Covid-19, fase 2: una scialuppa di salvataggio per i driver

di Davide De Giorgi

Arriva con il decreto “Cura Italia” una scialuppa di salvataggio per l’automobilista, sempre più obbligato a districarsi per motivi di lavoro o privati tra criteri stringenti nell’applicazione delle misure di contenimento del virus Covid-19, tra difficoltà burocratiche e nuove sanzioni per gli spostamenti non giustificati, anche in vista della cosiddetta “Fase 2”.

Il Legislatore sembra essersi reso conto delle difficoltà incontrate dal driver nel muoversi non soltanto tra decreti sanitari, ordinanze, DPCM e legislazione locale, ma anche, tra nuove modalità lavorative che in taluni casi mal si adattano ad un esercizio della libertà di movimento fortemente compresso. Le ragioni sono da ricercare, più che nella poca attenzione del driver, nell’evolversi della situazione epidemiologica Covid-19 e nel carattere emergenziale della legislazione messa in campo per contenere la diffusione dell’epidemia.

Tra le pieghe del decreto viene introdotto lo sconto del trenta per cento sul pagamento delle multe sugli spostamenti non giustificati – fino al 31 maggio 2020 – se il pagamento è effettuato entro 30 giorni dalla contestazione o notificazione della violazione.

Almeno per il momento, la possibilità di accedere allo sconto ha carattere “transitorio” (dal 17 marzo e fino al 31 maggio 2020) in quanto è legato alle difficoltà certamente reali riscontrate dai driver nel coniugare esigenze di mobilità lavorativa e privata con il rispetto delle norme igienico-sanitarie e di contenimento del virus. Per tali ragioni di incertezza sanitaria è previsto un rinvio legislativo che consente la proroga della misura in parola qualora siano previsti ulteriori termini di durata delle misure di restrizione.

Nel frattempo, con il D.L. 19/2020, il Legislatore ha riformulato l’apparato sanzionatorio previsto dalla legislazione antivirus, con specifico riferimento agli spostamenti non giustificati in autoveicolo. Lo sconto del trenta per cento si applica dunque, sia alle superate e rimodulate sanzioni, sia alle nuove sanzioni previste dal 26 marzo 2020.

Ricordiamo che rispetto al passato, a fronte dell’infrazione delle misure anti virus previste per la mobilità, non si applicano più le sanzioni previste dall’articolo 650 del codice penale, che prevede l’arresto fino a tre mesi (alternativo a un’ammenda fino a 206 euro) o altra disposizione di legge sanitaria. Ad oggi, salvo che il caso non costituisca reato, è prevista la nuova sanzione amministrativa che va da un minimo di 400 euro fino ad un massimo di 3.000 euro.

Lo stesso legislatore chiarisce che la nuova sanzione sostituisce quelle penali previste nel primo periodo di contenimento (quasi sempre convertite in sanzione amministrativa pecuniaria) irrogate alle violazioni commesse anteriormente alla data del 26 marzo 2020, ma in tali casi le sanzioni amministrative sono applicate nella misura minima ridotta alla metà.

La norma prevede un aggravante nel caso in cui il mancato rispetto delle misure sugli spostamenti non giustificati avvenga mediante l’utilizzo di un veicolo. In tal caso le sanzioni sono aumentate fino a un terzo e non è previsto il fermo amministrativo. In caso di recidiva la sanzione amministrativa è raddoppiata e quella accessoria è applicata nella misura massima.