su tutte Sardegna e Valle d’Aosta, ma anche Friuli, Trentino, Molise, Basilicata e Calabria) c’è una scarsa copertura a dispetto di una domanda potenziale che comunque c’è”. “Bisogna lavorare di più sullo sviluppo della rete – aggiunge Storchi –  così come bisogna continuare a lavorare su politiche che stimolino maggiormente questo tipo di mobilità. Uno strumento molto utile, ad esempio, è rappresentato dagli incentivi BEC (ovvero i contributi per l’acquisto di veicoli a Basse Emissioni Complessive) stanziati per il 2014 dal Ministero dello Sviluppo Economico per circa 60 milioni di euro (per metà ai privati e per metà alle auto aziendali). Fino ad oggi la parte di budget destinata alle auto aziendali è stata poco utilizzata perché c’era il vincolo di rottamare un’auto con almeno 10 anni, ma attualmente è in discussione presso il Ministero la decisione di togliere questo vincolo”.

Il contributo delle flotte
E veniamo ora proprio al mondo delle auto aziendali. Cosa fanno le aziende di noleggio per stimolare una mobilità più virtuosa? Secondo Pietro Teofilatto, direttore della sezione noleggio a lungo termine di Aniasa, oggi, in epoca di crisi economica, le aziende scelgono di puntare su una flotta a minore impatto ambientale principalmente per ottenere una riduzione dei costi e il contenimento del TCO. Un’azienda attenta alla mobilità sostenibile è  sensibile anche ad altri temi molto delicati. “Sostenibilità vuol dire anche qualità e sicurezza – dice Teofilatto – e a questo proposito stiamo notando che oggi sempre più aziende puntano su corsi di guida sicura, per responsabilizzare maggiormente i driver sui rischi che conseguono alla gestione del mezzo”. Il fatto che i driver possiedano un guida più sicura e responsabile ha un effetto positivo per i costi assicurativi. “Per questo motivo – continua Teofilatto – è stato introdotto addirittura un bonus malus per le aziende i cui driver si comportano in maniera corretta o meno. Questo è senz’altro un ulteriore elemento di novità che abbiamo notato scaturire nelle varie offerte di noleggio”. Accanto a ciò, poi, c’è il discorso della telematica applicata alle flotte: un altro fattore essenziale capace di incidere in positivo sulla condotta dei guidatori e che in Italia è sempre più diffuso. aam-Ecosostenibilità,-parlano-gli-addetti-ai-lavori-4“Quello che noi stiamo notando circa la telematica a bordo dei veicoli è che le aziende sono attualmente concentrate su due elementi: il primo riguarda la possibilità di poter ottenere informazioni sullo status del veicolo e quindi ridurre tempi di attesa in caso di incidenti (questo per dare supporto al driver in condizioni di necessità, per renderlo più sicuro e ridurre l’impatto di eventi negativi). Il secondo elemento riguarda la verifica dei percorsi stradali, ad esempio provinciali o autostradali, effettuati dai driver. La telematica può in questo modo verificare l’attendibilità e la capacità di guida orientata al risparmio”.

Le tecnologie
Secondo Giacomo Corti, project manager eMobility di Bosch Italia, bisogna diffondere ulteriormente la mobilità elettrica nelle imprese, partendo soprattutto dalle città che presentano incentivi locali, quali l’ingresso libero in ZTL o il parcheggio gratis per veicoli elettrici. “Simili vantaggi  – spiega Corti – riducono il TCO dei veicoli elettrici. Noi di Bosch, ad esempio, siamo molto attenti a questo aspetto e abbiamo proposto un “Pacchetto eMobility” semplice per le aziende, supportandole nella scelta dell’infrastruttura (tipologia, potenza, personalizzazione), monitorandola e raccogliendo importanti dati d’uso (energia erogata, CO2 risparmiata). Ovviamente, è fondamentale seguire il cliente prima, durante e dopo l’avvio del progetto: in questo modo le aziende operano una scelta ecologica e innovativa in completa serenità”. Un altro aspetto sottolineato da Corti è quello di investire sulla realizzazione di infrastrutture di ricarica pubbliche: “Stiamo lavorando con le pubbliche Amministrazioni. Non servono stazioni di ricarica in ogni strada: basterebbe un’infrastruttura minima in ogni Comune di medie dimensioni, presso i principali punti di interesse. La maggior parte dei punti di ricarica sarà infatti privata, presso aziende o singoli proprietari di veicoli elettrici”.

Coscienza collettiva
Come abbiamo visto, per rispettare l’impegno verso una guida più sostenibile gli strumenti a disposizione delle aziende e dei  soggetti pubblici preposti alla mobilità sono molteplici. Volendo tentare una sintesi, tali strumenti possono essere riconducibili alle seguenti leve fondamentali (o, se si vuole, politiche): la qualificazione dell’offerta pubblica di trasporto (strumenti per l’infomobilità, ecc.), l’adozione di incentivi economici e l’impiego (pubblico e privato) di veicoli più efficienti e meno inquinanti, lo sviluppo di infrastrutture per la diffusione dei carburanti alternativi e dei punti di ricarica per le elettriche, l’introduzione di servizi basati sulla condivisione dell’auto privata per uso collettivo (car sharing e car pooling), la razionalizzazione e il potenziamento delle piste ciclabili. A ciò si deve aggiungere anche tutta una serie di provvedimenti volti a incoraggiare l’utilizzo di modi di trasporto in maniera più sicura, ad esempio promuovendo sulle auto nuove i sistemi di assistenza al conducente per il potenziamento della sicurezza (telematica a bordo).