Credito di mobilità: un’alternativa alla vettura aziendale?

di Sabrina Negro

Il concetto di Credito di Mobilità si basa sul principio che un lavoratore possa decidere autonomamente come utilizzare il “budget mobilità” a lui allocato dall’impresa come parte della sua retribuzione, compiendo una scelta tra diverse opzioni (abbonamento al trasporto pubblico o a servizi di car sharing, acquisto di una bicicletta, auto aziendale etc.). Un progetto pilota condotto in Belgio ha ottenuto risultati sorprendenti: l’utilizzo dell’auto è sceso dall’80% al 50%, l’uso della bici è passata dal 10% al 22%, quello del treno dall’8% al 24%, mentre gli spostamenti in bus sono saliti dallo 0 al 4%. 

 

Come funziona in pratica

Immaginiamo che il sig. Rossi sia Direttore di Stabilimento presso un’azienda nella periferia di Milano. Il credito di mobilità concesso dall’azienda è di 600€ mensili che il Sig. Rossi è libero di utilizzare come preferisce.  Il Sig. Rossi non ha né moglie né figli, è un giovane direttore piuttosto sportivo e abita in centro città. Un’auto di grossa cilindrata sarebbe superflua, tanto più che gli sta a cuore l’ecologia. La sua scelta cade dunque su una piccola vettura ibrida il cui noleggio ammonta a 300€ mensili. Coi 300€ residui decide di acquistare un abbonamento integrato treno/metro e un’abbonamento al servizio di BikeMi. In alternativa potrebbe scegliere di risparmiare quei 300€ per affittare un SUV per le sue vacanze invernali sulla neve. L’esempio sopra evidenzia come i Crediti di Mobilità consentano al singolo dipendente di organizzare i suoi spostamenti a seconda delle proprie esigenze personali: a parità di retribuzione tale formula consente di ottimizzare le soluzioni di mobilità a beneficio del singolo lavoratore e dell’intera società.

 

Ci sono ostacoli?

Considerata la variabilità delle scelte effettuate da ciascun lavoratore, la principale difficoltà per le aziende è quella di implementare una forma efficace di reporting che non risulti troppo onerosa a livello amministrativo. Inoltre esistono questioni legate al diritto del lavoro, alla previdenza sociale e al regime fiscale che andrebbero affrontate al fine di rendere parimenti vantaggioso l’utilizzo dell’auto aziendale o di altre opzioni di mobilità. A questo proposito in Belgio è stato presentato in Parlamento un disegno di legge che mira ad attribuire al budget di mobilità uno status fiscale vantaggioso. Se la risposta da parte del ministero delle Finanze sarà positiva il credito di mobilità potrebbe diventare in Belgio un’alternativa veramente competitiva alla vettura aziendale. Un dibattito analogo si sta tenendo in Francia dove gli automobilisti trascorrono in media 28 ore l’anno imbottigliati nel traffico. Ancora poco conosciuto il concetto nel nostro Paese: che faccia la differenza il giorno in meno perso in coda dagli italiani rispetto ai belgi?