Advertisement

Ecobonus ed ecotassa, le imprese aspettano certezze

di Giorgio Costa

L’incentivo massimo (fino a 6mila euro) e la penalizzazione più alta (fino a 2.500 euro). La norma vale sicuramente per i privati e si estende ai veicoli in leasing. C’è attesa per il decreto esplicativo del Mise.

Fissato a 6mila euro l’incentivo massimo, con rottamazione (senza auto da dismettere si ferma a 4mila euro) per gli autoveicoli con emissioni tra 0 e 20 grammi di CO2 per km e a 2.500 quello minimo (senza rottamazione 1.500 euro) per i mezzi che producono tra 21 e 70 grammi di CO2 per km. Dall’altra parte ecotassa minima da 1.100 euro per gli autoveicoli con emissioni di CO2 tra 161 e 175 che sale a 1.600 euro per le emissioni tra 176 e 200 grammi per km, a 2.000 per la fascia tra 201 e 250 grammi e sale al vertice di 2.500 per i veicoli che superano i 250 grammi al km.

TRA SUV E AUTO ELETTRICHE

Di fatto l’ecotassa “morde” poco lasciando fuori dalla morsa molti Suv diesel medio grandi ma anche il bonus non premia molto essendo di fatto limitato alle sole auto elettriche e poche ibride, comunque con prezzo di listino entro i 50mila euro, Iva esclusa. Per non dire che resta assai controversa l’estensione del beneficio anche alle imprese e alle società o agli enti. La legge, infatti, pare comprendere tutti soggetti ma non è assolutamente certo che una siffatta disposizione non violi le regole Ue sugli aiuti di Stato mentre il bonus se è vero che per ora dispone di 300 milioni dovrebbe essere rifinanziato una volta raggiunta la somma e non invece, chiudere i battenti. Ammessi al beneficio anche gli acquisti in leasing , compresi i pullmini fino a 9 posti e i camper.

IN ATTESA DEL DECRETO MINISTERIALE

Tuttavia per avere certezza sulle regole e sulle modalità applicative occorrerà attendere i decreti del ministero dello Sviluppo economico che ha meno di due mesi di tempo visto che le regole saranno operative dal 1° marzo 2019 fino al 31 dicembre 2021. Queste tempistiche sono da intendere nel senso di contratti stipulati a partire dal 1° marzo 2019 ed entro il 31 dicembre 2021 (non rileva quindi la data di immatricolazione). Infine scatta la detrazione dall’imposta per l’acquisto e la posa in opera di infrastrutture di ricarica e aumenti di potenza del contatore fino a 7 Kw attuate nel periodo di validità del bonus.

NORME CHE NON CONVINCONO

Un impianto normativo, e un sistema di incentivi e disincentivi che non convince particolarmente gli operatori del settore noleggio e che, al contrario degli obiettivi sbandierati, rischia di penalizzare anche il settore della sharing mobility che, con la crescita registrata negli ultimi anni (1 milione di veicoli a noleggio in circolazione, 1 auto immatricolata su 4), è oggi il principale attore della mobilità alternativa e sostenibile e del decongestionamento delle nostre città. È questo il commento di Aniasa, l’Associazione che all’interno di Confindustria rappresenta il settore dei servizi di mobilità, alla misura che introduce nella manovra incentivi per l’immatricolazione di autovetture elettriche ed ibride e nuove tasse per l’acquisto di autovetture con emissioni di CO2 superiori ai 161 grammi per chilometro.

“Ancora oggi nel nostro Paese – spiegano da Aniasa – il 10% dei veicoli è addirittura antecedente alla normativa Euro, il 28% rispondente alle norme Euro1/2/3, il 30% Euro4, mentre le Euro5/6 rappresentano appena il 32% del totale. Per procedere al rinnovo del parco circolante e alla riduzione delle emissioni è necessario agire proprio su quel 68% di veicoli ormai datati e spingere sulle nuove forme di mobilità urbana”. Paradossalmente la norma così come è prevista oggi non va in questa direzione, ma addirittura rischia di frenare il mercato automotive dei privati e delle imprese che oggi compiono percorrenze non sempre compatibili con le soluzioni di motorizzazione offerte dal mercato. “Per la mobilità aziendale, che in Italia sconta già un ampio gap rispetto ai competitor europei – spiega il presidente Aniasa Massimiliano Archiapatti – si tratterebbe di un ulteriore appesantimento della fiscalità che frenerebbe le nuove immatricolazioni da parte del settore. D’altra parte, la spinta verso l’elettrico non può non tenere conto della limitata offerta di modelli, dei vincoli di utilizzo specie sulle percorrenze extraurbane tipiche del nostro Paese e della carenza di un piano infrastrutturale adeguato”.

 

PAROLA CHIAVE: Il parco circolante

Il 10% dei veicoli che circolano sulle strade italiane è antecedente alla normativa Euro, il 28% rientra nelle regola tra Euro1 e Euro 3, il 30% è Euro 4, mentre le Euro 5/6 rappresentano il 32% del totale. Per rinnovare il parco auto circolante è necessario agire sul 68% di veicoli datati.