Crescere in tempi di crisi: Hyundai dà il buon esempio

di Piero Evangelisti

Fabrizio Longo esterno HMCI & VelosterIn un mercato automobilistico in netto calo, ci sono ancora aziende che riescono ad affermarsi con tassi di crescita sorprendenti: è il caso di Hyundai che nel nostro Paese, negli ultimi anni, ha guadagnato importanti quote di mercato. Abbiamo cercato di comprendere i motivi di questa performance in una chiacchierata con Fabrizio Longo, Managing Director di Hyundai Motor Company Italy.Hyundai è l’unica marca di grandi volumi che ha chiuso i primi sette mesi del 2012 con le consegne in deciso aumento, una performance di cui parliamo con Fabrizio Longo, Managing Director di Hyundai Motor Company Italy, partendo da un’analisi globale del mercato italiano dell’auto.
“Stiamo vivendo una crisi lunga e difficile; ciò che ci preoccupa maggiormente è la tendenza che emerge dal calcolo degli ordini, che fa pensare a un risultato inferiore alla stima di 1,4 milioni a fine anno. Secondo noi la capacità all’acquisto c’è ancora, quella che manca è la propensione a cambiare l’auto, e l’arrivo di tante novità non basta più”.

Come si spiega allora il fenomeno Hyundai?
“Nei primi sei mesi dell’anno abbiamo capitalizzato l’ottima uscita dal 2011 ( +20%, ndr), e il +6,5% con cui abbiamo chiuso il primo semestre 2012 sfrutta l’abbrivio della crescita nei dodici mesi precedenti. Per Hyundai non si tratta di un fatto episodico, ma di un trend positivo che dura da tre anni e che ci ha permesso di ridurre sensibilmente il gap che ci separava da marchi storicamente più blasonati e di rafforzarci nei confronti di competitor più vulnerabili”.

Quali sono i punti di forza delle vostre auto e del marchio?
“Hyundai è profondamente cambiata seguendo certe priorità: il design, la qualità costruttiva, la tecnologia e la funzionalità, valore nel quale includo anche l’accessibilità e la “Tripla 5 a chilometraggio illiminato”. Tutti questi valori sono oggi visibili grazie al design, sviluppato in Europa espressamente per gli automobilisti italiani ed europei. Non andiamo alla ricerca di world car, auto buone per tutti, ma miriamo a seguire le istanze di un pubblico la cui percezione di Hyundai è profondamente cambiata e al quale oggi siamo in grado di offrire modelli di grande appeal come ix20, ix35, i30 e i40, queste ultime berline e wagon”.

Ma veniamo alla qualità. Come riuscite a coniugarla con il “value for money “ che storicamente accompagnava il vostro marchio?
“Non siamo più i figli di un dio minore e la qualità delle nostre auto non è frutto di alcun compromesso. Se così non fosse non potremmo certo permetterci la “Tripla 5”, una scelta corretta comprovata dagli scarsi passaggi in officina. Siamo assolutamente consapevoli del momento che attraversiamo e posso dire che, proprio in questa epoca di downsizing, l’atterraggio su una Hyundai è il frutto di una scelta razionale di qualità, ed il controvalore che offriamo resta sempre elevato. A questo proposito vorrei ancora una volta citare la nostra “Tripla 5 a chilometraggio illimitato”, che vale non meno di 1.500 euro e può salire fino a 2.500 a seconda del modello”.

Nella gamma Hyundai c’è qualche modello che ha contribuito più di altri al vostro successo?
“Penso che una citazione particolare la meritino ix20 e ix35, una monovolume ed un Suv che si sono conquistati un posto al sole, due vetture per le quali Hyundai Italia è leader in Europa. Addirittura, la capacità produttiva europea di ix35 è stata raddoppiata, con i tempi di attesa da tempo rientrati nella normalità (30 giorni). Ogni modello, tuttavia, ha un ruolo preciso nel successo del nostro brand. Come le i10 e i20, due “piccole” coraggiose che si muovono nei segmenti dove la competizione è durissima e che sono dominati dal costruttore nazionale. La i20 sta sfruttando il recente facelift e il nuovo motore 1.1 diesel tre cilindri con record di emissioni e consumi, ed è disponibile anche in versione “Sound Edition”, una serie speciale (con navigatore) che abbiamo realizzato anche per i10, un’auto che comunica ai nuovi giovani clienti anche attraverso la musica. Nell’insieme è tutta la comunicazione di Hyundai che è cambiata, innovandosi di pari passo con l’immagine del prodotto, per arrivare a modelli che aumentano la percezione stessa del brand”.

Vogliamo parlare delle grandi ambizioni di i30 e i40 che si muovono nei segmenti superiori?
“Per la i30 abbiamo potuto contare da marzo ad oggi sulla sola berlina 5 porte, un modello che si sta comportando bene nonostante la drammatica flessione del segmento C. La i30 comunque è il modello che conferma il percorso di riconoscibilità stilistica di Hyundai che abbiamo celebrato nello spot dominato da “Pensiero Stupendo” cantato da Dolcenera: è una campagna pubblicitaria tutta italiana che ha dato immediata notorietà alla vettura. Tocca alla versione wagon, in arrivo in questi giorni, sviluppare completamente il potenziale della i30 in un segmento dove le vendite sono 2:1 per le berline, ma dove Hyundai storicamente ottiene un risultato contrario, con la maggior parte dei clienti che sceglie la versione wagon. La i40 ha segnato invece per Hyundai un momento storico, l’ingresso nel segmento D europeo, berlina e wagon, e contribuisce a creare un valore aggiunto a tutta la gamma. E’ la nostra Ammiraglia, con la quale vogliamo crescere nel mercato delle flotte aziendali”.

Quale politica segue oggi Hyundai Italia per le vendite flotte?
“Siamo all’inizio di un percorso che prevede, per ora, di concentrarsi sulle piccole e medie imprese, con parchi auto di ridotte dimensioni. Puntiamo sul noleggio a lungo termine ed utilizziamo il renting a breve termine più per le valenze di visibilità che per esigenze commerciali. Vogliamo muoverci alla luce del sole e ai grandi parchi auto ci dedicheremo più avanti; questa scelta non ci impedisce però di voler crescere velocemente nel comparto flotte”.

Anche per le aziende, come per i privati, Hyundai si pone come punto di arrivo per chi viene dai segmenti superiori?
“Premetto che siamo fieri di avere un’elevatissima percentuale nelle vendite a privati, ed intendiamo continuare ad averla. Ma se guardo avanti vedo interessanti prospettive nella diffusione delle company car, con formule nuove, da destinare a soggetti che non ne sono oggi titolari; privati, insomma, per i quali il possesso dell’auto può essere sostituito dall’utilizzo. Fra i nostri valori di fondo, per le flotte, conta moltissimo il valore residuo (a testimoniarlo c’è il primato di i40 nella ricerca specifica di Quattroruote ed il secondo posto di ix20, ndr) assicurato dalla “Tripla 5”. Anche qui mi piace parlare di “atterraggio intelligente” su Hyundai per le aziende che, sempre più vincolate dal TCO, scendono dai segmenti superiori. Grazie alla nostra comunicazione puntiamo non soltanto sui fleet manager, ma anche sugli user chooser che, sempre più numerosi, stanno chiedendo l’inserimento di modelli Hyundai nella car list. Quali? ix35 e ix20, appunto, quelli di maggior successo anche fra i privati”.

imageCome è articolata la vostra rete di vendita per le flotte?
“Abbiamo fatto molta formazione ed entro l’anno conteremo su 40 dealer specializzati in precise aree geografiche. Sono dei Fleet Business Center dove il cliente flotte viene gestito in base a standard commerciali e di assistenza al massimo livello, per una specifica esperienza Hyundai. I clienti fleet potranno così disporre di personale dedicato e di corsie prioritarie per assistenza, vendita, ecc”.

 

I Business Center sono il frutto di una più complessa ristrutturazione della rete italiana. Quanti sono oggi i vostri dealer?
“Sono circa 150 e sono destinati a diminuire, ma senza ridurre la presenza sul territorio e nel contempo rendendo più solida la struttura commerciale e gestionale. Oggi, in Italia, Hyundai, secondo la ricerca Dealerstat, è il secondo marchio più ambito dopo Volkswagen. Per un concessionario che esce dall’organizzazione, tre bussano alla nostra porta, un segnale della redditività del nostro brand anche in tempi di crisi come quelli che stiamo vivendo”.

Una previsione per fine anno?
“Sul mercato totale nessuna, per Hyundai di consolidare il 3% di share che abbiamo conquistato”.

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