Casa-lavoro: i mobility manager portano il cambiamento

di Ermanno Molinari

Uno dei temi cruciali per il Mobility Manager è quello di favorire un cambio di abitudini nelle consolidate modalità di spostamento casa-lavoro in automobile (generalmente da soli) dei dipendenti

Al Mobility Manager spetta il compito di sensibilizzare il personale dell’azienda nel ridurre gli impatti ambientali degli spostamenti casa-lavoro. Con la redazione del Piano degli spostamenti (PSCL) dall’abitazione di residenza al luogo di lavoro recepisce dai colleghi le informazioni e le esigenze della loro mobilità giornaliera e su questa base individua e propone loro le migliori soluzioni alternative di trasporto sostenibile.

EFFICIENZA DEI PERCORSI CASA-LAVORO

Uno dei temi cruciali per il Mobility Manager è pertanto quello di favorire un cambio di abitudini nelle consolidate modalità di spostamento casa-lavoro in automobile (generalmente da soli) dei dipendenti. Al tal fine, deve necessariamente fare leva sul coinvolgimento e sulla sensibilizzazione alla sostenibilità economica/ambientale dei colleghi ed all’evidenza dei benefici aziendali e personali derivanti dalle alternative proposte. Un compito certamente non facile che tiene innanzitutto conto del fatto che la dipendenza dall’automobile spesso utilizzata da un singolo guidatore e la dispersione abitativa spingono le persone a guidare più di quanto sia economicamente efficiente. Per questo la misura che a questo proposito viene di norma attivata dalle aziende è una soluzione (prima sperimentale, poi permanente) di carpooling  dell’ultimo miglio, cioè la condivisione del percorso casa-lavoro tra gruppi di dipendenti.

CARPOOLING AZIENDALE

Nel caso del carpooling, gli strumenti operativi che vengono indispensabilmente adottati sono una piattaforma web ed una app per smartphone per organizzare il viaggio in grado di fornire all’utente in tempo reale le informazioni necessarie per il matching dei percorsi. Il target, ovviamente, è quello dei dipendenti che si spostano in automobile, un sotto-target è quello di coloro che già offrono o che sono favorevoli a dare un passaggio ai colleghi, condividendo con loro il percorso casa-lavoro. L’organizzazione del carpooling aziendale è certamente un compito non facile per il successo del quale vengono previsti incentivi ad hoc, come ad esempio, la disponibilità di parcheggi riservati per chi accompagna i colleghi al lavoro ed anche riconoscimenti specifici, in genere non economici, per chi mette la propria auto a disposizione del carpooling.

CAMBIAMENTO DI ABITUDINI

L’analisi preliminare dei comportamenti di mobilità dei dipendenti e della propensione di condivisione dei percorsi (realizzata di solito tramite la somministrazione di un questionario da parte del Mobility Manager) è a questo proposito molto importante. Quello delle scelte di mobilità, che appartiene al gruppo delle decisioni della vita di tutti i giorni, è un argomento sul quale, nonostante la disponibilità di informazioni, non sono sempre chiare le alternative e la stima dei benefici che ne possono derivare a livello collettivo e personale. Inoltre le previsioni nel campo della sostenibilità sono caratterizzate da un grande numero di variabili e da interazioni complesse tra diversi fattori che non dipendono solo dalle persone. Il Piano degli spostamenti casa-lavoro deve tenerne conto e per questo le analisi preliminari dei comportamenti di mobilità dei dipendenti e delle loro propensioni al cambiamento delle abitudini di mobilità rappresentano l’indispensabile approfondimento alla base del successo di ogni iniziativa.

PREGIUDIZI COMUNI

I Mobility Manager, inoltre, devono anche disinnescare gli effetti di pregiudizi molto diffusi, quali ad esempio: “i trasporti pubblici sono inefficienti, scomodi e quasi mai in orario, il car-pooling richiede troppo sacrificio nell’organizzazione e nelle preferenze dei compagni di viaggio, l’utilizzo della bicicletta in ambito urbano è pericoloso e si rischiano incidenti”. Risulta evidente che, sebbene, vi siano inefficienze nella gestione dei trasporti e carenze nelle infrastrutture, questi giudizi persistono anche tra coloro che non utilizzano il trasporto pubblico da diverso tempo né hanno mai considerato di dare o ricevere un passaggio nel percorso del carpooling dell’ultimo miglio e che non hanno mai utilizzato una bicicletta per spostarsi nel tragitto casa-lavoro, ma solo nel tempo libero. In tema di  mobilità, come rilevato, le decisioni sono difficilmente modificabili con approcci che non tengano conto delle resistenze connesse e consolidate. Ed è proprio in considerazione di questa consapevolezza che le esperienze di carpooling aziendale fin qui realizzate mostrano come per modificare i comportamenti consolidati non siano necessari interventi radicali, quanto, piuttosto, una strategia dei piccoli passi con piccole e graduali modifiche.

INFORMAZIONI CORRETTE

I Mobility Manager aziendali devono poi tenere in conto il fatto che, spesso, gli individui sovrastimano i tempi di percorrenza e sottostimano i costi legati a specifiche tipologie di trasporto. Mancano di informazioni corrette e ciò influenza anche la percezione della stima costi-benefici di nuove soluzioni di mobilità. Per questo è importante che il Mobility Manager acquisisca informazioni adeguate e le diffonda opportunamente. Un’altra tendenza che limita la propensione individuale alla mobilità condivisa riguarda la difficoltà di coordinarsi con altre persone. Alla base, secondo gli esperti, ci sono fattori dirimenti come una certa mancanza di responsabilità, la paura di perdere opportunità a beneficio degli altri, la sfiducia interpersonale e l’inibizione alla comunicazione. Mentre a questi fattori disincentivati occorrerebbe contrapporre, ad esempio, elementi come la compagnia tra le persone, il senso di appartenenza all’organizzazione ed il piacere di agevolare amici e colleghi. La persona che offre un passaggio è altruista in senso sociale, ha piacere di dare un passaggio e non lo considera tempo sprecato.

PERIODO DI FORMAZIONE

Per favorire nuove abitudini di mobilità è bene prevedere pertanto un periodo di formazione preliminare alla messa a punto del percorso aziendale di carpooling casa-lavoro. Fondamentali, a questo proposito, sono gli incentivi (non monetari) per ogni giorno di accompagnamento/passaggio dei colleghi. Una modalità che vale anche per ogni altra soluzione di mobilità inserita all’interno del Piano degli spostamenti (PSCL) vale a dire nel caso dell’utilizzo dei mezzi pubblici, del carsharing aziendale, delle percorrenze a piedi ed in bicicletta o a favore di sceglie di utilizzare mezzi di micromobilità. Tutte le modalità, compresi i relativi incentivi, dovranno essere gestiti attraverso una piattaforma che informi e monitori in tempo reale ogni informazione necessaria, così come ad esempio sarà cura dell’azienda attivare una assicurazione complementare per la tutela dei mezzi e dei dipendenti in itinere che si recano al lavoro in carpooling. In senso più generale, ciò che preme sottolineare è il fatto che il Mobility Manager aziendale può diventare una risorsa fondamentale a condizione che al suo ruolo sia dato pieno e concreto riconoscimento all’interno dell’organizzazione. E’ questo il presupposto indispensabile affinché il pacchetto di misure proposte per modificare i comportamenti di mobilità dei dipendenti si affermino con beneficio dell’ambiente, dell’azienda e delle persone e non siano troppo condizionate dalla metrica delle abitudini consolidate.