Continua lo tsunami fiscale sulle auto aziendali

di Davide De Giorgi

imageTra le pieghe della legge di riforma del lavoro è prevista, in modo insolito rispetto al contesto, una misura peggiorativa sulle auto aziendali che, secondo tradizione, non manca mai quando arriva il momento di “far cassa”.Con la riforma del lavoro approvata in Parlamento il 27 giugno sono previste anche alcune misure peggiorative per il mondo delle auto aziendali. Il legislatore, in questo contesto, ha deciso di intraprendere la strada del “taglio alle deduzioni fiscali”, senza incidere in modo diretto sull’aumento dell’aliquota. Tuttavia il risultato, purtroppo, è negativo per il settore delle flotte.

Nella parte relativa alla copertura finanziaria è infatti prevista una importante modifica all’articolo 164, comma 1, del testo unico delle imposte sui redditi (nel prosieguo TUIR). La norma di riferimento è contenuta nell’articolo 4, comma 72 che prevede misure fiscali che abbassano la soglia della deducibilità delle spese relative ai mezzi di trasporto a motore utilizzati nell’esercizio di imprese, arti e professioni. L’impianto fiscale, in ambito di imposte dirette, è stato dunque modificato in senso peggiorativo.

La disciplina prevista a seguito del D.L. 81 del 2007 e successive modificazioni e integrazioni (che, con decorrenza 27 giugno 2007, ha introdotto la misura di deduzione del 40 per cento sia per le imprese che per i professionisti e la deduzione dei costi relativi alle auto date in uso ai dipendenti, fissata invece al 90 per cento), a seguito delle prospettate modifiche vede fortemente ridotta la portata applicativa e i relativi benefici fiscali.

Abbassamento della soglia di deducibilità
La modifica incide sulla misura del costo fiscalmente riconosciuto, prevedendo un abbassamento della soglia di deducibilità, dall’attuale misura del 40% a quella del 27,5%, in relazione al costo sostenuto da imprese, professionisti, artigiani e commercianti; è inoltre previsto un ulteriore abbassamento, dall’attuale misura del 90% a quella del 70%, nel caso di veicoli dati in uso promiscuo ai dipendenti. Nulla cambia, almeno per il momento, per gli agenti ed i rappresentanti di commercio. Rimane in vigore, per tali soggetti, la presunzione assoluta che stabilisce una percentuale di utilizzazione aziendale pari all’80 per cento.

L’abbassamento di soglia previsto dalla legge dovrebbe avere assieme ad altre disposizioni in materia di tagli alla spesa fiscale e di riduzione delle spese di funzionamento di enti, quali Inps e Inail, un impatto benefico sul bilancio dello Stato, destinato a parziale copertura dell’onere che deriva dall’attuazione della riforma in esame. Tale onere, valutato complessivamente in 1.719 milioni di euro per il solo 2013, sarebbe coperto attraverso l’utilizzo delle maggiori entrate e dei risparmi di spesa, per un ammontare complessivo pari 1.138 milioni di euro. Proprio niente male come effetto.

E’ bene specificare che l’ordinamento tributario prevede un trattamento fiscale di sfavore nei confronti delle auto aziendali, nella convinzione che, pur facenti parte della sfera d’impresa o professionale, siano in realtà in parte utilizzate per fini privati. Con l’ulteriore abbassamento del costo fiscalmente riconosciuto, il trattamento diviene ancor più sfavorevole, con un inesorabile impatto negativo sui conti delle imprese. Gli effetti peggiorativi potrebbero essere visibili agli operatori già dal prossimo periodo d’imposta, da un lato in termini di maggior imposizione (e, dunque, con un risvolto effettivo e attuale nella voce E22 di conto economico e contestuali ripercussioni sull’utile civilistico) e dall’altro lato in termini di minor perdita fiscale riportabile, con un impatto indiretto in ragione di un minor abbattimento dell’utile futuro.

Effetti indiretti
C’è poi un altro elemento certamente non trascurabile, vale a dire il fatto che i costi di esercizio dei veicoli sono sottoposti al medesimo trattamento previsto per il costo di acquisto del bene principale. L’articolo 164 del TUIR, eliminando le precedenti distinzioni esistenti tra le varie tipologie di spesa (impiego, custodia, manutenzione, riparazione, eccetera) sostenute ai fini dell’utilizzo dell’auto aziendale, assoggetta tali voci di costo alla stessa soglia di deducibilità prevista per il bene principale, indipendentemente dalla loro specifica natura. Tale assunto, sul presupposto che la disciplina prevista dall’articolo 164 ha carattere speciale rispetto ad altre disposizioni di carattere generale contenute nel TUIR, ha la naturale conseguenza che tutti i costi sostenuti in relazione alle auto aziendali, ivi compresi gli interessi passivi, devono essere assoggettati esclusivamente alla disciplina di questo articolo.

Ambito di applicazione
Le note, finora tutte negative per il comparto auto, non sono però ancora finite. La stretta sulle auto aziendali, infatti, si applica a prescindere dalla tipologia delle varie modalità di possesso, sicché le penalizzazioni sono analoghe sia per il noleggio, sia per il leasing sia per la proprietà diretta. In termini di decorrenza, inoltre, queste disposizioni si applicano a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in corso alla data di entrata in vigore, e dunque, il 1° gennaio 2013, con la naturale complicazione nella determinazione degli acconti dovuti per il periodo di prima applicazione.

Ulteriori novità
Non bisogna dimenticare poi che questa penalizzazione si aggiunge a quella introdotta dal D.L. 138/2011 in merito ai beni che le imprese concedono in uso ai soci o familiari a canoni inferiori rispetto a quelli di mercato. Tali costi infatti saranno indeducibili per l’impresa concedente, e costituiranno reddito imponibile per l’utilizzatore. Inoltre, seppur non disciplinata in questo determinato contesto, anche in ambito Iva diverse novità incideranno in modo più o meno diretto sul comparto delle auto aziendali. Ci si riferisce, naturalmente, al previsto incremento delle aliquote Iva del 10 e del 21 per cento nella misura di due punti percentuali dal 1° ottobre 2012 al 31 dicembre 2012.

La norma specifica che a decorrere dal 1° gennaio 2013 continua ad applicarsi il predetto aumento, ed inoltre, con decorrenza dal 1° gennaio 2014, le aliquote subiranno un ulteriore incremento programmato di 0.5 punti percentuali. Un aumento che complessivamente dovrebbe portare, a partire dal 1° gennaio 2014, le aliquote Iva ordinaria al 23,50 per cento e l’aliquota agevolata al 12,50 per cento.

Gli aumenti in questione, di rilevante entità e con effetti difficilmente stimabili sulla contrazione della domanda, potranno essere sterilizzati soltanto qualora, entro il 30 settembre 2012, siano entrati in vigore provvedimenti legislativi in materia fiscale ed assistenziale aventi ad oggetto il riordino della spesa in materia sociale, nonché la eliminazione o riduzione dei regimi di esenzione, esclusione e favore fiscale, per un importo pari ad euro 13.119 milioni per l’anno 2013.

Misura punitiva
Arrivata in un contesto davvero imprevedibile, quale la legge di riforma sul lavoro, la misura sulle auto aziendali sembra essere troppo punitiva, anche in considerazione del fatto che detta misura peggiorativa non è accompagnata da nessuna misura volta alla crescita del comparto auto che possa contrastare una prevedibile riduzione della domanda. In attesa di misure per lo sviluppo l’unica cosa da fare è prendere atto del cambiamento.

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