Dalla car policy verso la mobility policy

di Gianni Antoniella

Tredici anni sono tanti e tante sono state, in questo periodo, le trasformazioni del mercato. Tredici sono anche le edizioni del “Barometro delle flotte aziendali”. Si tratta di una survey con respiro continentale – dato che le interviste coinvolgono i fleet manager di 12 Paesi (sono 3.718 pareri raccolti e di questi 300 arrivano dall’Italia) – che il Corporate Vehicle Observatory di Arval redige ogni anno. Una fotografia che indica quali sono le linee di sviluppo del mercato del noleggio a lungo termine e quali potranno essere le tendenze a breve e medio termine. E per un gruppo come Arval la conoscenza è parte integrante del business. 

 

 

La fotografia del Barometro 

Emanuel Lufray, business engineering & organization di Arval Italia

Emanuel Lufray, business engineering & organization, così spiega la realtà della filiale italiana: “Come immatricolato Arval Italia è il terzo attore più importante nella Penisola, ma quanto a flotta gestita siamo i primi ed entro quest’anno vogliamo raggiungere i 200.000 veicoli in gestione. Ci siamo quasi e il traguardo lo taglieremo ben prima di dicembre. In pratica, se guardiamo i nostri obiettivi siamo in anticipo di un anno”. Facile intuire la soddisfazione del manager francese che vanta una grande esperienza “commerciale” nel nostro Paese. Soddisfazione rafforzata da un mercato italiano delle auto in noleggio che continua a espandersi in controtendenza rispetto a quello generale e irrobustito dall’ottimismo dei fleet manager intervistati che vedono in crescita il mondo delle flotte (18%, in linea con il trend continentale che è del 19%). 

 

Il peso delle PMI

E nella messe di numeri e tabelle che affollano il Barometro, emergono prepotentemente alcune tendenze che Sonia Angelelli, head of consulting & CVO, cala nella realtà italiana armonizzandoli con i dati generali e cogliendo il progressivo allineamento italiano ai trend internazionali nonostante le peculiarità della nostra realtà economicoindustriale. Il dato di base, e che incide anche sull’approccio di Arval al nostro Paese, sta nella polverizzazione del tessuto industriale caratterizzato da una importante presenza delle Pmi. Questo pesa sull’entità delle flotte aziendali dove quelle che contano meno di 10 veicoli sono assai più diffuse che negli altri Paesi (66% contro 57%). Si nota, però, negli ultimi anni un’ulteriore tendenza tricolore (apparentemente contraddittoria) che è quella di un incremento del numero di aziende con più di 99 veicoli. 

 

Da fleet a mobility manager

Sonia Angelelli, head of consulting & CVO di Arval Italia

Altra evoluzione del mercato corporate delle flotte è la crescente attenzione alle opportunità che il mercato offre per muovere il proprio personale. È il tema, sempre più attuale, del passaggio dalla car policy alla mobility policy (il 43% delle grandi aziende ha una policy di mobilità). Per questo le aziende, soprattutto quelle di maggiore dimensione, puntano sui vantaggi che vengono offerti per rendere sempre più efficiente e nello stesso tempo economicamente vantaggioso lo spostamento del personale. Si va, così, dal car sharing aziendale (attitudine spiccata delle aziende italiane che supera di 16 punti la media europea) al ride sharing (18% nelle grandi flotte). 

 

La scelta dell’outsourcing

L’esigenza di offrire efficienza negli spostamenti del personale e delle merci alleggerendo i conti delle aziende, stimola queste realtà economiche ad affidarsi al noleggio a lungo termine come fonte di finanziamento per la mobilità aziendale (31%). I fleet manager interpellati in questa indagine pensano che sfruttare l’esperienza di chi fa del noleggio la propria professione sia un valore aggiunto: una convinzione diffusa soprattutto tra chi gestisce flotte importanti. Sempre legato alla possibilità di ottimizzare le risorse aziendali e sfruttare al meglio la flotta di veicoli, cresce il fenomeno dell’outsourcing e della consulenza (19% in totale, il 31% nelle grandi aziende). Così, la gestione pura viene spostata all’esterno del perimetro aziendale lasciando ai fleet manager la possibilità di concentrarsi sul controllo e sulla scelta di come migliorare (anche economicamente) la mobilità. 

 

Le possibilità offerte dalla telematica

Controllo e gestione che si devono appoggiare su dati affidabili che, sempre di più, arrivano dalla telematica in auto (13% in totale, ma il 26% tra i “grandi”, vicino alla media europea). Per i fleet manager italiani la telematica è essenziale per la geolocalizzazione del veicolo in caso di furto e per la sicurezza del personale. In discesa, più nelle piccole aziende, meno in quelle grosse, la remora data dalla privacy. La maggiore conoscenza del funzionamento dei device montati sul veicolo sta facendo diminuire le perplessità su questo argomento.