Controlli sempre più attenti su flotte e conducenti

di Luciano Bononi

La connessione dei veicoli e una gamma sempre più ampia di sensori consentono già, norme sulla privacy permettendo, di verificare lo stato di salute e di attenzione del conducente rilevando informazioni preziose.

Il veicolo connesso e una massiva dotazione di sensori rappresentano un’opportunità di monitoraggio avanzato, anche grazie all’avvento di tecnologie e infrastrutture di comunicazione, gestione e analisi dei dati appropriate. Le tecnologie cellulari di quinta generazione (5G), il cui lancio è previsto entro circa 2 anni, e le specifiche tecnologie di reti veicolari, consentiranno di ridurre i ritardi di comunicazione e di aumentare la quantità di dati comunicabili, rendendo possibile un quadro di monitoraggio molto pervasivo, capillare e in tempo reale dell’intera flotta digitale, su una scala che va dal singolo conducente e dal suo veicolo fino alle infrastrutture della rete di trasporto e all’intera flotta.

Il MONITORAGGIO DEL CONDUCENTE

Da sempre, per certi aspetti, un punto debole dei sistemi di trasporto è costituito dal fattore umano. Di conseguenza, un tema importante, ma delicato dal punto di vista etico e della privacy, riguarda il monitoraggio del conducente (Driver monitoring system). Da un lato è indiscutibile che una serie di parametri comportamentali del conducente siano estremamente rilevanti e abbiano importanti ricadute sulla sicurezza e salvaguardia degli utenti della strada. I limiti tecnologici sul monitoraggio di un conducente sono oggi sempre più superabili. I sensori più disparati, presenti sul veicolo o nei dispositivi indossabili e mobili, sono potenzialmente in grado di produrre molti indici aggregati sulle condizioni e sulla qualità della guida di un conducente. Vari segnali indicano la stanchezza e la distrazione: dalla variazione dell’indice di reattività ad eventi alla coordinazione dei gesti, dall’analisi dei micro-segnali del volto a movimento degli occhi e delle mani, posizione della testa, mobilità della pupilla e respirazione per citare i più comuni.

LO STILE DI GUIDA “PARLA” ALL’AUTO

Lo stress e la guida aggressiva possono essere facilmente rilevati dal veicolo: accelerazioni/frenate, uso del cambio e giri motore, distanze di sicurezza, velocità e rispetto dei limiti, e anche misurando il tono e le inflessioni della voce. Uno dei fronti più innovativi è il monitoraggio delle emozioni del conducente mediante telecamere e interfacce uomo-macchina avanzate. Il veicolo saprà riconoscere se siamo felici, impauriti, tristi, arrabbiati o sereni. Addirittura, si può arrivare al monitoraggio dei microsegnali generati dalla corteccia cerebrale (onde cerebrali) per definire lo stato di attenzione e le emozioni del conducente. Tutto ciò senza volere entrare nel merito dei sistemi più invasivi, quali i chip sottocutanei, in grado di monitorare parametri biologici, già da tempo in fase di sperimentazione.

MOBILITÀ PIÙ SICURA

I vantaggi sono potenzialmente enormi, al punto di raggiungere obiettivi strategici importanti di riduzione a zero dei costi sociali e umani legati all’aumento della mobilità sicura ma i reali aspetti limitanti in questo senso sono dati dalla disponibilità a farsi monitorare e dal quadro normativo. Le norme in vigore dal punto di vista della privacy e dello Statuto dei lavoratori impediscono oggi di attuare il monitoraggio del lavoratore sul posto di lavoro (quando il conducente di un veicolo si deve intendere sul posto di lavoro) inteso a misurarne le prestazioni, ma lasciano criteri più interpretabili ed elastici quando tali monitoraggi siano volti anche a salvaguardarne incolumità e sicurezza. Inoltre, sono potenzialmente valutati con favore i sistemi di monitoraggio, raccomandazione e assistenza che informino i conducenti per il loro bene, con strategie di feedback locale e induzione di comportamenti positivi, piuttosto che con indicatori negativi forniti al datore di lavoro. In altre parole, il veicolo darebbe la pagella al conducente, comunicando al responsabile delle risorse umane della flotta solo quanto il conducente si sia adeguato alle raccomandazioni fornite. L’efficacia potrebbe quindi essere quella di misurare quanto il conducente sia vicino a comportamenti ideali piuttosto che “performanti”.

VEICOLI SEMPRE PIÙ INFORMATI

Di certo, oggi sarebbe possibile avere un veicolo che rifiuti di mettersi in marcia o si fermi sul bordo stradale rilevando uno stato di alterazione o di ebbrezza, o un malore del conducente, o semplicemente rilevi l’uso improprio del cellulare alla guida, anche se tutti comprendiamo quali ostacoli sul piano dell’accettazione, del marketing e della responsabilità legale siano da superare prima di vedere simili situazioni in essere. Sistemi di visione artificiale sono in grado di rilevare ostacoli e deviazioni di traiettoria rispetto alla corsia di marcia ma sono anche in grado di monitorare il fatto che il guidatore usi il cellulare alla guida. Il cellulare stesso potrebbe facilmente impedire l’uso durante le fasi di guida del veicolo, se dotato di un software opportuno.

COROLLARI PARADOSSALI

In generale, l’esperienza ci insegna però che finché le norme non obbligano ad assumere tecnologie abilitanti per tali monitoraggi “invasivi” dei comportamenti e delle abitudini, anche sbagliate, difficilmente opportunità tecnologiche sono realizzate in concreto, secondo il principio che, sbagliando, vogliamo sentirci liberi di potere continuare a sbagliare. Il corollario paradossale è che tendiamo ad avere più fiducia in noi stessi alla guida, anche se distratti o affaticati, piuttosto che in un veicolo autonomo governato da un infallibile algoritmo informatico del quale però non conosciamo le scelte a priori. Esistono tuttavia dei casi bene dimostrati nei quali un insieme di indici multi-fattoriali aggregati può caratterizzare il pattern di guida del conducente, distinguendo le condizioni di comfort rispetto a quelle di stress. Tali indici sono associati con grande correlazione ai rischi e ai costi/benefici caratterizzanti il comportamento di un conducente, e possono quindi fornire informazioni rilevanti di auto-valutazione.