Covid-19, stop a spostamenti fuori Comune

Previste sanzioni per chi non rispetta il divieto di spostarsi dettato dalla normativa a contrasto del Coronavirus.

Dal 22 marzo 2020, su tutto il territorio nazionale, è fatto divieto a tutte le persone fisiche di trasferirsi o spostarsi con mezzi di trasporto pubblici o privati in comune diverso da quello in cui si trovano. Uniche eccezioni: comprovate esigenze lavorative, di assoluta urgenza (ovvero per motivi di salute).

Sono le prescrizioni contenute nell’ordinanza adottata congiuntamente dai ministri della Salute Roberto Speranza e dell’Interno Luciana Lamorgese che, allo scopo di contrastare e contenere il diffondersi del virus Covid-19, sarà efficace fino all’entrata in vigore di un nuovo decreto del Presidente del consiglio dei ministri, di cui all’articolo 3 del decreto legge 23 febbraio 2020, n.6.

Tuttavia, considerata la delicatezza della materia e la sua complessa applicazione, le disposizioni sul divieto di spostamenti sono in costante aggiornamento e proprio nella giornata di oggi è intervenuto un ulteriore provvedimento del Governo, il Decreto Legge rubricato “Misure urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da COVID-19 del 24 marzo 2020, che inasprisce le sanzioni per chi non rispetta tale divieto dettato dalla normativa a contrasto del “Coronavirus”. Andiamo con ordine.

Innanzitutto, le misure prese con il DPCM 22 marzo 2020 sono efficaci in tutto il territorio nazionale alla data del 3 aprile 2020 e si applicano in aggiunta a quelle previste dal DPCM 11 marzo 2020 e all’Ordinanza del Ministro della Salute e dell’Interno i cui termini di efficacia, già fissati al 25 marzo, sono prorogati al 3 aprile.

Più in particolare, con il DPCM del 22 marzo 2020, il Governo ha attuato una significativa compressione all’attività economica per far fronte all’epidemia da COVID-19, sospendendo tutte le attività produttive, industriali e commerciali, fatta eccezione per quelle indicate nell’allegato 1 al DPCM stesso. Con riguardo alle attività commerciali, tuttavia, continuano ad operare le previsioni recate dal D.P.C.M. 11 marzo 2020 nonché dall’ordinanza del Ministro della Salute del 20 marzo 2020. Inoltre, le attività produttive sospese possono continuare a svolgersi se organizzate secondo modalità a distanza o lavoro agile.

Di particolare rilievo, quale ulteriore misura funzionale al contenimento del contagio è quella introdotta dall’art. 1, comma 1, lett. b), relativa al”divieto a tutte le persone fisiche di trasferirsi o spostarsi, con mezzo di trasporto pubblici o privati, in un comune diverso rispetto a quello in cui attualmente si trovano, salvo che per comprovate esigenze lavorative, di assoluta urgenza ovvero per motivi di salute (…)”.

La disposizione, anche tenendo conto delle esigenze recentemente emerse e che hanno condotto alcuni Presidenti di Regioni ad adottare apposite ordinanze, persegue la finalità di scongiurare spostamenti in ambito nazionale, eventualmente correlati alla sospensione delle attività produttive, che possano favorire la diffusione dell’epidemia (v. Circolare Ministero dell’Interno, 23 marzo 2020).

Rispetto al D.P.C.M. 8 marzo 2020, che assicurava il rientro tout court nel luogo di domicilio, abitazione o residenza, con il DPCM del 22 marzo 2020 viene inibita (o fortemente ristretta) la possibilità per il driver di “rientrare” al proprio giusto domicilio, abitazione o residenza. Tale rientro è infatti consentito solo nel caso in cui lo spostamento all’esterno è connesso ai motivi sopra elencati.

A seguito dell’aggiornamento restrittivo delle circostanze che legittimano gli spostamenti, è stato predisposto un “nuovo” Modello di Autocertificazione da compilare per motivare lo spostamento stesso. Dal punto di vista operativo, sul nuovo Modulo di Autocertificazione utilizzabile dal 23 marzo 2020, restano le  “comprovate esigenze lavorative“, i “motivi di salute” e la “situazione di necessità“, mentre la voce “assoluta urgenza” sostituisce quella del “rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza“, quale conseguenza del recepimento dell’Ordinanza e del DPCM del 22 marzo 2020 che vietano i trasferimenti da un Comune all’altro.

Ad esempio, rientrano negli spostamenti per assoluta urgenza (“per trasferimenti in comune diverso“), i casi in cui l’interessato si rechi presso grandi infrastrutture del sistema dei trasporti (aeroporti, porti e stazione ferroviari) per trasferire propri congiunti alla propria abitazione, o per l’approvvigionamento di generi alimentari nel caso in cui il punto vendita più vicino e/o accessibile alla propria abitazione sia ubicato nel territorio di altro comune. Rimane la “situazione di necessità” per spostamenti all’interno dello stesso comune, come già previsto dai DPCM dell’8 e del 9 marzo.

Naturalmente la veridicità delle autodichiarazioni è oggetto di controlli e la non veridicità costituisce reato ex artt. 495 e 496 c.p. (Falsa attestazione o dichiarazione a P.U. / False dichiarazioni sulla identità o su qualità personali proprie o di altri). Invece, la sanzione predisposta per la violazione delle ultime norme sul “Coronavirus” è quella dell’articolo 650 del c.p. che prevede l’arresto fino a tre mesi alternativo a un’ammenda fino a 206 euro. Con specifico riferimento allo spostamento con auto poi, oltre alle misure di natura penale, è bene ricordare che la Procura di Parma ha chiarito, con la Direttiva n. 5/2020, che è possibile anche procedere con il sequestro dell’automobile utilizzato per lo spostamento non giustificato.

Tuttavia, come si evince dal Report sui controlli effettuati nella giornata di ieri 23 marzo 2020 (Persone controllate n. 228.550 – Persone denunciate ex art. 650 c.p. in ottemperanza alle disposizioni “antivirus” n. 9.949 – Persone denunciate ex art. 495 e 496 c.p. (Falsa attestazione o dichiarazione a P.U. / False dichiarazioni sulla identità o su qualità personali proprie o di altri) n. 193), le misure predisposte, e forse le sanzioni collegate all’infrazione alle norme predisposte per fronteggiare il “coronavirus”, non sembrano sufficienti a ridurre la circolazione di persone al quel “minimo necessario” a contrastare la pandemia da COVID-19.

Il Decreto Legge prevede sul tema un forte inasprimento delle sanzione irrogate a fronte di irregolarità nel rispetto della legislazione “antivirus” inserendo una nuova sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 400 a euro 3.000. Nel caso in cui la trasgressione è stata effettuata alla guida di un autoveicolo, la sanzione è aumentata fino a un terzo. Non è previsto il c.d. fermo amministrativo.