Con l’analisi predittiva auto sempre in ottimo stato

di Paolo Artemi

In fondo sarebbe bastato guardare gli aerei di linea. Ogni tot ore di volo ciascun componente deve essere sostituito anche se pare funzionare perfettamente e non solo in nome della sicurezza: qualsiasi rottura imprevista o anche un semplice malfunzionamento costerebbe alla compagnia molto più di una manutenzione programmata ben fatta, per non parlare dei consumi. Questa si chiama manutenzione preventiva e sarebbe fin troppo semplice da adottare anche sulle automobili. 

 

Manutenzione predittiva 

Il passo avanti, in terra, cielo e mare, si chiama “manutenzione predittiva”. Cos’è? Un tipo di manutenzione preventiva più sofisticata che a seguito dell’individuazione di uno o più parametri, i “big data”, misurati ed estrapolati utilizzando appropriati modelli matematici, permettono di individuare il tempo residuo di un meccanismo prima del guasto

 

 

Chi ha la competenza necessaria 

Ma chi può prendersi cura della nostra auto con cognizione di causa, dato che i manuali di uso e manutenzione tutto indicano tranne che i chilometraggi massimi ottenibili dai singoli componenti. La legge dice che ci si deve rivolgere esclusivamente a professionisti regolarmente iscritti agli appositi registri, pena una multa tra i 50 e i 250 euro per voi e una fino a 15mila per chi si spaccia come mago delle centraline, ma provate a chiedere una manutenzione predittiva al meccanico sotto casa (in perfetta regola e magari attrezzatissimo) ed è facile che cada comunque dalle nuvole. La soluzione? Ovvia come l’uovo di Colombo: lasciare la parola a lei, alla vettura, ovviamente supportata da software basati su algoritmi capaci di interpretare il modo in cui i chilometri vengono macinati e di applicare algoritmi che prevedano l’usura di ogni singolo pezzo anche in funzione dello stile di guida di chi sta al volante.

 

Nissan ha scelto Microsoft 

Ed ecco che, per esempio, Nissan ha stretto un patto con Microsoft per creare vetture capaci non solo di farsi l’autodiagnosi, ma anche di ordinare automaticamente i ricambi per trasformare gli interventi in officina in una sorta di pit-stop. E, nei piani del costruttore, il software non solo sarà anche in grado di gestire il pagamento dei pedaggi autostradali e dei parcheggi, ma pure di essere trasferito da una vettura all’altra. Goodyear, invece, propone un sistema che monitora in tempo reale la pressione, l’usura e la temperatura degli pneumatici. L’offerta è rivolta in modo particolare alle flotte aziendali, che in nome del fatto che prevenire è meglio che curare, possono risparmiare fino al 60% alla voce «gommista» e il 10% sul piano dei consumi di carburante. Mentre la rivale di sempre, la Pirelli, si adegua offrendo il suo sistema “Connesso” che attraverso un’app invia allo smartphone (o al computer di bordo) report sullo stato di salute delle calzature dell’auto

 

 

Auto sempre più sicure

BMW e Ibm si sono invece alleate per rendere operativa la piattaforma Watson che ha come scopo la riduzione di guasti e incidenti e, soprattutto, la riduzione all’osso dei tempi di diagnostica in officina. E il bello è che gli oracoli della manutenzione fanno risparmiare molto e costano poco: i sensori su cui si basano i sistemi di tutti i grandi costruttori costano oggi meno di due euro. Se, poi, guidate una vettura un po’ datata, ecco l’asso nella manica: si chiama Carfit Puls, arriva dagli Usa, si applica al volante e capta rumori e vibrazioni riconoscendo, per esempio, anomalie nel funzionamento di sterzo, ammortizzatori, marmitte e dischi freno. Insomma la manutenzione predittiva aumenterà la sicurezza delle automobili, ma non è detto che i costi di esercizio diminuiranno se si sarà costretti a cambiare componenti che non hanno ancora terminato il loro ciclo di vita.